ECCO LA GUIDA DEFINITIVA PER DISSIPARE I MITI SU VEGANI E FRUTTARIANI
Ormai non c’è trasmissione televisiva, programma radiofonico, talk show o pagina social in cui non compaiano regolarmente rappresentanti di vegani, vegetariani o fruttariani pronti a impartire lezioni di morale.
Assistiamo quotidianamente alle solite disamine sull’importanza "etica" di eliminare i prodotti animali per salvare il pianeta dagli allevamenti intensivi, al totale impoverimento della complessità nutrizionale in favore dell'esaltazione acritica di cereali, amidi, legumi e frutta, fino ad arrivare al mantra secondo cui i grassi e le proteine animali sarebbero il male assoluto.
Per non parlare del solito terrorismo psicologico sulla carne rossa, ciclicamente bollata come elemento cancerogeno alla stregua dell'arsenico o del gas mostarda.
Quando qualcuno di queste categorie cercherà di convincervi con queste tesi preconfezionate, non perdete tempo a discuterci: è del tutto inutile dibattere con chi ignora la fisiologia, la biologia molecolare, la storia evolutiva e l’antropologia.
Stampate questo post, mettetelo nelle loro mani, oppure inviatelo via e-mail o sui social.
Questo è l'indice degli argomenti che affronterò nel dettaglio:
L'evoluzione del cervello umano e la Teoria dei Tessuti Costosi
Il grande errore dell'agricoltura (statura, carie, problemi ai denti e restringimento del palato)
L'inganno intestinale e il mix tossico tra carne e carboidrati raffinati
Il paradosso ecologico dell'agricoltura intensiva e l'ecocidio delle monocolture
Il mito della frutta originaria e dei presunti popoli fruttariani
L'appendice sugli enzimi (amilasi, alcol) e la vera natura della sopravvivenza onnivora, insieme all'origine reale degli allevamenti intensivi
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OLTRE IL MITO VEGANO:
BIOLOGIA EVOLUTIVA, EVOLUZIONE DEL CERVELLO E LA VERA STORIA DELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE
Se c'è un dibattito ideologico che oggi domina i media, la radio e le piazze, è quello spinto dal mondo vegano e fruttariano.
Si sente spesso urlare che la carne crea putrefazione e cadaverina, che l’essere umano non è fatto per mangiarla, che non abbiamo i canini o gli artigli, che il nostro cibo originario è sempre stato la frutta e che la presenza di enzimi nella nostra bocca dimostra che siamo nati per i carboidrati.
La realtà, supportata dalla paleoantropologia, dalla biologia evolutiva, dalla biochimica cellulare e dall'ecologia, è radicalmente diversa.
Questo articolo analizza in modo dettagliato, scientifico e senza sconti l'intera traiettoria della nostra specie: da come abbiamo sviluppato il cervello umano alla catastrofe biologica dell'agricoltura, fino allo smontaggio definitivo dei falsi miti biologici e della "dieta fruttariana".
1. L’evoluzione del cervello umano: l’energia che ha fatto saltare i confini della biologia
Il cervello umano è un organo straordinario e complesso, ma è anche il più "costoso" del nostro corpo: pur rappresentando appena il 2% del peso corporeo, consuma circa il 20-25% dell'energia a riposo (contro l'8-10% delle altre scimmie).
Il cervello dei nostri antenati (Australopitechi) si aggirava sui 400-450 cm³ ed è rimasto stabile per milioni di anni con una dieta a basso contenuto energetico (foglie e frutta selvatica).
La vera esplosione dimensionale (l'encefalizzazione) è iniziata circa 2 milioni di anni fa con la comparsa del genere Homo (in particolare con Homo erectus) ed è proseguita fino all'apparizione dell'Homo sapiens e dei Neanderthal (1300-1500 cm³).
Per far crescere il cervello, l'evoluzione ha dovuto risolvere un paradosso energetico: trovare più calorie senza aumentare le dimensioni dello stomaco.
La Teoria dei Tessuti Costosi (Expensive Tissue Hypothesis)
La transizione verso una dieta onnivora con un forte apporto di carne, grassi e midollo osseo è stata la chiave di volta:
Densa concentrazione energetica: La carne offre proteine nobili, acidi grassi essenziali (come il DHA e l'arachidonico, mattoni strutturali del sistema nervoso) e calorie in un volume ridotto.
La riduzione dell'intestino:
Poiché la carne è altamente digeribile rispetto alla cellulosa vegetale, l'intestino si è accorciato. L'energia risparmiata nel mantenere un apparato digerente mastodontico è stata dirottata verso il cervello, che ha potuto così espandersi.
Il comportamento opportunista:
All'inizio i nostri antenati erano sciacquoni opportunisti che usavano strumenti in pietra per rompere le ossa lunghe e nutrirsi del midollo.
Questo ha innescato una spinta evolutiva verso la cooperazione, la caccia di resistenza e lo sviluppo della corteccia prefrontale, l'area deputata alle funzioni esecutive, al controllo degli impulsi e alla pianificazione.
2. Il grande errore dell'agricoltura: statura, carie, denti storti e riduzione del cervello
Circa 10.000 anni fa, con la Rivoluzione Agricola, l'umanità è passata dal nomadismo e dalla caccia a un'esistenza stanziale basata sulla coltivazione intensiva di pochi cereali (grano, riso, mais). Dal punto di vista della demografia è stato un successo, ma biologicamente è stata una catastrofe per il singolo individuo:
Crollo della statura e malnutrizione:
I cacciatori-raccoglitori superavano i 175-180 cm di altezza, mentre gli agricoltori divennero più gracili, affetti da carenze croniche di ferro, zinco e proteine nobili.
La distruzione dei denti:
Prima dell'agricoltura le carie erano quasi inesistenti. Con l'arrivo dei cereali ricchi di amidi fermentabili e zuccheri, la bocca è diventata l'habitat perfetto per i batteri cariogeni.
Il palato che si restringe (Epigenetica e masticazione):
Popoli tradizionali (come i Masai o gli Inuit studiati dal Dr. Weston Price) avevano arcate dentarie larghe e perfette.
I cibi dei cacciatori richiedevano una masticazione vigorosa che stimolava la crescita ossea di mascella e mandibola.
I cibi molli, bolliti e raffinati dell'agricoltura non offrono questo stimolo: le ossa mascellari rimangono strette, i denti si accavallano e nasce il bisogno moderno dell'apparecchio ortodontico.
La riduzione del cervello:
Negli ultimi 10.000 anni, a causa della peggiorata nutrizione e della perdita di diversità alimentare, il volume medio del cervello umano si è ridotto di circa il 10%.
3. L'inganno intestinale: perché la carne non è il nemico (e il vero pericolo dei "mix")
Spesso si sente dire che la carne provoca putrefazione, cadaverina, putrescine e ammine biogene (istamina) a causa dell'assenza di ureasi o di canini da tigre. Si tratta di falsi miti biologici:
Il nostro apparato digerente:
Non siamo predatori da agguato basati sulla forza bruta, ma cacciatori di resistenza dotati di uno stomaco estremamente acido (con un pH simile a quello dei carnivori spazzini come iene ed avvoltoi), progettato proprio per digerire la carne e neutralizzare i batteri patogeni.
Il vero disastro metabolico (Il mix tossico):
La putrefazione intestinale e il "fuoco nell'intestino" (Leaky Gut Syndrome, colite, morbo di Crohn) non sono causati dalla carne in sé, ma dal contesto metabolico e dalle associazioni alimentari.
Quando la carne viene consumata insieme a grandi quantità di carboidrati raffinati (pane, pasta, riso, patate, zuccheri), si altera drasticamente il microbiota. I carboidrati alimentano i batteri fermentativi che risalgono nel tenue (SIBO, SIFO)
Le proteine non digerite a fondo fermentano in modo anomalo, creando le ammine tossiche che infiammano la mucosa intestinale e distruggono le giunzioni serrate (tight junctions).
Il riscontro clinico della Dieta Chetogenica/Carnivora:
Eliminando completamente cereali, legumi (ricchi di antinutrienti, lectine e fitati irritanti), fibre indigeribili e zuccheri, si toglie il carburante ai patogeni.
La carne di alta qualità viene digerita quasi interamente a livello gastrico e duodenale, permettendo all'intestino di riposare, spegnendo l'infiammazione e riparando la mucosa in pochi mesi.
4. Il paradosso ecologico: l'agricoltura distrugge il pianeta (molto più del pascolo)
I vegani spesso argomentano la loro scelta etica parlando di "sofferenza animale", ma ignorano l'impatto devastante dell'agricoltura intensiva sull'ambiente e sulla biodiversità:
La carneficina invisibile (Ecocide):
Per produrre cereali, soia e monocolture vegetali, la terra viene arata in profondità con trattori e mietitrebbie.
Questo processo uccide miliardi di esseri senzienti ogni anno: insetti (compresi i vitali impollinatori come le api), lombrichi, rettili, uccelli che nidificano a terra e piccoli mammiferi vengono triturati o avvelenati da pesticidi e glifosato.
Il furto di territorio e biodiversità:
Le foreste e le praterie vengono rase al suolo per fare spazio ai campi agricoli.
Al contrario, i ruminanti (bovini, pecore) allevati al pascolo rigenerativo fanno ciò che la natura ha sempre fatto: fertilizzano il suolo con il letame, stimolano la crescita dell'erba, trattengono l'anidride carbonica nel terreno (sequestro del carbonio) e mantengono in vita ecosistemi complessi.
Il falso mito del mais o soia agli animali:
La stragrande maggioranza del cibo dato ai bovini è costituita da scarti dell'industria alimentare umana (bucce, stocchi, trebbie, fieno) che l'apparato digerente umano non potrebbe mai digerire.
I ruminanti trasformano risorse altrimenti inutilizzabili in cibo ad altissima densità nutrizionale.
La vera causa degli allevamenti intensivi:
L'accusa mossa agli allevamenti intensivi è sacrosanta nelle condizioni, ma ne ignora la causa primaria: è stata l'agricoltura intensiva a rubare gli spazi naturali, recintando i pascoli e convertendoli in monocolture.
Hanno tolto alle mucche lo spazio per pascolare liberamente, costringendole in stalle industriali.
La soluzione non è abolire la carne, ma eliminare le monocolture e restituire la terra ai ruminanti al pascolo rigenerativo.
5. Il mito della frutta originaria e dei popoli fruttariani
Uno degli argomenti più romantici del mondo vegano/fruttariano è che l'essere umano si sia evoluto mangiando frutta dolce, citando le popolazioni tropicali delle Hawaii o del Sud-Est asiatico.
Si tratta di un falso storico e botanico per due ragioni fondamentali:
La frutta di oggi non è la frutta del passato:
La frutta dei supermercati (banane giganti, ananas dolcissime, pesche succose, uva senza semi) è un'invenzione artificiale, frutto di millenni di ingegneria agraria e selezioni genetiche umane.
La frutta selvatica ancestrale era piccola, dura, legnosa, ricchissima di semi durissimi, poverissima di zuccheri e strapiena di acidi e tannini.
Riempire oggi l'organismo di 50-100 grammi di fruttosio concentrato significa mandare in tilt il fegato (generando steatosi e resistenza insulinica).
Nella preistoria la frutta dolce era disponibile solo per poche settimane all'anno, servendo biologicamente a ingrassare per superare le carestie, non a viverci stabilmente.
Nessun popolo è mai stato puramente fruttariano:
Nelle zone tropicali o sulle isole (come le Hawaii o l'Amazzonia), le popolazioni indigene non sono mai sopravvissute di sola frutta.
Alle Hawaii i nativi pescavano massicciamente nell'oceano (consumando enormi quantità di proteine e grassi omega-3) e allevavano maiali e pollame.
Anche i nostri parenti più vicini, gli scimpanzé, pur vivendo nelle foreste pluviali, cacciano attivamente scimmie più piccole, mangiano carne, termiti e uova.
6. Il falso mito degli enzimi (Amilasi e Alcol) e la trappola della sopravvivenza
Quando si discute con il mondo vegano, vengono spesso tirati in ballo argomenti "biologici" apparentemente inattaccabili, come la presenza di enzimi specifici nella nostra saliva o il metabolismo dell'alcol.
La trappola dell'enzima dell'alcol:
Il corpo umano produce l'enzima alcol deidrogenasi per metabolizzare l'alcol.
Ma questo significa che siamo nati per ubriacarci o che l'alcol è il nostro carburante ideale?
Ovviamente no.
Quel sistema enzimatico è uno strumento di sopravvivenza eccezionale: i nostri antenati raccoglievano frutta matura o caduta a terra che aveva iniziato a fermentare.
Saper metabolizzare quell'alcol permetteva di non morire di intossicazione e di ricavare calorie preziose in emergenza, ma non fa dell'alcol un alimento "progettato" per noi.
L'amilasi e la flessibilità metabolica (L'esempio degli animali spazzini):
L'uomo ha l'amilasi nella saliva perché è un onnivoro opportunista straordinario.
Come gli orsi (che d'estate mangiano bacche e salmoni, ma se trovano una discarica si nutrono di rifiuti umani) o i cinghiali (che razzolano nei boschi ma si adattano a mangiare di tutto per sopravvivere), anche l'essere umano ha sviluppato la capacità genetica di digerire amidi e carboidrati perché questo ci ha permesso di non estinguerci durante le ere glaciali o le carestie millenarie quando la carne scarseggiava.
Avere la capacità di sopravvivere mangiando cereali e zuccheri di ripiego non significa che quello sia il nostro cibo biologico ottimale, esattamente come un rifugiato che mangia scarti per sopravvivere non sta seguendo la sua dieta ideale.
In conclusione
La salute dell'essere umano e la salute del pianeta seguono leggi biologiche ed ecologiche precise.
L'uomo si è evoluto come un primato onnivoro opportunista, la cui espansione cerebrale e la cui forza fisica sono state rese possibili dai cibi densi di nutrienti e grassi animali.
L'agricoltura intensiva dei cereali e la narrazione ideologica moderna , fondata su falsi miti biologici, enzimi estrapolati dal contesto, demonizzazione della carne naturale e idealizzazione di una frutta che in natura non è mai esistita, rappresentano il vero disastro per il nostro metabolismo, per la nostra integrità intestinale e per la biodiversità del pianeta.
✍🏻 @GiovyDean
Scrivono, con i toni sarcastici da finti intellettuali: “l’Italia è in ginocchio e questi parlano delle vetrine di Gucci rotte, oddio, un problemone!”.
No, ragazza dai capelli viola che vota Potere al Popolo. Il problema è che l’intero occidente è depredato da immigrati che succhiano la linfa vitale dal welfare contribuendo a quel caro vita che sarebbe in parte abbattuto se tu, con il tuo smartphone da 1200 euro, non pubblicassi video su TikTok contro il fascismo e ti dedicassi invece a manifestare contro quel parastato che permette alle donne musulmane di Firenze, per fare uno tra mille esempi, di cazzeggiare tutto il giorno dilettandosi con i corsi gratuiti per andare in bicicletta mentre Marcello si desta alle 5 ogni mattina per alzare la sua saracinesca del cazzo e portare a casa un guadagno giornaliero di 40 euro di merda.
Il problema è che questi immigrati e figli di immigrati chiamati astutamente “italiani di seconda generazione” per naturalizzare l’idea che siano una inamovibile realtà da accettare, non hanno il minimo senso civico e non conoscono le più basilari norme della vita all’interno di una comunità produttiva, violentano e aggredisco, protetti e coccolati e impuniti perché quella fetta del Paese che chiamiamo “sinistra” non è in grado di discernere la disperazione di un camionista o di un agricoltore dai desideri delle nuove generazioni cresciute con la pretesa che esistano solo diritti, diritti, diritti e che essi debbano essere forniti sotto forma di assistenzialismo appollaiato sulle spalle dei poveri stronzi che producono e vengono tartassati dall’iniquità di un Sistema parastatale figlio di un Globalismo imploso nelle sue prevedibili contraddizioni.
Non sono la vetrina di Gucci o le scarpe rubate ad essere al centro del tema: ma il Nichilismo di inutili delinquenti a cui non importa nulla degli affitti a 900 euro al mese o del gasolio a 3 euro perché non hanno alcun orizzonte esistenziale o progetto o ambizione se non quello di vivere secondo le regole dei predatori, mentre tu passerai le giornate a far credere in primis a te stessa di scrivere una pagina di Storia, al pari delle grandi rivoluzioni passate del proletariato, quando invece sei solo una di passaggio all’interno di un evento fortuito dentro cui si vendono narrazioni per validare il ruolo sociale che non hai.
You've probably seen the video. A young Frenchwoman in Paris, in tears, begging looters to stop. "Why are you doing this? That's not what we stand for."
Some accounts are mocking her. "She voted for it."
I won't. Because what you see on her face is not stupidity. It's a disease that has infected the entire West, and it has a name: suicidal empathy.
The term comes from Gad Saad, an evolutionary behavioral scientist at Concordia University in Montreal. A man who fled the Lebanese civil war as a child, and who knows what it looks like when a society falls apart. His new book, Suicidal Empathy: Dying to Be Kind, is the follow-up to The Parasitic Mind. Here is the thesis, and why it concerns every one of us.
Empathy is one of the best things about us. It evolved for a reason: to care for our children, our kin, our tribe. It was calibrated for a world where the people you felt for were the people around you, and where empathy always came paired with its counterweight: the instinct to protect your own and to recognize a threat.
Suicidal empathy is what happens when that mechanism misfires. When it fires at the wrong targets, in the wrong amounts, with no brake. When we feel more for the criminal than for his victim. More for the stranger who breaks the rules than for the citizen who follows them. More for how compassionate we look than for what our compassion actually produces.
Where does it come from? Four layers.
First, biology. Empathy is a spotlight, as the psychologist Paul Bloom put it. It lights up the one face in front of you and leaves everything else in the dark. The crying migrant on the boat is visible. The thousands of future victims of a broken system are statistics. A spotlight is a terrible tool for running a country.
Second, our own civilization. The West is the civilization that put the victim at the center of its morality. Christianity taught us to care for the stranger, the poor, the weak. It was one of the greatest moral revolutions in history. But cut off from its other half, justice, responsibility, the duty to protect your own, it turns into something else.
Third, ideology. In The Parasitic Mind, Saad described idea pathogens, ideas that hijack our reasoning. Suicidal empathy is the emotional counterpart: an ideology that hijacks our compassion. It sorts the world into oppressors and victims, then demands unlimited empathy for whoever ranks as the victim, whatever they do.
Fourth, status. In the age of social media, empathy has become a display. Posting "refugees welcome" costs nothing and earns applause. The bill goes to someone else: the working class, the suburbs, the women walking home at night.
The results are everywhere. Criminals treated as victims of society. Sexual assaults by migrants met with lenient sentences. Self-defense branded as aggression. Borders treated as cruelty. Saad's conclusion is simple: a society dies when it would rather display infinite tolerance than use its survival instinct.
Now the part I'll add myself, and that few people dare to say.
On average, women score higher than men on measures of empathy. It's one of the most consistent findings in psychology, across cultures, and it makes perfect evolutionary sense: for most of human history, the survival of children depended on it. It's a strength.
But it means an ideology that weaponizes empathy will hit women harder. And the data shows it: in country after country, young women have moved sharply to the left of young men, especially on immigration.
This is where men have a responsibility.
Not to mock. Not to lecture. Not to say "she deserved it." Empathy has always needed a counterweight, and that counterweight was the protective instinct: the one that draws lines, says no, and stands between the threat and the people it loves.
Men abandoned that role. They were told it was toxic, and many believed it. So they stayed silent at the dinner table, at work, with their partners, sisters, daughters and friends.
That has to end. Men have to have this conversation, honestly and with respect: compassion that cannot say no is not compassion. It's surrender. And the first to pay for it are women.
Many women already understand this better than anyone. Some of the bravest voices in this fight are women, precisely because they are the first to feel the danger in the street.
A civilization rests on a balance: compassion and strength, openness and borders, mercy and justice. When one side swallows the other, the foundations crack. What we are watching in Europe is what happens when empathy has no counterweight left.
Look at that young woman again. She isn't the enemy. She's what this ideology made of a generation that was told kindness would be enough.
Our job is to make sure she's the last generation that has to learn it this way.
Da una parte la Roadster di Musk che decolla e sfida la gravità. Dall’altra la riedizione della vecchia 2 cavalli, in versione elettrica, con Macron a bordo, al salone dell’auto di Parigi. Cosa ci raccontano queste due immagini? Una guarda al futuro, l’altra al passato. Il punto non è se ci servirà nell’immediato una macchina come quella presentata da Tesla ma è il fatto che per arrivarci vuol dire che si è investito nella ricerca per delineare orizzonti apparentemente fantascientifici. In Europa, invece, si prende una macchina che è stata di culto e gli si mette sotto un motore elettrico. Un’operazione nostalgia, di nicchia, logica conseguenza del fatto che non siamo in grado più di guardare al domani e si è terribilmente indietro nell’innovazione. Colpisce, in particolare, che questo gap si registri in un settore come quello dell’industria automobilistica dove, diciamo di fatto fino al diesel gate, siamo stati un punto di riferimento. Un tempo erano le macchine americane a scontare uno scarto tecnologico rispetto alle nostre. Oggi ci troviamo a inseguire come se le distanze non fossero solo geografiche ma anche di epoche. D’altronde negli Usa hanno già cominciato da un pezzo con i taxi a guida autonoma senza che questo rappresenti una stranezza. Senza dimenticare le auto cinesi che hanno anche un prezzo più vantaggioso (per questo tocca mettere i dazi).
A Dritto e rovescio la mia accusa, senza mezzi termini, al Pd e a tutta la sinistra per la disastrosa gestione dell’immigrazione e dell’integrazione mancata che oggi paghiamo.
Link: https://t.co/oU6wZ0ziN3
Quando avvenne il massacro del 7 ottobre, ricordo di essere rimasto scioccato, ma di aver pensato: «Ci siamo. La causa palestinese è finita».
Per un paio d’ore ho creduto che il mondo si sarebbe finalmente reso conto della minaccia rappresentata dall’Islam e avrebbe compreso quanto fosse barbaro e malvagio.
Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe accaduto il contrario. La causa palestinese sarebbe diventata la questione prioritaria per la sinistra globale e il fattore che avrebbe unito due miliardi di musulmani, neonazisti e di sinistra.
Ma come è potuto accadere?
Ebbene, Hamas, con l’aiuto dei suoi principali finanziatori, il Qatar e il regime iraniano, si è coordinato con i propri agenti in Occidente per plasmare la narrazione mentre gli attacchi erano ancora in corso. Avevano già preparato i loro messaggi, ed è stata un’operazione molto ben organizzata.
Mentre il massacro era in corso, centinaia di «manifestazioni» erano già in programma per il giorno successivo in tutto il mondo. Manifestazioni che assomigliano più a una celebrazione del terrorismo e della jihad, e che sarebbero diventate un appuntamento settimanale in tutto l’Occidente.
Gridavano «genocidio» fin dal primo giorno, prima ancora che Israele reagisse. Hanno inventato ogni sorta di menzogna, dalla carestia ai cani che violentano i prigionieri. Hanno intensificato la loro strategia di “Pallywood”, e i video inscenati sono diventati più sofisticati.
Allo stesso tempo, è stata lanciata un’enorme campagna per riportare in auge il nazismo e l’odio verso gli ebrei, specialmente sui social media. E i miliardi di dollari che i paesi musulmani hanno investito nelle università occidentali hanno finalmente dato i loro frutti.
Ci sono riusciti. Sì, Gaza è distrutta. Ma sapevano che sarebbe successo, e volevano che accadesse. La distruzione di Gaza era essenziale affinché il loro vero piano funzionasse: accelerare la conquista islamica dell’Occidente.
Non sono io a dire tutte queste cose. Sono loro. Persino i Fratelli Musulmani si vantano apertamente che New York non avrebbe mai avuto un sindaco musulmano se il 7 ottobre non fosse mai accaduto, e che questo è solo l’inizio.
Ecco cosa dicono i Carabinieri ‼️
Ecco quello che tutti sanno ‼️
La magistratura è collusa con élite globalista ‼️
I progressisti sono i veri traditori dell’Italia. Cosa ne pensate?
Un cittadino marocchino di 39 anni (identificato come Fatalard), con una lunga serie di condanne alle spalle accumulate negli ultimi 10 anni (tra cui immigrazione clandestina, spaccio di stupefacenti e una condanna per violenza sessuale di gruppo), era stato trasferito nel CPR di Gjader in Albania. La Corte di Appello di Roma ha deciso di non convalidare il suo trattenimento in seguito alla sua richiesta di protezione internazionale. La decisione si inserisce all'interno dei provvedimenti emessi dalla sezione specializzata della Corte d'appello di Roma. Tra i magistrati applicati in questa specifica sezione figurano i giudici Antonella Marrone, Maria Rosaria Ciuffi, Cecilia Cavaceppi e Giuseppe Pavich, i quali si sono occupati a più riprese dei ricorsi legati ai trattenimenti nei CPR albanesi. Il caso ha suscitato forti polemiche politiche, sollevate anche dalla Presidenza del Consiglio.
⚠️ “Gli immigrati pagano la pensione agli italiani”?
È esattamente il contrario.
Nel 2024, il 64% delle pensioni erogate agli extracomunitari era di tipo assistenziale, quindi senza requisiti contributivi.
Prima non dovrebbe essere garantita una pensione equa agli italiani che hanno versato i contributi per una vita?
John Clauser, Premio Nobel per la Fisica 2022: «Posso affermare con grande certezza che non esiste alcuna emergenza climatica.
Per quanto ciò possa turbare molte persone, il mio messaggio è chiaro: il pianeta non è in pericolo.
L’anidride carbonica e il metano in atmosfera esercitano un effetto del tutto trascurabile sul clima.
Le politiche finora adottate dai governi risultano quindi inutili e andrebbero semplicemente abbandonate. Finora abbiamo identificato in modo completamente errato il processo dominante che governa il clima: tutti i modelli climatici si basano su una fisica incompleta e scorretta.
Il meccanismo principale è quello che definisco “termostato di riflessività nuvole-luce solare”. Le nubi, essendo bianche e altamente riflettenti, rimandano nello spazio circa il 90 % della luce solare incidente: rappresentano così l’elemento più cruciale, e al tempo stesso più trascurato, del sistema climatico.
Due terzi della superficie terrestre sono occupati dagli oceani; il solo Oceano Pacifico copre circa metà del pianeta.
La copertura nuvolosa media globale è del 67 % (circa il 50% sulle terre emerse e il 75% sugli oceani). Sostengo che proprio queste proprietà evidenti e determinanti delle nubi costituiscano il pezzo mancante del puzzle climatico.
Una volta compreso il ruolo di questo meccanismo termostatico naturale, appare chiaro perché non vi sia alcun rischio di collasso climatico.”
Bisogna smettere di vivere nell’ansia permanente di un’apocalisse climatica che non esiste. La Terra non è un paziente in terapia intensiva: è un sistema robusto, governato da meccanismi naturali potentissimi come l'attività solare, gli oceani, le nubi, i ghiacci, ecc, che da milioni di anni stabilizzano il clima senza bisogno di panico, di politiche punitive o di sacrifici inutili. L’unica vera emergenza è quella di tornare a ragionare con la scienza vera, non con la paura.