Davanti al pericolo, l’istinto più antico dell’essere umano è salvarsi. È una reazione primaria, immediata, quasi inevitabile. E lo è ancora di più quando la decisione deve essere presa in una frazione di secondo, senza il tempo di pensare, senza la possibilità di calcolare le conseguenze. Sono attimi in cui la razionalità può cedere il passo alla paura, all’istinto, alla necessità di sopravvivere.
Ma per il Maggiore Giuseppe La Rosa non fu così.
Farah, #Afghanistan.
Una mattinata come tante, quella dell’8 giugno 2013. L’allora Capitano La Rosa si era preparato ad uno dei tanti spostamenti previsti dalla missione. Non poteva sapere che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno. Né che, di lì a poco, avrebbe compiuto un gesto capace di racchiudere il senso più alto dell’eroismo, dell’altruismo e dell'essere militare.
Quando un ordigno venne lanciato all’interno del veicolo su cui viaggiava, La Rosa scelse di fare scudo con il proprio corpo, proteggendo dalla deflagrazione i militari che erano con lui.
"In quell’istante emersero valori più forti della paura, più profondi dell’istinto, più alti della stessa conservazione di sé.
Avrebbe potuto tentare di salvarsi. Scelse, invece, di sacrificarsi per salvare gli altri. Non per un legame di sangue, ma per uomini con cui aveva condiviso una scelta, un giuramento, una missione.
Una decisione istantanea, ma che veniva da lontano. Era il riflesso di una vita intera: una vita ispirata al senso del dovere, alla responsabilità, alla lealtà e allo spirito di servizio.
Il Maggiore Giuseppe La Rosa #EsercitoItaliano, Medaglia d’Oro al Valor Militare, è stato un vero Comandante: capace di guidare con l’esempio, mettendo sempre al primo posto la sicurezza dei propri uomini e l’adempimento della missione affidata.
Nel giorno del suo ricordo, a nome mio e di tutta la #Difesa, il pensiero va alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene.
Il suo esempio resta vivo. La sua memoria continua a rappresentare i valori più autentici delle nostre #ForzeArmate". Così il Ministro @GuidoCrosetto
Per 14 anni ti abbiamo visto scodinzolare fiera e impavida tra i cavalli, accompagnare la Fanfara dei #Carabinieri con passo inconfondibile e conquistare, anno dopo anno, il cuore di grandi e piccoli con la tua luccicante pettorina tricolore.
Incurante del protocollo, hai sfilato accanto a re, regine, Capi di Stato e ministri, ricevendo carezze e sorrisi.
Hai percorso chilometri tra cavalli, cavalieri e musicisti, diventando molto più di una mascotte: un simbolo di fedeltà, dedizione e spirito di servizio.
Dopo l'ultima sfilata del 2 giugno, è arrivato il momento di lasciare il servizio attivo e goderti il meritato riposo.
A te, Briciola, Vice Brigadiere dell'Arma, il grazie della grande famiglia della #Difesa per l'affetto, la compagnia e la gioia che hai saputo regalare in questi anni.
Buona pensione, Briciola. 🐾
Onore a Briciola ❤️🇮🇹
#2giugno#Carabinieri#Briciola
Oggi sfilerà per l'ultima volta, ma il suo posto nel cuore di milioni di persone resterà per sempre.
Si chiama Briciola ed è la piccola cagnolina meticcia che da anni accompagna la Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a cavallo durante le più importanti cerimonie ufficiali della Repubblica. Con la sua inseparabile mantellina rossa ha conquistato tutti, dimostrando che non servono pedigree o titoli per diventare un simbolo amato.
Tra cavalli, fanfare, applausi e folla, Briciola non ha mai avuto paura. Ha affrontato ogni parata con la serenità e la fedeltà che solo un cane sa regalare. ❤️
Ora, a 12 anni, è arrivato il momento del meritato riposo. Al suo posto arriverà un'altra mascotte, anche lei meticcia e adottata, per ricordare un messaggio bellissimo: ogni cane, indipendentemente dalla sua storia, merita una possibilità.
Perché Briciola ci insegna una cosa semplice ma importante: il valore di un animale non si misura da un certificato, ma dall'amore che sa donare. 🐾
Un applauso per questa straordinaria cagnolina che ha portato un sorriso anche nelle occasioni più solenni.
Via Luciano Lucio
Storia di una delle foto più belle del secolo scorso, era il 19 febbraio del 1970.
(Più volte è stata inserita nel calendario dell'Arma dei Carabinieri).
Lorenzo Morucchio, fotografo veneziano con bottega a Cannaregio, professionista di matrimoni, ma anche di cronaca, pubblica sul Gazzettino di Venezia questo scatto a commento di un articolo sul maltempo.
Quella fotografia in Piazza San Marco con i due Carabinieri sprizzava suggestione da ogni particolare, fissava un momento e conteporaneamente entrava nella storia.
Resta un'icona soprattutto per l'Arma dei Carabinieri che da allora l'ha ripubblicata centinaia di volte, si erano accorti subito della bellezza della foto e anche del grande messaggio che trasmetteva.
Se l'erano fatta dare dal Gazzettino per pubblicarla l'anno dopo sul calendario dell'Arma e così è finita in tutti gli angoli d'Italia.
Talmente entusiasti, i Carabinieri, che i due militari immortalati avevano ricevuto un encomio, perché erano fascinosi anche di spalle e perché comunicavano un messaggio rassicurante: noi vigiliamo anche in mezzo alla bufera, nella città deserta.
Quel momento irripetibile in realtà era stato carpito e capito da subito da Morucchio, che dopo i primi scatti istintivi ha chiesto ai due Carabinieri di rifare qualche passo (si vedono più impronte sulla neve) e loro li hanno fatti, diventando modelli coscienti.
Ma il colpo di fortuna è il colpo di vento che alza il mantello, e lo scatto ferma quel soffio di vita, il movimento che anima la Gus, Grande Uniforme Speciale.
Curioso, per una fotografia che per principio ferma il tempo, essere fuori dal tempo, la piazza è rimasta quella del Tiepolo e del Canaletto, è vuota, non ci sono persone che diano un riferimento temporale.
E Venezia con la neve crea uno sfondo ultraterreno.
✍🏻 Roberto Gini
Dopo la pubblicazione dell'esito del referendum del 2 giugno 1946, il contegno tenuto dal Re Umberto II fu di una nobiltà esemplare: fu il contegno di un sovrano liberale e democratico. Bisogna per onestà dargliene atto senza alcuna riserva.
L'esito del referendum fu e resta controverso: molti, anzi troppi fattori fecero legittimamente sospettare la vittoria dei monarchici, con una percentuale vicina a quella che venne dichiarata favorevole alla repubblica.
Il Re avrebbe potuto rivedere il conteggio, alla luce dell'innaturale arco di tempo trascorso tra la votazione del 2 giugno e la proclamazione del risultato finale.
Umberto II sapeva però che l'italia aveva in primo luogo bisogno di pacificazione, e scelse di accettare quel conteggio così come gli venne presentato per scongiurare ulteriori conflitti interni alla nazione, ancora ferita da ventitre anni di fascismo e cinque di guerra di cui uno e mezzo di guerra civile.
Umberto II decretò la fine della monarchia e si allontanò per sempre dall'Italia senza proclami e senza clamore, salendo sull'aereo che lo portò in Portogallo e salutando col gesto della mano e in abito borghese le poche persone che, commosse, lo accompagnarono all'aeroporto.
Se oggi gli italiani celebrano la nascita della repubblica lo si deve anche ad un Re che nel breve tempo del suo regno, e in quei pochi giorni di giugno, riscattò come potè l'onore di una dinastia compromessa dal troppo recente passato.
Per questo motivo un ricordo meritato, oggi, io lo rivolgo a Re Umberto. Non potemmo apprezzare la vera statura dell'uomo e del Re a causa delle brevità della sua presenza al Quirinale: egli però era un uomo nobile; fu antifascista dichiarato dall'inizio insieme alla Regina Maria José; fu osservante fino al sacrificio dell'autorità paterna ma tramò quanto gli fu possibile per far cadere il Regime. Troppo tardi però.
Socialisti, la Regina e lui, entrambi scelsero di garantire all'Italia la transizione pacifica e pacificata con la rinuncia a qualsiasi azione di verifica e l'accettazione di un risultato dai contorni foschi.
A Re Umberto II e alla Regina Maria José non posso oggi non rendere il dovuto onore e non rivolgere un affettuoso (e nostalgico) omaggio.
Cosa succede se un gruppo di norreni irregolari violenta una donna per giorni? Che insabbiamo la notizia, perché nessuno lo deve sapere, se ci sono dei norreni di mezzo.
Il dramma della solitudine di un anziano e il coraggio di due carabinieri che lo salvano prima che si getti dal balcone del suo palazzo, nell’Agrigentino.
#Tg1 Giuseppe La Venia
Napoli. Sono le 3 di notte.
Un uomo esce di casa. Sta andando a lavorare. È un commerciante ortofrutticolo, uno di quelli che iniziano la giornata quando molti altri la stanno finendo.
Sale in auto. Poi, in pochi secondi, la normalità si spezza.
Da dietro l’angolo sbucano due uomini: uno incappucciato, l’altro con il casco integrale. È armato. Il terrore entra nell’abitacolo prima ancora dei rapinatori.
Vogliono l’auto. Vogliono i suoi soldi. Gli portano via, almeno per quei secondi, la sicurezza di poter andare semplicemente a lavorare.
In quel momento passa una Gazzella dei #Carabinieri, impegnata nel servizio notturno di controllo del territorio.
I militari vedono tutto. Non c’è tempo per riflettere: intervengono l’istinto, l’addestramento, la preparazione.
Un Carabiniere scende al volo e parte all’inseguimento.
Uno dei due rapinatori tenta di salire sulla vettura appena rubata, con la portiera posteriore ancora aperta. Non ci riesce.
Il Carabiniere lo raggiunge. Lo blocca. Lo arresta.
Il denaro viene restituito al legittimo proprietario. Le indagini proseguono per recuperare l’auto e identificare il complice.
Questa è la sicurezza che spesso non si vede: quella che passa di notte, quando le città dormono e qualcuno prova ad approfittarne.
A #Difesa della collettività
Dedicato a tutte le mamme.
Happy Mother’s Day.
Il saluto di Adamaria “Bambi” Roncallo alla sua Orsetta, fisioterapista e collaboratrice del settore giovanile nei Genoa Summer Camp, tragicamente scomparsa nell'aprile del 2019. Per sempre nei nostri cuori ❤️💙
👉 https://t.co/7x6gDQ0xBO
Ruba un camion.
La Polizia lo insegue.
Il ladro si getta dal mezzo e muore.
Indagati i poliziotti.
Omicidio colposo.
E ora quelli dotti, medici e sapienti diranno che "indagare i #poliziotti è un atto dovuto".
Nossignori!
È un atto vergognoso.
L'ennesimo.
#Aosta#6maggio
CARABINIERE SPARA AL LADRO: CONDANNATO A 3 ANNI DI GALERA. PER IL GIUDICE HA COMMESSO “ERRORE DI PROPORZIONI MACROSCOPICHE”. NON C’È SCAMPO PER LE DIVISE: O LA MORTE O LA CELLA
Sono state pubblicate qualche giorno fa le motivazione della sentenza con la quale il carabiniere Emanuele Marroccella, lo scorso gennaio, è stato condannato a 3anni di galera per avere sparato a un ladro, Jamal Badawi, nel 2020, a Roma, durante un intervento. Secondo il giudice, il carabiniere ha commesso un “errore di proporzioni macroscopiche” e lo sentenzia mentre è al sicuro nel suo ufficio, con il riscaldamento o l’aria condizionata, e non per strada a rischiare la pelle per garantire la sicurezza collettiva. Perché, vedete, un conto è una sentenza scritta a tavolino, un altro è trovarsi di fronte a un ladro, nel cuore della notte, con l’adrenalina che sale e la responsabilità di proteggere sé stessi e gli altri. Lo Stato pretende dai suoi uomini in divisa una perfezione che non esiste. Chiede loro di essere lucidi, rapidi, infallibili, di valutare in un istante ciò che un magistrato analizza con calma, a distanza di anni, con tutti gli elementi davanti e senza alcun rischio personale. Facile così. Troppo facile. Ebbene, abbiamo condannato un altro servitore dello Stato, reo di aver compiuto il suo dovere. E siamo sconfitti e fottuti tutti perché il messaggio che stiamo veicolando quotidianamente è questo: chi delinque, nella peggiore delle ipotesi, rischia un processino, una condannina simbolica, i servizi sociali, a volte nulla; chi interviene per fermarlo, invece, certamente paga. Prima con la gogna mediatica e poi tutto il resto. Il delinquente può contare su mille attenuanti, l’operatore della sicurezza su nessuna indulgenza.
Si crea così una cultura rovesciata, nella quale l’autorità è sistematicamente sospettata, delegittimata, indebolita. E il risultato lo vediamo ogni giorno: un senso crescente di impunità da una parte e di paralisi dall’altra. E tutto questo non fa che favorire il crimine e quella deriva nella quale versiamo.
Se continuiamo su questa strada, finiremo per avere forze dell’ordine sempre più esitanti, sempre più timorose, sempre più sole. E criminali sempre più spavaldi.
2 maggio 1941 - 2 maggio 2026. Il Prof Franco Scoglio oggi avrebbe compiuto 85 anni. noi lo celebriamo con una sua dichiarazione d'amore a #Genova e al @GenoaCFC