Poi quando arrivano i vari Kvara, Baturina, Wesley, Perrone, Ederson, Kim, Hjulmand etc etc giù a piangere perchè non siamo arrivati prima
Morirete eterni scontenti e insoddisfatti
@FootballAndDre1 Non avevi in teoria la certezza nemmeno con palestra eh. Chaloba titolare al chelsea lo scorso anno ma sento gente "meglio stones" (15 presenze negli ultimi due anni in premier e manco da titolare).
Meno male che i tifosi scrivono e il mercato lo fa chi lo fa du lavoro 😂
Il mio io masochista mi porta a scrivere un tweet che mi attirerà molte critiche e pure qualche insulto...pazienza.
Non ho mai nascosto la mia profonda simpatia per la kefiah e per le ragioni dei palestinesi NON terroristi, ma...
Leggo molte critiche da amici virtuali interisti arabi o di origine cmq medio orientale sull'eventuale acquisto di Anan Khalaili.
Nella stessa identica maniera in cui giudico idioti e praticamente nazisti chi giudica a prescindere TUTTI i palestinesi terroristi di Hamas senza distinzione alcuna compresi bambini di 8 anni e quello che zappa la terra arida a Rafallah per sfamare la famiglia, alla stessa stregua ritengo stupido giudicare tutti gli israeliani senza distinzione alcuna nazisti come Gvir...
sino al momento attuale siamo sicuri che non ha mai fatto il soldato, ha passaporto israeliano visto che in Israele ci è cmq nato e ci ha abitato, è di origini arabe con la famiglia che arriva da Sakhnin insediamento arabo risalente a 3500 anni fa, maggioranza sunniti e cristiani...e il cui stadio è stato costruito pure con i soldi dell'emiro del Qatar Al Thani (grande wikipedia!), e non ci sono notizie che il nonno abbia partecipato al massacro di Sabra e Chatila.
Giudicarlo a prescindere un pezzo di merda mi sembra oltremodo...qualunquista (e uso questo termine perchè non voglio offendere nessuno).
Almeno aspettiamo e vediamo come si comporta, sempre se arriva.
P.S. a margine...abbiamo recentemente avuto nelle nostre fila un giocatore iraniano, che ha appena giocato il mondiale nella nazionale iraniana e l'Iran non è di certo un simbolo di democrazia pace e buona volontà, ma uno dei regimi teocratici più feroci e oscuri mai esistiti dai tempi dell'Inquisizione e Torquemada.
Non basta salvarsi dal mare se l’odio ti aspetta a terra.
Fugge dalla Nigeria perché amare una persona del proprio sesso può costarti la libertà o la vita. Nel sud del Paese l’omosessualità è punita con fino a 14 anni di carcere, mentre in alcuni stati del nord, dove vige la Sharia, è prevista perfino la pena di morte.
A soli 16 anni attraversa il deserto. Sopravvive a un anno di violenze e sofferenze in Libia. Affronta il Mediterraneo su un gommone con altre 119 persone: 44 di loro non arriveranno mai a Lampedusa. Il mare inghiotte le loro vite.
Evans Ogbajie arriva in Italia. Ottiene lo status di rifugiato, trova un lavoro come benzinaio a Zanè, in provincia di Vicenza, e conquista tutti sul campo da calcio, diventando capocannoniere con il Silva Marano. Finalmente pensa di poter vivere senza nascondersi, senza paura, senza dover chiedere scusa per ciò che è.
Ma la violenza cambia volto, non sempre sostanza.
Il 2 luglio, alle sette del mattino, trova la sua auto devastata: carrozzeria sfregiata, insulti omofobi, un disegno osceno sul cofano, le scritte “Troia” e “Gay”, la targa strappata e gettata a terra.
Questa non è una bravata. È un crimine d’odio. È il segnale che il pregiudizio continua ad avvelenare la nostra società.
Ci indigniamo per le persecuzioni nei Paesi lontani, ma troppo spesso ignoriamo l’odio che cresce nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre strade. Un rifugiato che scappa dalla persecuzione non dovrebbe ritrovarsi a fare i conti con la stessa intolleranza nel Paese che gli ha promesso protezione.
La dignità umana non ha nazionalità, colore della pelle né orientamento sessuale. Chi semina odio contro chi è diverso non difende alcun valore: calpesta i principi fondamentali di una società democratica.
A Evans Ogbajie va tutta la mia solidarietà. Agli autori di questo gesto, invece, va la condanna più ferma. Perché il silenzio davanti all’odio è la sua forma più pericolosa di complicità.
É MUITO MAIS QUE FUTEBOL.
Durante A Partida Com Os Estados Unidos A Torcida Da Bósnia, Cujo País Foi JÁ ALVO de GENOCÍDIO, CANTA NO Estádio.
"FREE PALESTINE"