"En Gaza han dejado comida enlatada envenenada, han hecho trampas explosivas con juguetes, han usado drones para emitir sonidos de bebés llorando para atraer a la gente y matarla... En todo el planeta no hay una sociedad tan psicópata como la de Israel".
La doctora británica Rehiana Ali, neuróloga, ofrece un análisis brillante sobre el genocidio en Gaza y la deriva patológica y enfermiza de la sociedad colonial sionista.
L'ambasciata italiana a Gerusalemme telefona a Gaza e pretende che si risponda in italiano. Niente inglese. Dall'altro capo ci sono ragazzi che hanno vinto una borsa in un ateneo italiano e da mesi vivono sotto le bombe, a volte senza elettricità. Devono passare un esame di lingua al telefono. Lo ha ricostruito Domani.
Sessanta studenti palestinesi restano bloccati nella Striscia per un requisito comparso senza preavviso: una certificazione di italiano. Da ottobre l'Italia aveva organizzato sette evacuazioni e portato in salvo circa 230 borsisti, e a nessuno era stato chiesto un test di lingua. Le circolari Maeci-Mur fissano il livello B2 per i corsi in italiano, però la verifica spetta agli atenei all'arrivo, e le università avevano già offerto corsi intensivi in Italia. Il decreto non è cambiato di una virgola. Dal primo giugno le partenze si sono fermate lo stesso.
Interpellata, la Farnesina risponde che "non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi". Nello stesso giorno un professore scrive a uno studente rimasto a Gaza che il ministero impone di applicare "rigorosamente le nuove procedure" e che le norme sulla lingua sono diventate "notevolmente più rigide". La smentita e la prassi documentata si contraddicono.
C'è un precedente che pesa. Agli studenti ucraini, profughi accolti negli stessi anni, l'italiano non venne mai preteso. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd) ha depositato un'interrogazione a Tajani per chiedere "un'eccezione esplicita al requisito linguistico per gli studenti provenienti da Gaza, analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini". Marco Grimaldi (Avs) ha portato il caso ai ministri Tajani e Bernini.
Mentre la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio contro Israele, a un ragazzo sotto le bombe arriva l'email di un docente italiano: il suo nome non entrerà nella prossima evacuazione. Lo decide un certificato di lingua.
#LaSveglia per La Notizia
"Francesca Albanese, la relatora de la ONU, nos acusa de ser un lobby judío que controla EEUU... por ello, hemos conseguido que no pueda entrar en EEUU, le hemos quitado todas las tarjetas de crédito y logramos que su marido fuese degradado de su puesto de trabajo"
Hillel Neuer, abogado sionista, dice estar horrorizado ante la acusación de que son un lobby que controla EEUU... para 5 minutos más tarde, admitir orgulloso que son un lobby que controla EEUU que ha conseguido arruinarle la vida a toda una Relatora de la ONU, Francesca Albanese.
Es increíble como estos sionistas se hacen la víctima a la misma vez que te cuentan entre aplausos cómo les destruyen la vida de todo aquel que esté en contra de ellos.
Quello che sta succedendo in Sardegna e in Puglia non deve passare inosservato. Grazie a chi documenta nel silenzio mediatico generale e viva la resistenza contro la colonizzazione israeliana sempre
Il momento in cui l’esercito criminale Israeliano ha massacrato una squadra di soccorritori/ paramedici con un doppio attacco.
Prima hanno ucciso un padre e sua figlia, poi hanno bombardato una squadra medica giunta sul posto con l’ambulanza nel sud del Libano.
Mentre i leader Europei discutono se sospendere l’accordo di associazione con Israele, l’IDF continua a massacrare civili ovunque a Gaza, in Cisgiordania occupata e in Libano.
FAST IT: inserisci la password, non la prende. La resetti, entri. Esci, rientri, non la prende di nuovo. Complimenti al @ItalyMFA : siete riusciti a reinventare il login come esperienza di tortura amministrativa per italiani all’estero.
Quando la realtà smentisce la propaganda.
C’era ancora il sangue sull’asfalto di Modena quando qualcuno già parlava a sproposito di “seconde generazioni”.
Peccato che dietro quel nome nordafricano ci fosse in realtà un uomo nato a Seriate, in provincia di Bergamo. Lombardia. Italia. Un laureato in economia, cittadino italiano, in cura psichiatrica.
È stato fermato, pur avendo un coltello, da otto persone coraggiose, tra cui anche ragazzi pakistani.
Proprio come nel caso di Rogoredo, ci ritroviamo con un Ministro, un rappresentante delle istituzioni, che non riesce a contare fino a dieci prima di parlare e forse arriva appena a uno.
Come il numero dei suoi neuroni.
Nemmeno il Paese più sfortunato meriterebbe di essere guidato da qualcuno come Matteo Salvini.