Vista l'Odissea di Nolan, colossale e magnifica. Naturalmente il 99,9% di chi lo critica parte da presupposti sbagliati, spesso derivanti dal fatto di non avere la minima idea di cosa fossero i poemi omerici.
Come Polifemo, proviamo a riportare questi ovini nella tana. 1/16
Federica Brignone ha detto che rinuncerebbe alle medaglie olimpiche pur di riavere la condizione fisica prima del terribile infortunio.
È difficile da capire: ha appena compiuto una delle più grandi imprese sportive del nostro tempo. Un ritorno da serie Netflix scritta e diretta da Ridley Scott.
Queste parole di Federica dovrebbero però far riflettere sulla retorica sportiva più controversa: la narrazione del crollo.
Il dolore o il fallimento devono essere per forza cose dalle quali tornare più forti, dalle quali imparare. Romanticizzati, addomesticati, resi utili.
A volte succede, la letteratura sportiva è grande e appassionante anche per questo. Lei ne è l’esempio.
Ma altre volte no. Sono solo orribili e feroci.
Non c’è niente di poetico nel mancare un’occasione o nel sentire il corpo che non risponde più come prima. Non è obbligatorio essere grati per la lezione appresa.
Siamo talmente incapaci di guardare in faccia la frustrazione che dobbiamo vestirla di altri significati, trasformarla in pedagogia.
Per i meno amati diventa un monito.
Ilia Malinin ha sbagliato un clamoroso gol a porta semivuota. Una tragedia shakespeariana. “Imparerà l’umiltà” - dicono in tanti dal pulpito del divano.
Per i molto amati è eroismo.
Lindsey Vonn dall’ospedale pubblica un messaggio sull’importanza del tentativo, commovendo tutti noi. Ma ha anche detto di essere caduta per colpa di 10 centimetri, ricordandoci che, nello sport, la gloria e la sconfitta non si misurano con la filosofia o con la morale, ma col righello.
- E qui ci appaiono nelle nuvole i match point falliti da Sinner al Roland Garros -
I Greci non addolcivano il concetto: lo chiamavano destino, moira. Non dicevano “hai imparato”. Dicevano “era scritto”. E questo non consola, non insegna. Non punisce. Semplicemente accade.
Come lo scorpione che tradisce la rana perché pungere è nella sua natura, la mente o il corpo di un atleta possono cedere perché è nella loro natura.
Allora inchiniamoci alla grandezza di Federica, ma ancor più alla sua sincerità.
Perché va bene desiderare indietro la
propria salute, la propria normalità, la propria leggerezza.
Va bene ammettere che due medaglie fanno scoppiare il cuore ma non restituiscono ciò che si è perso.
A volte si è solo umani. Ed è abbastanza.
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