A ogni intervista al padre di Filippo Turetta emergono lampanti i segnali che la famiglia non è riuscita a cogliere in tempo.
La gelosia ossessiva considerata una cosa normale, il controllo del cellulare considerato normale, il ricatto emotivo dell'invocare il suicidio per essere stato lasciato e molti altri.
I segnali c'erano stati eccome, quello che è mancato è averli saputi comprendere e agire di conseguenza.
Ecco, io credo che se c'è una cosa che possiamo imparare dal femminicidio di Giulia è proprio che dovremmo allenarci a coglierli questi segnali, a parlarne con qualcuno se ne siamo vittime o se vediamo che qualcuno intorno a noi mette in atto comportamenti problematici.
Se per la persona maltrattata è difficile rendersene conto perché vittima di manipolazione emotiva, diverso è per chi è al di fuori da quel meccanismo di manipolazione.
L'apparenza da bravo ragazzo non è un deterrente, il male non ha una faccia prestabilita. Ma i segnali ci sono, sempre.
Questo succede a #Pavia.
Questo succede quando 2 ragazzi gay decidono di camminare a testa alta e alla luce del sole.
Insultati, inseguiti, minacciati.
Solo perché gay.
Poi ti vengono a dire che i #Pride non servono a nulla, che del #ddlzan non c’era bisogno.
Italia, giugno 2023.