Chivu: "Pazza Inter? E' nella storia questa definizione, io la conosco, ci sono stato dentro. Ho vissuto queste partite, è per questo che la gente si innamora di questi colori e di questa squadra. So che vorrebbero vivere anche partite in maniera diversa ma il bello dell'Inter sono le emozioni forti. E l'Inter ha fatto imprese che in altri posti non riescono a fare"
Abbiamo bisogno di ritornare a vedere le cose, anzi, ad avere la visione profonda della realtà, dei volti, degli oggetti, dei segni, dei colori, della vita. E per far questo bisogna sapersi fermare, sostare, stare in silenzio, contemplare.
«Il dolore può bastare a se stesso, ma per apprezzare a fondo una gioia bisogna avere qualcuno con cui dividerla» ci ricorda lo scrittore americano Mark Twain.
Io credo che sia una grande verità: l'altro nome della vera felicità è, infatti, «amore».
La possibilità che Roman a 20 anni abbia ostentato la ricchezza, non per affamare le masse lavoratrici e bearsi del plusvalore aggiunto, ma solo per scopare è stata presa in considerazione? #romanpastore#rolex
@Bedo_103 Affermazione giusta ma completamente fuori tema, come è fuori tema parlare di una persona che beve mentre si parla di una violenza subita. Ci azzecca zero.
Ho speso tempo, studio e fatica per farmi un’opinione il più possibile articolata sul #DDLZan, ma ho anche perso qualunque voglia di esprimerla, considerata l’ariaccia fanatica che tira. Quindi cari amici io passo il turno. Vostro affezionatissimo Disertore delle Guerre Culturali
Et si on vaccinait en aveugle, sans donner le nom du vaccin ? Vous voulez être vacciné ? Tendez le bras. Quel vaccin est-ce ? Je ne sais pas et je m’en fous. Vous hésitez ? Au suivant !
La vaccination, c’est pas le distributeur de boissons, non plus.
Il cattivo romanzo del virus: un bilancio della letteratura cresciuta con la pandemia (pochi alti, molti bassi). Urge campagna di responsabilizzazione anche per i sindacati. La fronda spiegata a chi non vuole capirla. La prima del Foglio https://t.co/1O1mtBPEQD
Quando diciamo “Io prometto” suggeriamo implicitamente una obbligatorietà strutturale legata alla performatività del linguaggio, diamo cioè per scontato che l’altra persona possa venire a riscuotere quanto noi abbiamo promesso.
Ecco perché dire è fare.
#parole#oggi
È ≠ E’
Á ≠ A’
È ≠ É
Vi prego titolisti, è semplice.
Ps: in studio da me chi scrive così viene cacciato immediatamente. Che le redazioni dei giornali facciano lo stesso.
#grammatica@GrammarNaziIT