@SavinoBalzano Inizio con il dire che sono un'insegnante e la informo che l'assenza di crocifissi e presepi nelle scuole ( che sarebbe in linea con la nostra Costituzione) ve la siete inventata da usare come randello nei talk. Sono inorridita, inoltre, del tenore dei commenti a questo post.
Il deputato del Pd Provenzano osa interrompere Malan di Fratelli d’Italia e Vespa esplode come il vulcano Krakatoa. Fa tenerezza vedere quest’uomo abituato a sdilinquirsi in moine pure davanti a delinquenti tipo Chico Forti ridursi a urlare con la bava alla bocca perché un ospite casualmente del Pd gli fa una battuta. Forse se l’è presa perché non gli è parsa una battuta (“Forse dovrebbe sedersi da quella parte”). E in effetti, almeno su questo, aveva ragione. #portaaporta #brunovespa
I teppisti e i violenti che ieri a Torino hanno vanificato la protesta pacifica di migliaia di persone sono i migliori alleati di un governo che vuole reprimere il dissenso, il diritto a manifestare, chiudere gli spazi sociali e militarizzare le città. Gli avete fatto un favore.
Peccato prima il martedì aspettavo per godermi le interviste di Belve. Adesso banalità e trash la fanno da padrone e gli interventi di Maria De Filippi sono di una insulsaggine imbarazzante. #FrancescaFagnani ma perché? #Belve
@GiorgiaMeloni Cioè che continuerete a proteggere i ricchi mentre i poveri, e adesso anche chi fa parte della classe media, ha rinunciato anche a curarsi .
@Frances22449915@GuidoAnzuoni Che vergogna, anche solo pensare a faccine che ridono per commentare un argomento che ha a che fare con decine di migliaia di morti . Moltissimi bambini.
@tanadineve lamenti. Perché chi attraversa quel percorso che non sto qui a descrivere, talvolta ha voglia e diritto di lamentarsi, di arrendersi senza continuamente sentirsi ripetere che la guarigione dipende da lui o lei. Cazzo anche questa responsabilità!!!
@tanadineve Non è la stessa cosa. Sono stata malata di cancro e ti assicuro che ho detesto questa narrativa anche perché l'argomento del combattimento e della grinta spesso è stato l'argomento di chi semplicemente non voleva ascoltare, per i più svariati motivi, la mia sofferenza, i miei 1
In #Germania il popolo scende in piazza per dire no all'ascesa del partito nazifascista.
Immagini che nessun Tg vi farà vedere per paura che li prendiate a modello.
#AntifascistaSempre!!
«Hitler era socialista, era comunista, e l’errore più grande è stato etichettarlo come un uomo di destra». A pronunciare sorniona la bestialità è la co-presidente del partito neonazista tedesco Alternative für Deutschland (AfD) Alice Weidel. Dall’altra parte del filo, stralunato e divertito, c’è il miliardario con sogni da plutocrate Elon Musk. I due sono in diretta sul social X, giocattolo del capriccioso imprenditore sudafricano, seguiti da duecentomila persone.
Ieri sera è andata plasticamente in scena la tecnocrazia che si è ingoiata gli Usa e che stende la sua ombra anche sull’Europa. I due si gingillano tra “agenda woke” e il “gender” che starebbe rovinando il sistema educativo tedesco. Ridono molto, i due. C’è da capirli: meritarsi una trasmissione in prima serata nonostante i contenuti del loro dialogo sia una cosa da ubriaconi appoggiati al bancone del bar è una dimostrazione di potenza eccitante.
Weidel racconta della Germania che sarebbe «un buffo Paese» perché non rispedisce indietro gli immigrati irregolari «che buttano via i documenti appena oltrepassano il confine». Musk scomposto scoppia a ridere come se avesse trovato la pentola d’oro: «Come negli Usa! Alla frontiera col Messico ci sono pile di passaporti buttati», urla sguaiato. Bugie su bugie, la rappresentazione di un mondo che esiste solo nella propaganda.
«Voglio dare qui un consiglio forte: votate AfD, è solo senso comune, non hanno tesi radicali», dice Musk. C’è da capirlo: in una favola in cui Hitler è comunista Weidel potrebbe essere considerata perfino una statista. L’importante è rovesciare il vero, poi ci pensa Musk a rimettere insieme i pezzi.
Buon venerdì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
https://t.co/I9ngXqaw5B
Se volete sapere cos’è il fascismo, leggete quello che è successo - GRAVISSIMO - ad Atreju nei confronti del giornalista Saverio Tommasi di “Fanpage”.
Prima lo hanno spintonato e offeso in ogni modo.
Poi addirittura il Presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa ha chiesto esplicitamente alla sua scorta di cacciarlo, proprio nel momento in cui passeggiava allegramente assieme a un tizio coi tatuaggi di Mussolini al braccio, definendolo “Uno dei nostri”.
La seconda carica dello Stato che chiede pubblicamente di cacciare un giornalista la cui unica “colpa” è quella di fare domande, ovvero il proprio mestiere.
Io non so come lo chiamate voi tutto questo, ma per me ha un solo nome: fascismo.
E, se non ci alziamo in piedi, diventerà pure la normalità. Lo è già diventato.
Solidarietà e vicinanza assoluta al giornalista (e amico) Saverio Tommasi.
Sappiano che non arretreremo di un millimetro.
Tosa
Io sono cittadino
Mi chiamo Soumaila Diawara. Sono nato il 4 febbraio 1988 a Bamako e da dieci anni vivo in Italia. Sono rifugiato politico e scrittore; tra le pagine dei miei libri racconto sogni, speranze, lotte. Ma ciò che scrivo è molto più di parole: è la testimonianza di un uomo che ha scelto di appartenere a questa terra, che l’ha abbracciata come casa.
È vero, non ho la cittadinanza. Non esiste un documento che attesti il mio legame con questa società. Ma io lo so: io sono cittadino. Faccio parte di questa Italia ogni volta che alzo la serranda al mattino, ogni volta che pago le tasse, ogni volta che mi siedo a tavola e condivido i valori che animano questo Paese. Sono una di quelle persone che lavorano, faticano, contribuiscono a far andare avanti questa nazione.
Essere cittadino non è solo un timbro su un pezzo di carta. È una scelta, un atto d’amore e appartenenza. È sentirsi parte di qualcosa di più grande, anche quando ti fanno sentire diverso, anche quando le difficoltà sembrano insormontabili.
Io ho scelto l’Italia. E lo affermo con forza: io mi sento cittadino. Non sono qualcuno da integrare, perché sono già qui. Sono radicato in questa terra, sono uno di voi.
Ogni passo del mio cammino è stato fatto di sacrifici, sfide e, sì, talvolta anche amarezza. Ma ho imparato a costruire una strada dove sembrava non essercene una, a guardare avanti con determinazione. Continuo a scrivere, a sognare, a credere. Perché, anche se molte porte restano chiuse, io ho già trovato il mio posto: è qui, in mezzo a voi.
L’Italia è anche mia, perché la vivo, la rispetto, la amo. E forse, un giorno, un documento dirà ciò che io so da sempre: questa è la mia casa. Fino ad allora, lo grido al mondo: io sono cittadino, e nessuno potrà mai negarlo al mio cuore.