"La sinistra sta sempre coi delinquenti, noi con le persone perbene", ha dichiarato, la condannata a 1 anno e 6 mesi per peculato, #Montaruli.
#AntonioWebern
Salvini mai che vada in una stazione o negli uffici di Trenitalia. Ma due volte di seguito dal gioielliere condannato sì.
Priorità del governo.
#Salvini#Roggero
La finite di dare rilevanza alle bestialità che dice quel tipo in vestaglia? Stesso errore fatto con i suoi predecessori, Fate il Suo gioco, IGNORARE GRAZIE
RTW Please
@GiorgiaMeloni Il fascismo non è un' idea. È la morte di tutte le idee. Lei è Presidente del Consiglio di una Repubblica fondata da chi si è battuto per la libertà, lottando contro il fascismo. Essere antifascisti non vuol dire essere di sinistra. Vuol dire essere per la democrazia.
Morì nel sonno, la mattina di Natale del 2016. Aveva solo 53 anni.
Il mondo pianse la scomparsa di George Michael, la voce che aveva segnato un’epoca. Ma solo dopo la sua morte emerse qualcosa di ancora più grande della sua musica.
Perché George non smise di salvare vite nemmeno quando il sipario si chiuse per sempre.
Si scoprì allora ciò che aveva sempre custodito nel silenzio: milioni di sterline donati a orfani, senzatetto, malati, famiglie schiacciate dai debiti. Nessun comunicato stampa. Nessuna foto. Nessun bisogno di applausi.
Una concorrente di un quiz televisivo aveva raccontato in diretta il suo sogno: avere un figlio. Ma non poteva permettersi la fecondazione in vitro. Il giorno dopo trovò 15.000 sterline sul suo conto. Nessun nome. Nessuna firma. Solo un gesto. Era stato lui.
Lavorava nei rifugi per senzatetto senza farsi riconoscere. Ogni Pasqua donava 100.000 sterline ad associazioni per bambini.
Una sera, in un bar, notò una donna in lacrime parlare dei suoi debiti. Non disse nulla. Scrisse un assegno da 25.000 sterline e lo lasciò alla cameriera con un’unica richiesta: “Dateglielo quando sarà andata via.”
Pagò studi universitari. Cure mediche. Affitti arretrati. Sogni che stavano per spegnersi.
Finanziò centri per persone con HIV. Offrì un concerto gratuito alle infermiere che avevano assistito sua madre negli ultimi giorni di vita.
Non cercava fama. Quella l’aveva già.
Cercava umanità.
37 minuti.
È il tempo trascorso tra la prima notizia dell’uccisione di Abderrahim Mansouri a Rogoredo e il post con cui Matteo Salvini dichiarava: "Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma".
Oggi, mentre emergono particolari inquietanti sulla vicenda, sulla figura dell’agente e sull'ipotesi di una messa in scena, lo stesso ministro dice: "Non entro nel merito di fatti che non conosco".
Curioso. Un opinionista indefesso, notoriamente prodigo di commenti su qualunque cosa di cui ignora i fatti, all'improvviso si scopre talmente prudente da non poter commentare ciò che non conosce.
Eppure, la sera del 26 gennaio, sono bastati 37 minuti a un alto esponente del Governo per entrare a gamba tesa nel merito di fatti che non conosceva, designando all'istante colpevoli e scagionati.
Ricordo di aver appreso entrambe le cose nello stesso momento, mentre seguivo una diretta su La7, e il primo pensiero fu: possibile che non abbia imparato nulla dalla clamorosa e imbarazzante figuraccia sul caso Cucchi?
Evidentemente no.
Trentasette minuti.
Ritwittate a nastro il tweet sotto e tutti I tweet con il video della senatrice Matone che parla di Nordio e del referendum.
Il contenuto è clamoroso.
CLAMOROSO!