Dalla superlega al Tar la verità su Andrea #Agnelli ⚪⚫
Noi juventini lo diciamo da tempo. Se la nostra rabbia è così forte, è perché abbiamo sempre saputo che le difficoltà e le restrizioni economiche degli ultimi sei anni non sono figlie della semplice svalutazione della rosa, ma di un disegno preciso per danneggiare deliberatamente la Juventus e toglierla di mezzo.
Oggi quella rabbia si è trasformata in disprezzo per le noti vicende di cui nessuno parla più.
Tutto nasce quando la #Juventus dominava in Italia con 9 scudetti consecutivi, l’ultimo nel 2020. L’ormai ex presidente FIGC Gabriele Gravina parlò apertamente di un “campionato noioso” invocando ad un certo punto persino i playoff. Il messaggio di fondo era chiaro, il dominio bianconero era diventato un problema politico ed economico per il sistema, che andava riequilibrato a tutti i costi.
In quel preciso momento storico, Andrea Agnelli aveva già capito tutto, aveva previsto l'inevitabile declino del calcio italiano, ormai schiacciato dallo strapotere finanziario della Premier League inglese. Il progetto della Superlega era la sua risposta, una riforma strutturale per salvare i top club europei dall'asfissia economica.
Ma le istituzioni (UEFA e FIGC) lo hanno visto come una minaccia per il loro monopolio di potere e miliardi.
E così per fermarlo (e fermare la Juventus), il sistema si è mosso con un tempismo chirurgico. A novembre 2022 iniziano le “grandi manovre” che spingono Agnelli e il CdA alle dimissioni. Poi, nella primavera del 2023, va in scena un finale di campionato surreale, prima i 15 punti di penalizzazione, poi restituiti provvisoriamente, e infine i 10 punti tolti definitivamente a maggio 2023, comunicati a pochi minuti dal fischio d'inizio di una partita di campionato. Una squadra inevitabilmente distratta e logorata psicologicamente da una classifica riscritta continuamente dai tribunali sportivi.
Lo scorso 6 giugno la verità è finalmente venuta a galla con l'archiviazione ufficiale dell'inchiesta penale sulle plusvalenze da parte della Procura di Roma. Per la legge dello Stato italiano non è stato commesso alcun reato, dimostrando definitivamente che quella destabilizzazione sul campo è stata un'ingiustizia puramente politica. Ora, grazie alla storica sentenza della Corte di Giustizia Europea (CGUE) del 16 luglio che ha stroncato il monopolio delle federazioni a tutela dei diritti civili dei cittadini, i legali di Agnelli hanno riattivato il ricorso al TAR del Lazio per cancellare definitivamente l'inibizione della FIGC, forti di un'archiviazione penale che smonta ogni accusa.
Oggi i fatti danno totalmente ragione ad Agnelli. La Serie A perde pezzi, competitività e appeal a livello globale, esattamente come lui aveva previsto, mentre la Premier League fa un altro sport. Hanno scientemente punito e fermato l'unico visionario del nostro calcio solo per difendere le proprie poltrone e lo status quo, ma, il tempo è galantuomo.
Ti aspettiamo presidente, ma tu fa presto 🤍🖤🤍🖤
Se pensavate che il peggio fosse la farsa delle intercettazioni insabbiate dai media, tenetevi forti: oggi assistiamo in diretta alla morte dello stato di diritto e della giustizia sportiva in questo Paese. Un colpo di spugna chirurgico, apparecchiato nei minimi dettagli per salvare l’Inter e l'intero baraccone federale dal processo per #Arbitropoli.
I dettagli di quello che sta accadendo alla Procura di Milano sono talmente scandalosi da sembrare un copione scritto per un film di quart'ordine, ma è tutto drammaticamente vero:
⚠️ IL PM HA LE PROVE, MA IL TEMPO SCADE: Il pm Ascione, titolare dell'inchiesta, ha elementi sufficienti per mandare a processo Gianluca Rocchi per aver condizionato le designazioni su pressione dell'Inter e della Federazione. Ma c'è una scadenza: domani è il suo ultimo giorno in Procura. Se non firma l'archiviazione rinnegando il suo stesso lavoro, dal giorno dopo ci penseranno i suoi superiori.
🔵 IL FATTORE VIOLA (IL CAPO TIFOSO): A orchestrare la ritirata e pretendere l'archiviazione c'è il capo della Procura Marcello Viola (noto e dichiaratamente interista) insieme al pm Ielo. Una staffetta temporale perfetta: aspettare che scada il turno del magistrato che vuole fare il suo lavoro per mettere la firma sul "nulla di fatto" penale. Tutto in famiglia, tutto regolare!
🍷 LA "GARANZIA" CHINÈ ALLA GIUSTIZIA SPORTIVA: "La palla passa alla giustizia sportiva", dicono. Sì, certo, peccato che lì ad aspettarla ci sia il Procuratore Federale Giuseppe Chinè. Lo stesso Chinè che quando si tratta di scovare plusvalenze o irregolarità altrove si trasforma in uno sceriffo implacabile in 48 ore, ma che davanti a #Interopoli e alle pressioni documentate sui designatori improvvisamente indossa la benda. Finirà tutto a tarallucci e vino, con la solita melina burocratica per salvare la baracca.
IL DOPPIO PESISMO È DIVENTATO LEGGE ⚖️❌
La narrazione è già scritta: useranno l'archiviazione penale firmata d'ufficio da Viola e Ielo come uno scudo per dire "visto? Non c'era niente!". E Chinè userà quell'archiviazione come scusa perfetta per girarsi dall'altra parte, ignorando la violazione dell'Articolo 4 sulla lealtà sportiva che, in un Paese normale, comporterebbe la retrocessione diretta per illecito sportivo.
Hanno creato una cupola mediatica e giuridica indistruttibile, dove chi indaga viene neutralizzato dalle gerarchie interne e chi dovrebbe vigilare sullo sport risponde al telefono degli amici di palazzo.
Potete archiviare le carte, potete scambiarvi i favori nei corridoi dei tribunali e potete brindare a tarallucci e vino. Ma lo schifo di questa operazione rimarrà stampato nella storia del calcio italiano. La vostra "onestà" non è mai stata così palesemente di cartone. 🚪🤫👋
#Arbitropoli #Interopoli #MarcelloViola #Chine #GiustiziaSportiva #TarallucciEVino
Il procuratore capo Viola, dichiarato tifoso dell’Inter, che fa pressing per archiviare il caso. Tutto alla luce del sole, senza nemmeno nascondersi.
In Italia la giustizia è così, se tifi la squadra giusta, le pratiche si archiviano da sole.
Ci avevano giurato che erano olandesi, francesi, italiani...
È bastato un pallone per scoprire la verità.
Amici, vi ricordate quando ci dicevano che basta nascere in Italia per essere italiani?
Che la cittadinanza è un diritto di chi “si sente” italiano, francese, olandese. Che non conta da dove vengono i tuoi genitori, conta il posto dove sei nato e cresciuto. E che chiunque sollevasse un dubbio era un razzista da rieducare.
Ecco. È bastato un Mondiale di calcio per smontare vent’anni di questa narrazione.
Il 30 giugno il Marocco elimina l’Olanda ai rigori. E nei Paesi Bassi succede una cosa interessantissima: migliaia di “olandesi di origine marocchina”, compresi quelli NATI in Olanda, pure di terza generazione, scendono in strada a festeggiare l’eliminazione del Paese che li ha visti nascere.
E non solo festeggiano.
A L’Aia, secondo le ricostruzioni, un corteo prova a invadere la Marktweg, la storica “strada degli Oranje” dove gli olandesi celebrano le vittorie della loro nazionale. Apposta, per provocare.
La polizia li blocca e parte la guerriglia: pietre, bottiglie, fuochi d’artificio sparati contro gli agenti, cariche, idranti, arresti. Motociclisti della polizia circondati e costretti a scappare.
Gente nata nei Paesi Bassi che assalta la polizia olandese per festeggiare la sconfitta dell’Olanda.
Riflettete su questa frase.
E i calciatori? Ancora meglio. Mazraoui, Amrabat, Salah-Eddine: nati nei Paesi Bassi, cresciuti nelle accademie calcistiche olandesi, formati coi soldi del calcio olandese…
Potevano scegliere la maglia Oranje.
Hanno scelto il Marocco.
E il CT del Marocco ha spiegato il perché con una frase che vale più di mille convegni sull’integrazione:
“sono marocchini prima di tutto”.
Lo ha detto lui, eh. Non Vannacci. Non io. Il commissario tecnico del Marocco.
Poi il Marocco batte il Canada e passa ai quarti. E la scena si ripete, stavolta anche in Italia: Torino, quartiere Barriera di Milano, fuochi d’artificio sparati ad altezza uomo e contro le auto, strada bloccata tutta la notte. Milano, Bologna, Vicenza, stesso copione. La comunità marocchina che vive in Italia “festeggia” il Marocco devastando le città italiane che la ospitano.
E adesso arriva il bello.
Stasera, ore 22: Francia-Marocco, quarto di finale.
Sapete come si sta preparando la Francia a una PARTITA DI CALCIO?
Tolosa ha imposto il coprifuoco per i minori di 16 anni non accompagnati. Clermont-Ferrand ha annunciato la tolleranza zero. Parigi trema al ricordo dei festeggiamenti del PSG in Champions, finiti con un morto. Il Viminale, da noi, ha allertato le questure.
Coprifuoco. Per una partita di calcio. Fermatevi a pensare cosa significa: tutti sanno benissimo cosa può succedere stasera. Lo sanno i sindaci, lo sanno i prefetti, lo sa la polizia. Lo sanno anche quelli che poi, davanti al microfono, ti spiegano che l’integrazione è un successo e che chi la mette in dubbio è un nostalgico.
E allora stasera abbiamo il test perfetto, ancora più grande di quello olandese. Perché la Francia è il Paese europeo con più cittadini di origine marocchina, “francesi” da due o tre generazioni, passaporto bordeaux con su scritto République Française, nati a Parigi, Lione, Marsiglia.
Se la Francia vince, guardate le banlieue (i quartieri periferici): vedremo quanti “nuovi francesi” festeggeranno la Francia.
Se la Francia perde, guardate le stesse strade: vedremo se piangeranno per la loro patria sconfitta o se sarà la festa più grande dell’anno.
Non serve nessun sociologo, nessuno studio, nessun dibattito televisivo.
Basta guardare le strade stanotte.
Il tifo è la risonanza magnetica dell’appartenenza: puoi mentire a un censimento, non puoi mentire quando entra il gol.
Continua sotto nel primo commento ⤵️
Le intercettazioni bomba pubblicate da Il Fatto Quotidiano non sono una semplice notizia: sono la pietra tombale sulla finta onestà di chi si è auto-proclamato per vent'anni il "club degli onesti". La maschera è caduta, e sotto c'è il fango più totale.
Altro che "stile", altro che "immunità diplomatica"! Gli inquirenti dell'indagine milanese fissano un punto di svolta clamoroso: contatti diretti e sistematici tra l'ex designatore Gianluca Rocchi e la società nerazzurra di Beppe Marotta.
Andiamo a leggere la realtà dei fatti, quella che i media asserviti cercheranno di nascondere o minimizzare con i soliti grafici di carta velina:
1) NON UN CASO ISOLATO, MA UN SISTEMA SOCIETARIO: Gli inquirenti lo scrivono chiaramente. Non era un singolo dirigente che chiamava di nascosto. Erano "diversi soggetti della società" con nome e cognome che telefonavano a Rocchi per dettare i propri "desiderata" sulle designazioni arbitrali.
2) "QUELL'ARBITRO NON LO VOGLIAMO": Altro che accettare il verdetto del campo! Si andava dal folklore becero del "porta sfiga" fino a pressioni ben più serie e mirate: “Quell'arbitro non lo vogliamo”. Sceglievano i direttori di gara, facevano il bello e il cattivo tempo e decidevano chi doveva fischiare le loro partite.
Per anni abbiamo assistito a un calcio in cui la Juventus veniva rivoltata come un calzino in 48 ore con processi sommari nel bel mezzo del campionato. Per anni ci hanno fatto la morale dai loro studi televisivi, godendosi una squisita immunità diplomatica su fideiussioni scadenze e passaggi societari fantasma all'ultimo secondo.
Oggi scopriamo che mentre noi pagavamo dazio anche per colpe non nostre, nei palazzi milanesi si alzava il telefono per dettare la lista della spesa a Rocchi.
Potete vincere tutti gli scudetti che volete in questo momento storico, potete continuare a nascondervi dietro i rifinanziamenti dell'ultimo secondo e i fondi speculativi, ma la storia non si cancella con le veline dei giornali amici. Siete e rimanete quelli salvati dai tribunali e protetti dal silenzio del sistema.
E la cosa più bella? Siamo solo all'inizio.
Preparate i pop-corn. Il castello di cartone sta venendo giù pezzo dopo pezzo. Tornate pure a nascondervi, ne avete un disperato bisogno. 👋🎪📉 #IntercettazioniInter #Marotta #Rocchi #Calciopoli #VeroCalcioItaliano
Un évêque déclare : « Ce ne sont pas des réfugiés, ce sont des envahisseurs qui veulent islamiser l'Europe. Ils veulent détruire la culture historique de l'Europe. » ✝️
Condamnez-vous de tels propos ?
A. Oui
B. Non
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Tra il 1964 e il 1967 l’Inter vinse 2 scudetti, con il record all-time di 100 giornate senza subire un rigore. Poi gli venivano concessi rigori come questo ⬇️: in pratica gli avversari non entrarono nella loro area per 100 giornate (ride ndr). “Loro” sono sempre stati questo