French judge Nicolas Gouyou, who issued an arrest warrant for Netanyahu at the ICC, says Visa and Mastercard blocked all his cards, leaving him unable to make purchases.
He says judges, lawyers, & politicians are being intimidated & treated as criminals.
Una altra giornalista uccisa dall’esercito più morale del
Mondo. Quanto ancora prima che da noi qualcuno cominci a dire: ora basta! E i colleghi italiani?!??
Lebanese journalist Amal Khalil was found dead after hours of searching under rubble. She was killed in an Israeli strike, after the Israeli army fired at ambulances trying to reach her, delaying her rescue.
She is the fourth journalist killed by Israel while in the field since 2 March.
She was a professional, kind and dedicated journalist, and always a pleasure to run into in the field.
Il @Tg1Rai entra a Gaza, blindato da IDF e neolingua antig3n0cidi0: "Il frastuono delle armi non è mai cessato", "Si verificano uccisioni di palestinesi". A @brunoriRai dicono che i 500 morti della tregua sono terroristi. Lui non ribatte che oltre 100 sono bambini. Prossima volta
La Francia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha annunciato che chiederà le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu per i Territori palestinesi occupati.
Nel mirino quelle che il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha definito “dichiarazioni oltraggiose”.
Sabato 7 febbraio durante una videoconferenza di Al Jazeera Forum la relatrice ONU ha dichiarato che “ora l’umanità affronta un nemico comune”.
In un post su X Francesca Albanese ha spiegato il senso delle sue dichiarazioni: “Il vero nemico comune dell'umanità è IL SISTEMA che ha reso possibile il genocidio in Palestina, compresi il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”, riprendendo il suo rapporto “From Economy of Occupation to Economy of Genocide” sulla rete industriale e finanziaria che ha reso l’aggressione israeliana “economicamente sostenibile”.
Le dichiarazioni della relatrice ONU sono state distorte dal ministro francese che ha affermato: "La Francia condanna senza riserva alcuna le parole oltraggiose e irresponsabili della signora Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e in quanto nazione", intervenendo all'Assemblea Nazionale di Parigi.
Nel suo discorso la relatrice ONU non ha mai parlato del popolo israeliano come nemico dell’umanità.
Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di "esperta indipendente" delle Nazioni Unite. "Non è né un'esperta né indipendente; è un'attivista politica che diffonde discorsi d'odio", ha affermato, ritenendo che le sue posizioni minino la causa palestinese che afferma di difendere.
Martedì 10 febbraio una quarantina di deputati vicini al presidente Macron – tra cui Constance Le Grip, Olivia Grégoire, Sylvain Maillard e l’ex premier Élisabeth Borne – hanno pubblicato una lettera aperta chiedendo al ministro degli Esteri di sollecitare le dimissioni di Albanese.
La richiesta, ha anticipato il ministro degli Esteri francese, verrà presentata il prossimo 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.
#francescaalbanese #onu #france
Media e governi che da due anni non muovono un dito o un articolo contro la tortura del popolo palestinese, provano a zittire una voce stimata da milioni di umani inorriditi. Pena per il @Corriere e i suoi vigolettati di fantasia, solidarietà e rispetto per @FranceskAlbs.
Due carabinieri italiani sono stati minacciati da un colono israeliano.
I militari, in servizio presso il Consolato di Gerusalemme, “sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e interrogati", spiegano fonti del governo Meloni, mentre svolgevano un sopralluogo nei pressi di Ramallah, capitale dell'Autorità nazionale palestinese.
Il colono li ha minacciati nonostante viaggiassero su un'auto diplomatica: stavano lavorando per preparare la visita degli ambasciatori dell'Ue in Cisgiordania.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l'Ambasciatore israeliano per chiarimenti.
Roma non riconosce lo stato palestinese ma al contempo nemmeno l'annessione israeliana delle aree illegalmente occupate.
Non è il primo caso di questo tipo: a maggio scorso un caso simile a Jenin, dove le forze di difesa israeliane hanno sparato dei colpi d’avvertimento nei confronti di una delegazione diplomatica in visita nella Cisgiordania occupata. Nella delegazione era presente il viceconsole italiano.
In precedenza, in Libano, a settembre 2024 l'IDF aveva sparato con dei mortai sui caschi blu italiani di Unifil, suscitando lo sdegno e la reazione dura del Ministro della Difesa Guido Crosetto.
#westbank #settlers #italy
Il @Corriere si interroga sulla "crisi" dei soldati israeliani. I palestinesi non sono citati, ma chiedono comunque scusa per i traumi arrecati dal loro inevitabile massacro. La prossima volta cercheranmo di morire senza disturbare troppo i loro assassini.
#GazaScortamediatica
Sono 28 mesi che Gaza è raccontata così. Vertici, scenari, geopolitica. Tra le TAPPE di @repubblica ci sono Trump, Davos, il Board of Peace. Non il recente annuncio dell'UNICEF: "A Gaza dal cessate il fuoco Israele ha ammazzato oltre cento bambini". #GazaScortamediatica
Mercoledì 14 gennaio, durante la puntata delle 8:00 di Agorà su Rai 3, si è consumato l’ennesimo siparietto che racconta molto più della gaffe in sé ma parla di un modo di fare informazione in cui la propaganda prevale sulla verifica.
Parlando delle proteste in Iran, il conduttore ha cercato di “mostrare” al pubblico un Paese libero, moderno e democratico prima della rivoluzione del 1979, affidandosi a una carrellata di post recuperati su X.
Tra le immagini proposte, il conduttore si è soffermato su una fotografia accompagnata dalla scritta: “La mia famiglia prima del 1979”.
Nello scatto si vede una famiglia sorridente, rilassata, apparentemente “normale”: il tipo di immagine perfetta per sostenere la narrazione di un Paese sereno e occidentale, improvvisamente oscurato poi dall’avvento della Repubblica islamica.
Peccato che quella foto non sia affatto la testimonianza privata di una famiglia iraniana.
Si tratta invece di un fotogramma del film “Quei bravi ragazzi” (“The Goodfellas”), del 1990, e tra i quattro personaggi ritratti c’è Robert De Niro.
A completamento aspettiamo una foto di Al Pacino in chador.
#iran #goodfellas #rai
Armati di mitra, prelevano un bimbo di 9 anni e lo portano chissà dove. @vonderleyen proporrà sanzioni? @Antonio_Tajani convocherà l'ambasciatore? @EP_President interdirà il Parlamento?
O fischietteranno tutti in allegria?
Pace e libertà in Iran, pace e giustizia in Palestina.
Dopo 9 mesi di detenzione, le autorità israeliane hanno rilasciato Samer Khuwaira, corrispondente palestinese del quotidiano panarabo Al Araby Al Jadeed, e collaboratore di altre testate.
Khuwaira era stato arrestato a Nablus, in Cisgiordania occupata il 10 aprile 2025. Numerosi video mostravano Khuwaira prelevato dalla sua casa di notte da una dozzina di soldati armati.
La moglie, di Samer, Iman Amer, ha raccontato che i soldati hanno prima fatto irruzione nella casa del loro vicino e lo hanno picchiato, prima di rendersi conto che si trattava della persona sbagliata e che si era recata a casa loro.
"Quando si sono assicurati che Samer fosse un giornalista, lo hanno ammanettato, bendato e arrestato", ha raccontato la moglie.
Samer è stato rilasciato presso un posto di blocco militare israeliano vicino a Hebron.
Il giornalista appare visibilmente emaciato e in cattive condizioni di salute e quello che racconta dei mesi nel centro di detenzione israeliano rievoca le testimonianze di numerosi prigionieri palestinesi che hanno affrontato il carcere di Israele.
“Chi parla del carcere prima del 7 ottobre non sa come sia ora. La situazione lì dentro è folle.”
Samer parla di percosse, intimidazioni, mancanza indotta di cibo.
Per i palestinesi detenuti nella rete carceraria israeliana, la tortura, gli abusi e il disprezzo della vita non sono solo la norma, sono il sistema.
A rivelarlo anche il rapporto dell'ONG Medici per i diritti umani-Israele (PHRI).
Nel rapporto, PHRI rivela i dettagli di almeno 94 prigionieri palestinesi uccisi durante la detenzione israeliana. Il numero reale è probabilmente molto più alto, ammettono gli autori del rapporto. Tutti coloro che sono stati uccisi sono morti a causa di torture, aggressioni, negligenza medica volontaria o malnutrizione.
#westbankunderattack #israel #prisoners
The pro-Israel lobby commandeered the US sanctions machine to impose insane, sweeping sanctions on the UN's @FranceskAlbs, denying her income for the crime of documenting Israel's atrocities in Gaza.
Here's the director of one of those groups trying to block her book income:
Soldi ad Hamas, la rete italiana”. “Hamas, finanziamenti dall’Italia”.
“Retata tra i pro-Pal”.
“La beneficenza del terrore”.
Titoli strillati, prime pagine e apertura dei notiziari per nove arresti di cittadini di origine palestinese, per le quali vale la presunzione di innocenza.
Se le accuse della Procura di Genova nei confronti dei 9 cittadini di origine palestinese, tra cui Mohamed Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia, verranno confermate, sarà la magistratura a stabilirlo.
Una cosa però ci colpisce e che manca nei titoli di tutti i giornali italiani: gran parte delle prove su cui si fonda l’indagine sono state raccolte, fornite e selezionate dal Mossad.
È infatti Israele a stabilire quali enti sarebbero controllati o collegati ad Hamas.
La sistematica equiparazione tra attività umanitaria nei territori palestinesi e sostegno al terrorismo è un mantra del governo israeliano.
Una narrazione ripetuta da anni da Israele
che colpisce indiscriminatamente ONG, agenzie internazionali e perfino organismi delle Nazioni Unite, considerate ostili, come Save the children, o antisemite come l’ONU.
E come dimenticare la campagna di delegittimazione contro l’UNRWA, accusata senza prove di collusione con Hamas?
La narrazione israeliana, totalmente sposata dai media italiani, a questo punto tocca direttamente anche il diritto italiano.
Nella stessa giornata di sabato 27 dicembre, quando tutti i giornali titolavano dell’arresto di Hannoun e altri esponenti della comunità palestinese italiana, i palestinesi uccisi a Gaza dall’inizio della tregua sono arrivati a 411, uccisi dalle bombe di Israele, la stessa fonte su cui si basano le accuse di cui sopra.
La notizia dei morti però non sembra meritare l’attenzione dei media italiani.
L’attenzione è tutta su chi, secondo Israele, finanzia Hamas.
#gazagenocide #palestine
Mentre sui giornali e nei talk tv si straparla di quattro fogli buttati in terra nella redazione de la Stampa da 20 scemi e di una scritta "Palestina Libera" su una sinagoga, #Isreale continua con i propri personali "moniti" contro i giornalisti. Oggi è il turno di Mahmoud Wadi.
Israele ha violato il cessate il fuoco di Gaza almeno 497 volte in 44 giorni, uccidendo 342 civili da quando la tregua è entrata in vigore il 10 ottobre scorso.
Tra queste violazioni, 27 si sono verificate sabato 22 novembre, provocando 24 morti e 87 feriti.
Sabato l'esercito israeliano ha lanciato un'ondata di attacchi aerei su Gaza, uccidendo almeno 24 persone, tra cui bambini, nell'ultima violazione del cessate il fuoco in vigore da sei settimane.
L'ufficio del primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato di aver lanciato questi attacchi dopo che un combattente di Hamas ha attaccato i soldati israeliani nel territorio occupato da Israele, all'interno della cosiddetta linea gialla di Gaza.
La linea gialla, stabilita nell'accordo tra Israele e Hamas, si riferisce a un confine non segnalato dove l'esercito israeliano si è riposizionato quando l'accordo è entrato in vigore il mese scorso.
Questo ha permesso a Israele, che regolarmente spara e uccide i palestinesi che si avvicinano alla linea, di mantenere il controllo su più della metà del territorio costiero.
Per l'agenzia di stampa AP gli ultimi attacchi di Israele a Gaza "hanno messo alla prova" la tregua.
Come sottolinea in un post X l'analista Trita Parsi, Vicepresidente dell'istituto di ricerca internazionale Quincy Institute for Responsible Statecraft: "Quando Israele viola il cessate il fuoco di Trump, i media mainstream lo definiscono un "test" del cessate il fuoco. Non esiste alcuna circostanza, in questo o in qualsiasi altro universo, in cui Hamas potrebbe uccidere 24 israeliani e i media ridurrebbero la cosa a un "test" del cessate il fuoco da parte di Hamas".
#gazagenocide #gazaceasefire #israel #mediamainstream
Le immagini le abbiamo viste tutti.
Alla COP30 di Belém migliaia di popoli indigeni dell’Amazzonia hanno bloccato gli ingressi, cantato, alzato striscioni.
Chiedevano una cosa semplice e importantissima: essere ascoltati davvero nei processi decisionali, non usati come simbolo.
Perché invitare qualche rappresentante “in ascolto” senza dargli potere, non è inclusione, è tokenismo.
Intanto avanzano deforestazione, agrobusiness, trivellazioni petrolifere, decreti che minacciano fiumi ed ecosistemi da cui dipende la loro sopravvivenza.
Le loro richieste prevedono demarcare e proteggere i territori indigeni di tutto il mondo. Non sono solo una richiesta di giustizia: sono la chiave per fermare un ciclo distruttivo che alimenta crisi climatica e disuguaglianze.
Non riguarda solo loro, riguarda il futuro di tutti noi.
#cop30 #tokenism #envoriment
La Germania marcia spedita verso la reintroduzione della leva ma evita accuratamente il termine “obbligatoria”, anche se l’impianto del nuovo sistema va esattamente in quella direzione: visite mediche forzate, idoneità valutata d’ufficio, coscrizione per sorteggio quando gli incentivi non bastano.
Una leva obbligatoria di fatto ma senza dirlo apertamente.
È la risposta di un Paese che oggi scopre di non avere più abbastanza cittadini disposti a indossare una divisa. Così si escogita la “leva mascherata”: si promettono stipendi da 2.600 euro al mese e benefit costosi come la patente gratuita, sperando che il denaro possa sostituire la motivazione. E quando non basta, scatta il sorteggio.
La Germania vuole arrivare a 260mila effettivi entro il 2035 dai 180mila di oggi e prepararsi a un’Europa “kriegstüchtig”, pronta alla guerra, come ripete ossessivamente Boris Pistorius.
Ma questa preparazione passa attraverso escamotage burocratici che rendono la coscrizione quasi inevitabile pur continuando a chiamarla “volontaria”.
La generazione che dovrebbe servire nella Bundeswehr è la stessa che – nei sondaggi – si dichiara in larga parte contraria alla leva.
I più entusiasti del ritorno alla coscrizione sono invece gli ultra70enni, coloro che non ne subiranno alcuna conseguenza.
Berlino si rifiuta di dire che la leva sta tornando ma si costruisce un sistema che, in mancanza di abbastanza volontari, costringerà migliaia di giovani al servizio.
Il risultato è un modello troppo coercitivo per essere un sistema volontario, troppo timido per essere onestamente dichiarato come leva obbligatoria.
Una riforma che rischia di scontentare tutti: chi teme il ritorno della costrizione e chi vorrebbe un riarmo trasparente e coerente.
La Germania si prepara alla guerra ma lo fa senza avere il coraggio di ammettere apertamente che la leva sta tornando.
E che sarà, nei fatti, obbligatoria per chi sarà sorteggiato.
https://t.co/Tsp8XNfqBJ
#germany #army #rearm