Si parla di ‘caccia dello stesso pubblico per lo stesso caso’, di ‘guerra per lo share’, di ‘corsa per la copertura’. Mainstream e non.
Poi arriva Marco Poggi per farci dimenticare che OGGI, a Brescia, i pesci grossi ci danno in pasto i pesci piccoli.
Che tristezza
#garlasco
#Garlasco Stando alle stesse indiscrezioni TG1, sarebbero emersi elementi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nella vicenda. Venditti sembra esca di scena.
#DARKSIDE#Garlasco: l’ombra della pedofilia e quel verbale tagliato.
Scritto da: Gianluca Zanella
Garlasco: l’ombra della pedofilia e quel verbale tagliato
7 Aprile 2025
Prima di morire, Chiara Poggi aveva fatto delle ricerche sulla pedofilia. Dopo la sua uccisione, una delle cugine, di fronte ai carabinieri, dice di avere subito molestie da bambina e fa il nome di un suo ex fidanzato che, una volta sentito, conferma di conoscere la storia e… E nulla, perché il suo verbale è tagliato.
Alberto Stasi al Palazzo di Giustizia di Milano, 6 dicembre 2011.
Se non vi siete fermati al titolo, è già una gran cosa. Sì, perché quando si affiancano le parole “Delitto di Garlasco” e “pedofilia”, ancora oggi, a distanza di tanti anni, la mente va a quell’accusa infamante che venne rivolta ad Alberto Stasi: quella di essere, appunto, un pedofilo. La voce era iniziata a circolare sin da subito. Si vociferava che fosse quello il movente del delitto: Chiara poteva aver scoperto qualcosa sul computer del fidanzato, lo stesso computer dove – dissero i media all’epoca – era presente materiale pedopornografico. Nulla di più falso. Alberto Stasi – che per questo subì un processo parallelo a quello per l’omicidio della fidanzata – venne assolto con formula piena.
Quelle ricerche sulla pedofilia
Eppure, l’ombra della pedofilia si allunga ugualmente sul delitto di Garlasco, ma per altre ragioni. Qualcuno ricorderà che nel 2009 una consulenza informatica della parte civile (ovvero, della famiglia Poggi) rilevò che in una chiavetta USB utilizzata da Chiara vi fossero tre file PDF denominati “pedofilia 1, 2, 3”. Al loro interno, articoli di giornale dove veniva approfondita una tematica che, come venne sottolineato, doveva aver colpito l’interesse della vittima nei mesi precedenti il delitto. Il perché di questo interesse non è dato sapersi. Si provò a collegarlo, come accennato sopra, al possibile movente dell’omicidio, ma con scarso risultato. E allora dove si trova la chiave di questo enigma? Forse una traccia l’abbiamo trovata.
Lattosio sì, lattosio no
15 agosto 2007. Sono passati due giorni dal ritrovamento del cadavere martoriato di Chiara Poggi. Di fronte a due ufficiali di polizia giudiziaria della Compagnia di Vigevano, tra cui il capitano Gennaro Cassese, siede Paola Cappa, una delle due cugine della vittima. La ragazza viene sentita in merito ai rapporti intrattenuti con Chiara. Spiega che negli anni dell’adolescenza i rapporti sono stati sporadici, praticamente nulli, poi – senza un apparente motivo – aggiunge un dettaglio sulla fine della relazione, risalente al 2002, con il suo fidanzato, Alessandro C.
Stefania e Paola Cappa, le cugine di Chiara Poggi, con la foto che le ritrae tutte e tre insieme (21 agosto 2007).
A dire il vero, di dettagli apparentemente secondari il verbale è piuttosto ricco: per esempio, la ragazza, che in quel periodo era stata più volte ricoverata presso l’ospedale di Vigevano per una brutta caduta, racconta che in una delle occasioni in cui Chiara è andata a trovarla: “Abbiamo parlato anche della nostra reciproca intolleranza al lattosio, anche se Chiara mi riferiva che aveva ripreso a mangiare alimenti con lattosio senza accusare alcun problema”.
L’ombra del molestatore
Ma ecco che il verbale si fa interessante. Rispondendo a una domanda dei carabinieri, la giovane espone la sua teoria sul delitto: “Voglio aggiungere che dovete cercare l’omicida tra i suoi ex colleghi di Pavia e gli attuali di Milano, in quanto secondo me ha potuto avere delle avance non corrisposte da qualche uomo che non ha accettato il rifiuto, facendosene una vera fobia e, studiate le abitudini di Chiara in questa settimana, ha agito d’impulso”. E ancora: “Ho questa sensazione perché anche se Chiara, almeno con me, non si è mai lamentata di qualche avance ricevuta da colleghi, può essere invece che sia capitato e che, avute le avance, non ne abbia parlato con nessuno, perché la cosa la spaventava”.
E qui arriviamo di nuovo a intravedere l’ombra della pedofilia. La ragazza, infatti, giustifica quanto appena detto in quanto anche lei, da piccola, ha subito delle molestie da parte di un uomo adulto. Molestie che è riuscita a raccontare soltanto dopo molti anni ai genitori. Tuttavia, l’unica persona che sa tutto, anche il nome del pedofilo, è “il mio ex ragazzo Alessandro”
“Andrea aiutami”
Alessandro C. viene sentito dagli stessi ufficiali di P.G. il 25 agosto 2007. Nel suo verbale c’è traccia della notizia che proprio in questi giorni sta facendo tanto rumore: “Ricordo che il 13 agosto 2007, verso le ore 15,30 – 16.00 ho ricevuto sul mio cellulare una telefonata con numero privato. Ho aperta la comunicazione ed ho sentito una voce femminile che disperata diceva direttamente “E’ MORTA MIA CUGINA AVEVA SOLO 25 ANNI ERA CASA DA SOLA” [maiuscolo nel verbale, ndr]. Non avendo riconosciuto la voce immediatamente chiedevo chi parlava all’apparecchio e solo allora avevo in risposta “ANDREA AIUTAMI”. Rispondevo che non ero Andrea ma Alessandro richiedendo chi fosse al telefono. Solo allora l’interlocutrice mi rispondeva di essere Paola”.
Il verbale tagliato
Alessandro conferma anche quanto riferito dalla sua ex ragazza riguardo le confidenze ricevute, con una piccola eccezione: il giovane sostiene di non sapere chi sia il pedofilo. Ma il verbale è interessante per un altro motivo. Dopo aver infatti raccontato quale sia il suo rapporto con Paola Cappa, il giovane risponde a una domanda dei carabinieri: “Ho appreso di quanto è successo a Garlasco solo attraverso i giornali e la Tv. Voglio precisare che dopo il fatto, credo”. La frase resta sospesa, tagliata. Non sappiamo per quale motivo. Il verbale poi prosegue come se nulla fosse fino alla chiusura, dove in calce si leggono le firme dei presenti.
Un errore di trascrizione? Possibile. Ma è possibile che, rileggendolo prima della firma, Alessandro C. non si sia reso conto che una sua risposta era stata tagliata? Evidentemente no. Oppure il taglio è avvenuto in un secondo momento? E se di taglio si tratta, sono state espunte altre risposte? Cosa ha detto Alessandro C. da meritare di essere censurato? Non lo sappiamo, bisognerebbe chiederlo a lui. Oppure all’allora capitano Gennaro Cassese.
Ricerche misteriose, pedofili rimasti impuniti, verbali tagliati. Il delitto di Garlasco, a distanza di tanti anni, conserva ancora dei segreti che forse non saranno mai svelati. Forse.
#garlasco#MassimoPisa La famiglia Cappa chiede l’accesso agli atti a Pavia per avere la stessa documentazione ricevuta dagli avvocati di Sempio, Stasi, Poggi. Ma non si accontenta perché dal comando provinciale dei carabinieri di Milano chiede e ottiene le copie forensi dei dispositivi sequestrati durante la nuova inchiesta. https://t.co/T1zc4SYsuY
Strano ma vero #garlasco tutto lecito ....bah!!!!!!!!!
Inchiesta per corruzione e peculato, a Brescia l'incidente probatorio. Legale Mario Venditti: pm sentiti hanno confermato che era tutto lecito https://t.co/xDNEIOrBsS
#Garlasco
Prima o poi sarebbe dovuto accadere che il Processo mediatico , perdendo ogni residuo lembo di rete protettiva, finisse col trasformarsi definitivamente nell’ordalia di piazza.
Arrivando alla circolarità, incontrollata e universale, della c.d. “Informativa finale dei CC di Moscova” abbiamo sicuramente superato ogni precedente.
Arrivando a rendere pubblicamente e liberamente fruibile un atto d’indagine tra i più importanti siamo arrivati, di fatto, ad una discovery di massa alla quale chiunque è chiamato a dire la sua.
Obiettando a questa mia preoccupazione qualcuno ha sostenuto l’esistenza una sorta di “diritto del popolo” alla conoscenza degli atti di un procedimento. Ma l’affermazione è dannatamente sbagliata.
Da tempo ci siamo dotati di un sistema processuale che (almeno sulla carta) vede il formarsi della prova nel dibattimento e il dibattimento è pubblico, dunque aperto a chiunque voglia andare a “vedere e sentire”.
Non così l’indagine nel suo complesso che non ha una funzione di conoscenza collettiva ma di contenitore dal quale ,solo a determinate condizioni, qualche atto può entrare a far parte del materiale utilizzabile dal giudice per decidere.
Quale garanzia avremo, un domani ed in un eventuale processo, che un giudice non mischi la sua legittima conoscenza derivata dal rispetto delle regole con tutto quanto sta circolando in questi giorni e che dovrebbe, per sua natura, rimanere solo uno spunto o un tema da sviluppare poi nel contraddittorio tra le parti?
Comprendo -la comprendo davvero!- la naturale compartecipazione a quello che si è delineato ormai come un dramma collettivo ,e per certi versi lo è, ma una volta saltato il rispetto delle regole , una volta che l’anarchia conoscitiva creerà aspettative che non potranno, in quanto tali ,diventare elementi di decisione processuale, cosa avremo ottenuto? Nel frattempo , però, saremo riusciti a distruggere ogni cosa che avremo trovato lungo la pista velocissima per il Trofeo dello share, dalle reputazioni allo stesso rispetto minimale cui ha diritto ogni persona.
Ormai è troppo tardi per fermarsi e si corre all’impazzata; la speranza è che questa corsa rovinosa non trascini contro il muro pure la speranza di Verità.
Verissimo quello che dice!
Guardate cosa sta succedendo a Garlasco!!
Stasi però è vero che era colpevolizzato dai continui discorsi sulle foto porno e sul discorso al 118!
#Garlasco
Consulenza Cattaneo: “Il contenuto gastrico contenuto nello stomaco della vittima è coerente con quanto trovato sul divano” #adnkronos (biscotti e cereali)
Chiedo:
CHI ha mangiato i 2 fruttolo utilizzando 2 cucchiaini mai repertati??
QUANDO sono stati mangiati??
#garlasco
Sulla vicenda #garlasco si sta, di nuovo, facendo il processo mediatico a #Sempio . Esattamente come 20 anni fa lo si fece a #Stasi in questo maledetto paese la presunzione d’innocenza è giusto scritta in Costituzione ma la società è forcaiola e giustizialista nel dna. Mi fa veramente schifo.
Tra tutti gli errori (e sono tanti) il più grave è questo, a prescindere che c'entri o meno col delitto. Come si possono raccogliere dichiarazioni del genere e far finta di niente? #garlasco