Il testo è mio. Ma qualsiasi cosa dica ormai il mantra è dire “lo hai fatto con AI” per evitare argomento.
Non dico che non la uso. Scrivo un articolo/post e poi chiedo fonti e correzioni ortografiche ad AI .
Poi a me se ci credete o meno interessa poco
Ti posto un esempio di oggi anche se non sarei tenuto a farlo…
Mi son fermato oggi pomeriggio a vedere questo video di @orsiniufficiale con @marattin dall’amico @a_monteleone .
Le baggianate di Orsini sono davvero qualcosa di imbarazzante per un professore chiamato (scusa Antonino) ovunque come “esperto.
Vediamo:
1. «Zelensky non ha mai fatto una proposta di pace».
Falso. E indegno anche solo dirlo. È unico ad aver proposto veramente la pace!
E basta poco per dimostrarlo.
Marzo 2022: a Istanbul Kyiv propone persino la neutralità permanente in cambio di garanzie di sicurezza.
Novembre 2022: Zelensky presenta al G20 un piano di pace in dieci punti.
Giugno 2024: l’Ucraina organizza il vertice internazionale di pace in Svizzera.
11 marzo 2025: Kyiv accetta la proposta americana di un cessate il fuoco generale di 30 giorni. Lo certifica l’amministrazione Trump.
Marzo 2025: l’Ucraina aderisce alle iniziative americane per una tregua energetica e per la sicurezza nel Mar Nero.
10 maggio 2025: Zelensky e quattro leader europei chiedono una tregua incondizionata di almeno 30 giorni.
7 ottobre 2026: Kyiv conferma la disponibilità a cinque formule di cessate il fuoco.
12 ottobre 2026: Zelensky propone nuovamente una tregua energetica reciproca.
Otto precedenti, tutti documentati. Si possono contestare le condizioni, ma negare che siano state avanzate proposte è semplicemente falso.
2. «L’Ucraina ha perso quasi interamente lo sbocco al mare».
Ma quale carta geografica sta guardando?
Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi sono ancora ucraini. I porti continuano a funzionare nonostante i bombardamenti.
3. «Se cadono Kramatorsk e Sloviansk, Putin arriva a Kyiv in un batter d’occhio».
In quale universo militare?
Parliamo di due città del sistema fortificato ucraino nel Donbas, difeso da anni. L’ISW considera estremamente improbabile una loro rapida conquista. Nell’ottobre 2026 i contrattacchi ucraini hanno persino complicato i piani russi.
Per avanzare di appena 11 chilometri tra Bakhmut e Chasiv Yar, ai russi sono serviti circa 26 mesi.
E dopo l’eventuale conquista? Kyiv resterebbe a oltre 500 chilometri in linea d’aria, con altre difese da superare e linee logistiche da sostenere.
La perdita delle due città sarebbe grave, ma non aprirebbe automaticamente la strada alla capitale. Orsini salta dalla conquista ipotetica di due città a un’offensiva di centinaia di chilometri senza spiegare come dovrebbe realizzarsi.
4. La Germania.
Orsini ricorda che nel 1990 alla Germania riunificata fu imposto un limite di 370.000 militari.
Vero. Ma dimentica l’articolo 6 dello stesso trattato, che garantiva alla Germania la libertà di scegliere le proprie alleanze.
Infatti rimase nella NATO.
Citare un trattato omettendo proprio la disposizione che indebolisce la propria tesi è quantomeno singolare.
5. «Il problema non sono i territori, ma la postura geopolitica dell’Ucraina».
Putin ha proclamato l’annessione di quattro regioni ucraine, comprese parti che nemmeno controllava.
Pretende territori, neutralità e limitazioni militari. Ma secondo Orsini il problema territoriale sarebbe secondario.
E da quando la Russia avrebbe acquisito il diritto di decidere il futuro politico e militare di un altro Stato?
6. Canada e Messico.
Secondo Orsini non potrebbero ospitare basi russe o cinesi perché confinano con gli Stati Uniti.
Una simile scelta potrebbe provocare una crisi diplomatica gravissima. Ma non esiste una norma internazionale che attribuisca agli Stati Uniti il diritto di vietarla, tantomeno di invadere un vicino.
Orsini dedica molto tempo a spiegare perché Putin pretende un’Ucraina neutrale, disarmata e subordinata agli interessi russi. Molto meno a spiegare perché quelle pretese dovrebbero essere
Ma c’è una domanda alla quale Orsini non risponde: una volta privata l’Ucraina delle alleanze e di una difesa militare adeguata, chi impedirebbe a Putin di invaderla nuovamente?
Orsini si limita a illustrare le condizioni del Cremlino, senza dimostrare che accettarle garantirebbe una pace duratura.
Marco Travaglio, nel suo editoriale «Una nuova Yalta», torna a spiegare come dovrebbe finire la guerra in Ucraina. Ma tra ciò che propone e ciò che sarebbe realmente negoziabile ci sono parecchi problemi.
1. Istanbul 2022. Il presunto veto anglo-americano che avrebbe impedito la pace viene raccontato come un fatto accertato. Peccato che la ricostruzione di Foreign Affairs, basata anche sulle bozze negoziali, descriva una situazione diversa. Restavano divergenze enormi sulle dimensioni dell’esercito ucraino, sulle garanzie di sicurezza e sui territori. Gli occidentali erano scettici, ma non risulta dimostrato alcun accordo già pronto e sabotato da Londra o Washington.
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2. Putin più prudente di Zelensky. Travaglio riconosce che Putin mente, ma sembra attribuire importanza alla maggiore cautela delle sue dichiarazioni. Un criterio curioso per giudicare chi ha violato gli impegni di Budapest, occupato la Crimea e invaso l’Ucraina. Da quando la prudenza verbale compensa le violazioni degli accordi?
https://t.co/S2DIDGsUas
3. Il 21% dell’Ucraina alla Russia. Perché proprio il 21%? Zelensky ha già aperto al congelamento dell’attuale linea del fronte. Si possono fermare i combattimenti senza riconoscere come russe le terre occupate. Perché pretendere anche la cessione giuridica dei territori? E soprattutto, perché concedere a Mosca più di quanto controlla militarmente?
https://t.co/qzTUEHEtnY
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4. Le condizioni di Putin. Territori, neutralità, rinuncia alla NATO, ridimensionamento dell’esercito e dell’industria militare. Praticamente l’intero elenco delle richieste russe.
Ma che negoziato sarebbe quello in cui l’Ucraina deve accettare tutto e la Russia quasi nulla? Dove sono le contropartite? Quali territori restituirebbe Mosca? Quali obblighi assumerebbe? Quali verifiche accetterebbe?
https://t.co/OwzsWoKPR4
5. Le garanzie di sicurezza. Travaglio ipotizza qualcosa di simile all’articolo 5 NATO, salvo dubitare lui stesso della sua efficacia. Dunque Kyiv dovrebbe rinunciare alle proprie alleanze, ridurre l’esercito e affidarsi a garanzie delle quali nemmeno chi propone l’accordo sembra fidarsi.
https://t.co/6UD8tHLrxL
6. Una nuova Yalta. Travaglio immagina un’intesa tra grandi potenze e richiama anche Helsinki 1975. Ma Helsinki sancisce l’integrità territoriale e la libertà degli Stati di scegliere le proprie alleanze. Come si concilia tutto questo con una sistemazione imposta all’Ucraina da altri?
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Infine, Travaglio sostiene che un accordo simile avrebbe evitato anni di guerra. Come può saperlo? Chi ha dimostrato che Putin lo avrebbe firmato, rispettato e considerato definitivo?
Travaglio descrive le richieste russe come se fossero già i termini ragionevoli di un accordo. Ma una trattativa serve proprio a discutere quelle richieste, non a ratificarle.
E se il risultato fosse un’Ucraina più piccola, più debole e senza garanzie credibili, qualcuno dovrebbe almeno spiegare perché Putin dovrebbe fermarsi lì.
Decine di città, manifestazioni quasi simultanee, scontri con la polizia, vetrine sfondate e saccheggi. Davvero possiamo liquidare tutto come una coincidenza o come la solita protesta degenerata?
A Milano alcuni minorenni hanno raccontato di essere stati reclutati attraverso chat Telegram, con la promessa di poter prendere scarpe e vestiti dai negozi che altri avrebbero saccheggiato.
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Fermiamoci su questo particolare: altri avrebbero sfondato le vetrine. Chi? Come facevano a saperlo? Chi ha organizzato quei gruppi? E perché le chat sarebbero state cancellate?
In Gran Bretagna, nel 2024, abbiamo già visto quanto rapidamente disinformazione e reti digitali possano contribuire a mobilitare gruppi violenti in città diverse.
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E allora proviamo a formulare uno scenario.
E se qualcuno stesse sfruttando la marginalità sociale di gruppi di giovanissimi, anche figli di immigrati di seconda o terza generazione, per reclutarli senza che abbiano alcun interesse per le ragioni delle manifestazioni?
Ragazzi che magari non sanno nemmeno cosa si stia contestando, ma sanno perfettamente dove andare perché qualcuno glielo ha comunicato, promettendo l’occasione di saccheggiare.
E se queste mobilitazioni fossero coordinate tra città diverse?
A quel punto arriva la domanda politicamente più scomoda: a chi conviene tutto questo?
Perché le immagini di città devastate, negozi saccheggiati e poliziotti aggrediti producono paura, rabbia e una comprensibile richiesta di sicurezza. E sappiamo quanto quel sentimento possa incidere sulle scelte elettorali.
Qualcuno potrebbe avere interesse ad alimentarlo deliberatamente? Oppure c’è chi si limita a sfruttare politicamente violenze organizzate da altri?
Sono due scenari molto diversi. Nessuno dei due va dato per dimostrato.
Ma sarebbe interessante sapere se le autorità stiano verificando eventuali collegamenti tra gli amministratori delle chat, i gruppi responsabili degli scontri e le mobilitazioni nelle diverse città.
Chi recluta questi ragazzi? Chi impartisce le istruzioni? Chi organizza chi sfonda le vetrine? Esistono canali comuni? E soprattutto, chi trae vantaggio da questa violenza?
Sto chiedendo di verificare se esista una regia organizzativa e, nel caso, quali interessi la muovano.
Perché arrestare chi saccheggia è necessario. Ma se qualcuno lo ha mandato lì apposta, fermarsi al ragazzino con le scarpe rubate significa lasciare indisturbato chi ha organizzato tutto.
@Piantedosim@GuidoCrosetto@GiorgiaMeloni@BeppeSala
Comodo fare la pace regalando a Putin la terra degli altri. Si prende Crimea e Donbas, decide come deve difendersi l’Ucraina e in cambio promette di non invaderla di nuovo. Come aveva già promesso di rispettarne i confini nel 1994.
E quando vorrà Odessa, che facciamo? Gliela diamo per non farlo arrabbiare?
Tu stai proponendo di premiare un’aggressione di un terrorista. Avresti inneggiato a Hitler se fosso nato allora