Il gigantismo del Mondiale di calcio americano targato Trump- Infantino, con il suo finto multipolarismo, costruito per celebrare le smanie di grandezza della Casa Bianca, sembra il frutto del delirio di un pubblicitario a caccia di nuovo pubblico.
E ci fa dire senza mezzi termini: a questo Mondiale è meglio non esserci.
Intanto perché non si capisce perché la Uefa continui a bandire i calciatori russi dalle competizioni internazionali ma spedisce i suoi giocatori negli Stati Uniti. Tutti d’accordo nel condannare l’invasione russa dell’Ucraina ma gli attacchi Usa contro l’Iran (cominciato con un negoziato in corso) invece tutto bene? FIFA non pervenuta.
E a giudicare dai numerosi episodi xenofobi contro giocatori, arbitri, giornalisti di Paesi come Somalia, Uzbekistan, Iraq, sembra che questo Mondiale sia stato organizzato dall’ICE, la polizia anti-migranti che a gennaio ha ammazzato a sangue freddo due cittadini USA.
Qualche piccola ma bella consolazione in questi Mondiali l’abbiamo trovata!
Come i tifosi della Bosnia-Herzegovina che sulla strada dello stadio scandiscono in mondovisione “Palestina! Palestina!”.
O le famiglie dei desaparecidos (135 mila!) del Messico, che hanno trasformato in un commovente memoriale lo stadio dando una lezione per il mondo.
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#wordwordcupusa2026 #uefa #fifa #usa
Un documento realizzato dall’istituto di ricerca statunitense Yale School of Public Health ha documentato che l’esercito etiope ha fornito armi ed equipaggiamenti alle milizie ribelli sudanesi delle Forze di Supporto Rapido (RSF) accusate di genocidio in Sudan dall’ONU.
Il materiale satellitare mostra veicoli modificati e riverniciati per essere poi spediti oltre confine, nella regione sudanese nel Blue Nile, dove le RSF ne prendono possesso.
I pick-up armati con mitragliatrici tattiche sono diventati un’arma d’assalto per le RSF nella battaglia per il controllo del Blue Nile e i rifornimenti arriverebbero dalla base etiope di Asosa, a pochi chilometri dal confine fra le due nazioni.
Questa base aerea rappresenta un fronte strategico cruciale nella guerra tra l’esercito sudanese (SAF) e le RSF, alleate nella zona con la fazione dell’SPLM-N di Abdelaziz al-Hilu, un signore della guerra locale che si è schierato con i ribelli.
Da oltre 3 anni il Sudan è dilaniato da una feroce guerra civile che ha provocato circa 200.000 morti e almeno 13 milioni di sfollati.
I cosiddetti governativi controllano circa il 70% del territorio nazionale ma restano sacche di resistenza nel Blue Nile e nel Kordofan, mentre il Darfur è totalmente nelle mani dei miliziani RSF guidati da Hemeti.
Oggi la situazione appare catastrofica quasi ovunque ed i 13 milioni di sfollati, fra interni ed esterni, vivono in condizioni drammatiche.
Le nazioni confinanti come Ciad, Sud Sudan, Eritrea ed Etiopia non sono in grado di reggere l’urto di centinaia di migliaia che hanno bisogno di tutto.
Le Forze di Supporto Rapido sono finanziate anche dagli Emirati Arabi Uniti che attraverso un piccolo aeroporto del Ciad riforniscono di armi e soldi i miliziani di Hemeti.
In diverse analisi open source, anche InsideOver ha confermato come i traffici di munizioni e armi che arrivano in Sudan per rifornire le RSF sono a firma emiratina.
#rsf #sudan
Qual è la differenza tra il terrorismo israeliano e quello palestinese?
Un camioncino Toyota pieno di terroristi vestiti di nero, con un passamontagna sul volto.
No, non sono militanti di Hamas.
E no, non sono immagini del 7 ottobre, nonostante la somiglianza.
Provengono dalla Cisgiordania occupata e quelli a bordo del pickup sono terroristi israeliani. Hanno assalito e ferito otto palestinesi nella città di Huwara.
Dai filmati divulgati si vede anche un soldato in uniforme che, insieme ai coloni, picchia due uomini con delle mazze. Coloni e soldati insieme, perché molto spesso i due ruoli coincidono.
Lo dice persino un’indagine ONU: “Le forze israeliane proteggono i coloni durante gli attacchi ai palestinesi. E questo equivale a un crollo de facto della distinzione tra coloni e soldati.”
Il terrorismo israeliano è alimentato da un’ideologia teocratica: la stessa che Israele condanna ad Hamas e ad Hezbollah. Mentre continua ad coltivare il suo di terrorismo, finanziando i coloni con soldi, armi e terre palestinesi.
I coloni israeliani stanno attuando una politica statale: attacchi terroristici sistematici volti alla pulizia etnica.
Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, un colono che ha fatto decisamente carriera, non dimentica le sue origini e sogna infatti di spazzare via i palestinesi dalla Cisgiordania occupata.
Su Huwara, la città palestinese di cui sopra, Smotrich ha detto: “Dev’essere cancellata”.
#westbankunderattack
STATI UNITI. L’Amministrazione #Trump prepara il trasferimento di iraniani, siriani e afghani nella Repubblica Centrafricana. Contro l’ordine di un giudice prova a deportare un anziano palestinese https://t.co/yKhfmqLwix
The rising tide of fascism that has been fed by racist Western tech oligarchs, politicians, media corporations, and Israel regime proxies is no longer confined to Neo-Nazi marches, Zionist parades, MAGA rallies, and back-woods Klan meetings. We are seeing bloody pogroms from Belfast to the West Bank, police violence against human rights defenders in Berlin, London, and New York, the dismantling of free speech across the West, open attacks on minorities, Muslims, and migrants, mass surveillance and mass incarceration, far-right governments in Washington, Tel Aviv, Buenos Aires, Rome, Budapest, and beyond, serial aggression across Western Asia and Latin America, and ongoing genocide in Palestine. For those of you sleepwalking to a fascist dystopia, it’s time to wake up. Never doubt that you will eventually be in their gunsights as well.
WHY are we letting Israeli soldiers destroy every inch of Palestine? Is it ''a war''? Would you accept others do this to you and your home?
Let's stop this genocide together.
Diplomats
Politicians
Judges
Police officers
Journalists
Citizens
Anyone can and must take action.
Israel’s genocide has been funded by many people who bought Israeli bonds underwritten by major global banks. Barclays and BNP have stopped that: good.
Now waiting for @GoldmanSachs, @BankofAmerica, @Citi, @DeutscheBank and @jpmorgan to do the same.
https://t.co/eaYK3udTbL
“Incapace”.
Con questa parola, netta e senza appello, il ministro della Difesa inglese John Healey ha chiamato il premier Keir Starmer nel momento più delicato della sua leadership.
Le dimissioni del ministro della Difesa — seguite da quelle del ministro delle Forze Armate Al Carns — non sono soltanto un terremoto politico ma il segnale di una rottura profonda dentro il Partito Laburista.
Healey, figura storica dell’area blairiana e tra i principali artefici della politica di sicurezza del Labour, ha accusato il premier di aver gestito in modo insufficiente e incerto il dossier più sensibile: quello del riarmo e della postura internazionale del Regno Unito.
Al centro dello scontro c’è la spesa militare. Il piano di Starmer, che prevedeva un aumento fino al 2,68% del Pil entro il 2030, è stato giudicato inadeguato rispetto agli obiettivi Nato e al contesto strategico.
Per Healey e per una parte crescente dell’establishment laburista, serviva uno sforzo molto più deciso.
Il paradosso è che la crisi esplode proprio sul terreno che Starmer aveva scelto come pilastro della propria credibilità politica: la sicurezza internazionale e la risposta alla minaccia russa.
E invece è lì che il partito si è spaccato. Da un lato la sinistra laburista, da tempo contraria all’aumento delle spese militari; dall’altro l’ala più atlantista, di cui Healey è stato a lungo il punto di riferimento, convinta che il governo stia muovendosi con troppa cautela.
Nel mezzo, Starmer oscilla.
Il premier UK aveva persino ipotizzato di tagliare i fondi alla cooperazione internazionale per finanziare il riarmo, salvo poi fare marcia indietro di fronte alle resistenze interne.
Le dimissioni del ministro della Difesa suonano come una sfiducia esplicita in un momento già critico per il governo di Starmer: tra scandali, difficoltà economiche, sconfitte elettorali e una base sempre più inquieta.
A meno di due anni dall’ingresso a Downing Street, la domanda non è più se Starmer riuscirà a restare ma quanto a lungo potrà farlo.
Leggi l’articolo di @Murandrea1
https://t.co/1KU1YiSgRj
#uk #starmer
Secondo documenti legali ottenuti dal giornale israeliano Haaretz, l’IDF sta istituendo un avamposto militare permanente nella città di Jenin, in Cisgiordania occupata.
Si tratta della prima volta dagli Accordi di Oslo del 1993 che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) costruiscono una postazione permanente nell'Area A, che è sotto il pieno controllo civile e di sicurezza dell'Autorità Palestinese.
In uno dei documenti, l'esercito ha dichiarato che "il 7 maggio 2026, il comandante del Comando Centrale delle Forze di Difesa Israeliane ha firmato un ordine di esproprio per la creazione di un avamposto militare vicino al campo profughi di Jenin".
Fonti a conoscenza degli sviluppi sul campo hanno riferito ad Haaretz che l'avamposto dell'esercito è destinato anche a contribuire alla protezione dei coloni israeliani che stanno tornando a vivere nella zona di Jenin.
Negli ultimi mesi, il governo israeliano ha portato avanti i piani per la creazione di insediamenti israeliani nella Cisgiordania settentrionale.
A dicembre e a marzo, i ministri israeliani hanno approvato la ricostituzione degli insediamenti evacuati in base al piano di disimpegno del 2005.
Da oltre un anno, decine di migliaia di palestinesi sono sfollati dalle loro case nei campi profughi di Jenin, Tulkarm e Nur al-Shams.
A gennaio scorso, l’IDF ha lanciato l'Operazione Muro di Ferro in Cisgiordania, con l'obiettivo dichiarato “colpire le infrastrutture dei militanti”, definiti "bombe a orologeria".
Nell'ambito dell'operazione, un gran numero di abitazioni nei campi sono state demolite.
Secondo i dati delle Nazioni Unite presentati a sostegno della petizione, oltre 33.000 palestinesi sono ancora sfollati dalle proprie case.
L’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI) ha descritto la situazione come "la più grande ondata di sfollamento in Cisgiordania dal 1967".
#westbankunderattack
Dopo Gaza, il Libano.
Dopo aver raso al suolo la Striscia attraverso il genocidio del popolo palestinese e reso Gaza un territorio "inabitabile, l’esercito israeliano sta facendo lo stesso in Libano.
Nonostante il cessate il fuoco, Israele sta facendo in Libano ciò che il mondo ha già visto a Gaza.
Ordini di evacuazione. Bombardamenti. Interi villaggi ridotti in macerie. Famiglie costrette a fuggire con quello che riescono a portare via, senza sapere se troveranno ancora una casa a cui tornare.
Dal 2 marzo, secondo le autorità sanitarie libanesi, gli attacchi israeliani hanno ucciso 3.711 persone, costretto oltre un milione di persone a lasciare le proprie case e devastato comunità intere nel sud del Paese.
Oggi, sabato 13 giugno, l’IDF ha ordinato di evacuare agli abitanti di 20 città e villaggi, molti dei quali nei pressi di Nabatieh sotto la minaccia di imminenti bombardamenti.
La fotografa e documentarista @cbonneauimages parla apertamente di atti di genocidio in Libano.
Il giornalista @SweeneySteve , sopravvissuto a un bombardamento israeliano a marzo, riferisce che la stessa esistenza di Tiro, una delle più antiche città al mondo e patrimonio UNESCO, è a rischio a causa dei continui raid israeliani che la stanno riducendo in macerie.
Gaza non è stata un'eccezione.
È stata una soglia. Un precedente che il mondo ha deciso di ignorare.
E ciò che oggi vediamo in Libano ci obbliga a chiederci quanto siamo diventati capaci di convivere con l'inaccettabile.
#lebanongenocide #gazagenocide
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Please keep my son, KENAN, in your prayers.
He is suffering from vernal conjunctivitis (spring eye allergy), which is causing him severe burning, itching, pain, and excessive tearing.
We ask Allah to grant him complete healing, good health, and relief from his suffering. 🙏💔