Il 13 maggio di un anno fa, esattamente oggi, se n’è andata una delle persone più belle che il mondo abbia mai conosciuto.
All’anagrafe di nome faceva José Pepe Mujica. Aveva 89 anni. Una vita intera spesa per gli ultimi, i poveri, gli emarginati, i diseredati, i dimenticati del suo Uruguay e del mondo.
È stato combattente per la liberazione nei Tupamaros e, da combattente, ha visto e vissuto il carcere, le torture, la persecuzione.
Nel 1973, dopo il colpo di Stato militare di Bordaberry, fu incarcerato insieme a diversi compagni. Ci rimase per i successivi 12 anni, molti dei quali trascorsi in totale isolamento in un braccio ricavato da un pozzo sotterraneo.
Li chiamavano “rehenes”, ovvero ostaggi. A ogni azione dei Tupamaros fuori, rischiava di essere di fucilato per vendetta.
Ma riuscì in modo rocambolesco sempre a salvarsi. E infine quando ne uscì, provato dalle condizioni inumane del carcere, invece di ritirarsi a vita privata si dedicò alla politica in un Uruguay finalmente libero e democratico.
È stato deputato, senatore, il ministro più popolare del Paese. Infine, nel 2009, è diventato Presidente dell’Uruguay, come Mandela in Sud Africa, trasformandolo profondamente con una serie di riforme sociali di stampo socialista a cui il mondo ha guardato e che molti hanno osteggiato.
In cinque anni appena di mandato, ha lasciato dietro di sé una lunga scia di successi ed esempi: l’istituzione del matrimonio omosessuale, la legalizzazione della cannabis, la legge sull’aborto, la disoccupazione quasi dimezzata, il tasso di povertà ridotto a un quarto.
E ha fatto tutto questo vivendo in stato di quasi povertà, donando il 90% del suo stipendio. Perché così credeva che dovesse un leader prima di tutto: un esempio.
È una #rosa senza spine, la peonia.
Secondo il mito, Peone guarì Ade grazie ai poteri della pianta. Invidioso del suo talento, Asclepio tentò di ucciderlo, ma Zeus lo salvò trasformandolo nel fiore di #peonia: simbolo eterno di virtù, guarigione e #bellezza.
🇵🇸🇮🇱
Gaza altro che tregua, “vedo ogni giorno bimbi uccisi con colpi alla testa. Non è umano”.
E poi le lacrime in diretta. Sta facendo il giro del web il pianto del Medico Italiano Gian Franco Veraldi,
Paola Cortellesi sei anni fa si è presa la briga di elencare dei sostantivi che al maschile non perdono il significato originale mentre al femminile sono discriminanti. Un monologo irriverente e ironico, come quelli che sa fare lei e che vale la pena riproporre oggi, #8marzo.
Era il 25 gennaio 2016 quando Giulio Regeni, dottorando all’Università di Cambridge, uscì dalla sua abitazione al Cairo con l’intenzione di raggiungere piazza Tahrir. Non ci arriverà mai.
10 anni dopo siamo ancora alla ricerca della verità
Oggi, 19 gennaio, il mio pensiero va a mio padre, Rocco Chinnici, nel giorno in cui si celebra la sua nascita.
Per molti è stato il magistrato che ha saputo opporsi con coraggio alla mafia, un uomo delle istituzioni che ha creduto fino in fondo nella legalità e in una giustizia capace di migliorare la società. Per me, prima di tutto, è stato un padre, un esempio quotidiano di coerenza, rigore e amore per il bene comune.
Da figlia, porto con me il peso della sua assenza e la gratitudine per il suo insegnamento ancora oggi. Da cittadina e da rappresentante delle istituzioni sento il dovere di custodire e trasmettere la sua eredità morale: il coraggio di scegliere sempre la giustizia, come scelta di vita e responsabilità verso gli altri.
#roccochinnici
E’ una storia che parte dalla fine, quella dei sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri.
Parte dalla fucilazione ad opera dei fascisti.
L’orologio batte le 6,30 del 28 dicembre 1943, a Reggio Emilia vengono trucidati Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore insieme a Guastalla.
Il loro martirio fu deciso nella notte e autorizzato dal ministro della (sedicente) repubblica di Salò, Buffarini Guidi. Proprio perché antifascisti.
Uno dei tanti crimini dei fascisti. Uno dei peggiori.
Per non dimenticare quella terribile violenza e chi ha lottato per quella libertà che, troppo spesso, consideriamo scontata.
Ogni sera a #Trieste, Lorena cura piedi e anime. Piedi massacrati, in scarpacce rotte e bagnate. Immaginate il sollievo di un catino d’acqua calda, di garze pulite sulle ferite disinfettate
Poi immaginate chi si accanisce con questa povera gente
E scegliete da che parte stare.
«Egregio signor Maestro,
Mio figlio non può iscriversi per i Balilla. Siamo poveri e non abbiamo bisogno di odio». Magnani Giovanni, Cavriago, 1930.
Una lettera pubblicata da Lucrezia Lo Bianco, autrice di RaiStoria. E ogni tanto la ripubblichiamo, perché è bellissima.
Genitori e insegnanti, bambini e bambine di 39 servizi per l'infanzia di Brescia e provincia hanno scritto per settimane, su strisce bianche di tessuto, nomi ed età dei 20mila bimbi e bimbe uccisi a Gaza, dando vita all'installazione
Quante cose avete fatto dal 15 novembre dell’anno scorso?
L’unica che ha fatto #AlbertoTrentini, da allora in carcere,senza un perché,in #Venezuela,è stato contare i giorni della sua detenzione,di cui non si vede la fine.
Diffondete l’appello di sua madre.
Male non fa di certo.