@PaolaDiCaro Io sono diventata grande quando ho dovuto accettare quel “tu chi sei?” con cui mia mamma mi accoglieva… “ti chiami come mia madre…”. C’ho messo un po’, è stata molto dura.Troppo per me. Ma ora che non c’è più darei qualunque cosa per sentirglielo dire un’altra volta. Una sola.
Sempre dalla parte dei giornalisti delle agenzie, l’informazione primaria da cui nasce tutto il resto. Domani scioperano i colleghi di @askanews_ita ed è un segnale di allarme grave. Per il loro lavoro, per l’agenzia, per la libertà di informazione in Italia. Massima attenzione
“Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma.
Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli. C’è un mutamento antropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima.
Quando li osservo muoversi circondati da guardie del corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.
Franco Battiato
Il discorso di Chiara Valerio al funerale di #MichelaMurgia è stato devastante, un turbinio di emozioni contrastanti: lacrime e risate. Quanto le sarebbe piaciuto.
“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.
All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.
Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.
A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”
- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il #12agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.
Il sistema per rinnovare la #cie a Roma è da quarto, forse pure quinto mondo… Ma come è possibile stare un’ora a cliccare su un sito che va a singhiozzo, senza riuscire a prendere un appuntamento da un anno a questa parte? @Viminale@comuneroma
Intanto mentre la campagna elettorale è già noia, #mattarella va a Ravenna e parla di “buio del fascismo”, “democrazia come conquista di popolo” e da “rigenerare”, “libertà dei corpi sociali”, “responsabilità di tutti nella difesa delle libertà”.
Attenersi ai titoli, magari.