Sono cresciuta con privilegi che non tutti hanno la fortuna di avere.
Ho potuto studiare, frequentare l’università, nascere in un Paese ricco e avere un passaporto che mi ha aperto molte porte. Quando ho preso piena coscienza di tutto questo, ho sentito nascere dentro di me una responsabilità: mettere quei privilegi al servizio di chi non aveva avuto le stesse opportunità.
Per questo ho scelto di dedicare una parte della mia vita al soccorso in mare. Ogni persona salvata rappresentava, prima di tutto, una vita umana da proteggere.
Quando la nave Sea-Watch arrivò nel porto di Lampedusa dopo aver tratto in salvo decine di persone rimaste per giorni in mare, fui arrestata. Accettai le conseguenze delle mie scelte, convinta di aver fatto ciò che ritenevo giusto.
In seguito, la magistratura esaminò quella vicenda e stabilì che il mio operato durante le operazioni di soccorso non integrava i reati contestati.
Ciò che mi ha colpita di più, però, non è stato il procedimento giudiziario, bensì l’ondata di odio che si è abbattuta su di me. Ho ricevuto insulti, minacce e auguri di violenza. C’è stato perfino chi ha sperato nell’affondamento della nave o nella morte delle persone che avevo il compito di proteggere.
Credo che questa sia una delle espressioni più dolorose del degrado umano: perdere empatia verso chi soffre e rispetto verso chi, assumendosi le proprie responsabilità, affronta le conseguenze delle proprie azioni senza nascondersi.
Eppure, nello stesso tempo, ho conosciuto anche un’altra Italia. Un’Italia fatta di persone che non accettano l’indifferenza, che scelgono di tendere una mano a chi è in difficoltà e che rifiutano di alimentare contrapposizioni tra persone vulnerabili.
Per me la vera divisione non è tra italiani e stranieri, né tra chi vive una tragedia e chi ne affronta un’altra. La differenza è tra chi soffre e chi specula sulla sofferenza, tra chi opprime e chi è oppresso, tra chi sceglie la solidarietà e chi preferisce usare il dolore degli altri per alimentare paura e divisione.
La storia ci insegna che molte ingiustizie, un tempo considerate normali o perfino legali, sono state superate grazie al coraggio di donne e uomini che hanno deciso di opporsi. È grazie a loro se oggi guardiamo a quelle discriminazioni come a qualcosa che non dovrebbe mai più ripetersi.
Per questo continuo a credere che l’umanità venga prima di tutto. E che, quando una vita è in pericolo, la scelta di tendere una mano non dovrebbe mai diventare motivo di divisione, ma il punto da cui ripartire per riscoprirci, prima di ogni altra cosa, esseri umani.
"Dovete rispettare il presidente. Se non rispettate il presidente, avrete un problema."
Il rispetto va meritato, non preteso. Chi lo deve esigere e minaccia chi non glielo dimostra, non lo merita.
Giuseppe #Conte (#M5S) boccia l'ipotesi di riaccogliere Matteo #Renzi nel centrosinistra: "Sono convinto che resuscitare Renzi, premiandolo dopo la disfatta elettorale europea e i suoi ripetuti fallimenti, sia una scelta che avrebbe un costo pesantissimo per la serietà e credibilità del progetto di alternativa a Meloni. Una scelta peraltro incomprensibile per gli elettori, visto che #IV in questa legislatura ha votato quasi sistematicamente con il centrodestra e governa con le destre in molte amministrazioni territoriali. Incoronarlo così platealmente come credibile rappresentante di un polo moderato, è un grande harakiri"
50 articoli contro @GiuseppeConteIT in un solo mese. Una campagna denigratoria e diffamatoria contro lui e il #M5S Quei giornali fanno capo ad #Angelucci, deputato della #Lega e parlamentare di maggioranza. Vi pare normale?
@UniCredit_IT Quando gli italiani non hanno case e lavoro se ne vanno, nel 2024 sono fuggiti 140 mila giovani, quando non resterà nessuno finalmente sarete un paradiso fiscale, pieni di soldi case e attività senza più italiani
Che capoccioni che siete
un italiano ammazza uno solo perche' parlava con la sua ex ma la destra dice che gli incivili sono gli immigrati ehm mi raccomando niente educazione sessuo affettiva nelle scuole, continuate a far crescere gli uomini nel patriarcato