@CarloCalenda@mariocavallaro C'era un governo reazionario che voleva metterli sotto il loro controllo (lo so che non lo comprendi, ma nessuno si aspetta lucidità da te). Cantare Bella Ciao è il minimo
@CarloCalenda@pinapic Tralasciando l'ignoranza storica buttata qui ad cazzum, domanda veloce: perché dentro un partito teoricamente di sx dovrebbe continuare a stare una persona che sostiene da tempo le politiche dei partiti di dx?
Tu sei uscito. Renzi è uscito. È coerenza. E giustamente si pretende
@gaiatortora Pure sui numeri non sei portata. Ha votato il 60% degli aventi diritto. Il Si non è la metà del paese. Spero tu sappia fare il calcolo da sola.
Ps. Gne gne
🚨 Joe Kent says Ali Larijani was negotiating peace and was killed. Qatar’s gas could have stabilized energy markets — it was hit too.
He says Tel Aviv doesn’t want peace, it wants permanent war, and America is the weapon.
BOMBSHELL: Iran offered to give away ALL of its enriched uranium during peace talks in Geneva. The British thought it was a credible offer. Hours later, Trump started bombing Iran anyway. The US didn't want peace, they wanted war.
Sette Paesi, un solo uomo
Diciamolo subito, senza giri. Maduro era un dittatore. Khamenei era un dittatore. Il regime iraniano ha represso, torturato, ucciso migliaia di persone. Nessuno qui versa lacrime.
Il problema è un altro. Il problema è il principio.
Se il presidente degli Stati Uniti può decidere da solo di attaccare qualsiasi Paese sovrano, catturare un capo di Stato con un raid, assassinare una Guida Suprema con trentuno bombe anti-bunker, ordinare bombardamenti su 24 province e la sera stessa andare a una cena di raccolta fondi, allora non esiste più un ordine internazionale. Esiste la volontà del più forte. Nient’altro.
Sette Paesi in pochi mesi. Nigeria, Siria, Venezuela, Iran, Iraq, Somalia, Yemen. Non è contrasto al terrorismo. Non è legittima difesa. È l’affermazione di un potere senza limiti, senza autorizzazione, senza contrappesi. Un solo uomo, da una sola scrivania, decide chi governa, chi cade, chi muore. Oggi è toccato a Teheran e Caracas. Domani può toccare a chiunque. Non perché i bersagli siano innocenti. Perché il precedente è stato creato. Il meccanismo è in moto. Una volta che accetti che la forza militare sostituisce la politica, la diplomazia, il diritto, non c’è più modo di fermarla.
Chi sosteneva che sarebbe stata un’operazione chirurgica, controllabile, limitata, guardi cosa è successo in meno di ventiquattro ore. Khamenei ucciso nel suo ufficio. Centootto persone morte in una scuola elementare femminile a Minab. Le Guardie Rivoluzionarie che lanciano missili su 27 basi americane in cinque Paesi del Golfo. Lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico navale. Esplosioni a Riyadh, Abu Dhabi, Manama. Spazi aerei chiusi da Israele al Kuwait. Paesi che non avevano chiesto nulla si ritrovano sotto il fuoco. La teoria della forza chirurgica si è smentita da sola nel giro di poche ore.
L’Iran non era un attore isolato. Aveva alleanze, milizie, capacità di ritorsione dal Libano allo Yemen. Colpire Teheran significava accendere ogni miccia della regione. Lo sapevano tutti. Lo hanno fatto lo stesso. Le infrastrutture energetiche globali sono esposte. I mercati si muoveranno. L’economia mondiale ne pagherà il prezzo. Non fra mesi. Adesso.
C’è poi la normalizzazione, che è forse la cosa più inquietante di tutte. Un presidente che bombarda mezzo Medio Oriente e la sera si presenta a un gala repubblicano. Un Segretario alla Difesa che celebra «l’operazione più letale della storia» come fosse un record sportivo. La guerra non viene più dichiarata. Viene gestita come ordinaria amministrazione, inserita tra un comizio e una foto di rito. Il confine tra guerra e pace non si è assottigliato. È scomparso.
Perché il vero problema non è l’Iran. Non è il Venezuela. Il vero problema è un uomo che si è convinto di stare sopra a tutto. Sopra al diritto internazionale, sopra al Congresso, sopra alle Nazioni Unite, sopra a qualsiasi vincolo che la civiltà ha costruito in ottant’anni per evitare che il mondo tornasse a essere una giungla. Trump non viola le regole. Le ignora. Le considera irrilevanti. Relitti di un’epoca in cui l’America aveva bisogno di alleati, di consenso, di legittimazione. Quell’epoca per lui è finita. Resta solo il potere, nudo, e la certezza messianica di poterlo esercitare senza rendere conto a nessuno.
Ha chiesto al popolo iraniano di «prendere il controllo del governo» mentre le bombe cadevano ancora. Ha festeggiato la morte di Khamenei su un social network con la stessa enfasi con cui commenta un indice di borsa. Ha trasformato un atto di guerra in un contenuto da piattaforma digitale. Non c’è solennità, non c’è peso, non c’è la consapevolezza minima che stai mandando a morire delle persone. C’è un uomo che si sente onnipotente e si comporta di conseguenza.
Qui sta la responsabilità dell’Europa. Il Segretario Generale dell’ONU ha condannato. L’Unione Europea ha chiesto moderazione. Parole. Comunicati. Niente. Il silenzio operativo è complicità. Accettare nei fatti ciò che si condanna nelle dichiarazioni significa ratificare un mondo in cui le regole valgono solo per chi non ha abbastanza bombe per ignorarle. Significa dire ai nostri figli che il diritto esiste finché conviene al più forte. Significa rinunciare a tutto quello su cui abbiamo costruito l’idea stessa di Europa.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso. I missili volano su cinque capitali. Una scuola elementare di Minab non esiste più. E l’uomo che ha deciso tutto questo stasera è a cena.
1989: Margaret Thatcher, "Privatised water is a better deal than nationalised water. It will go very successfully indeed. Let's wait and see so we can pontificate in light of the facts"
2025: Ask Sarkar outlines the facts, "Everything is too expensive, nothing works; that's the picture of our public services.. £200 billion paid to shareholders of privatised utilities: rail, mail, water, energy, buses.. That could have gone to reducing customer bills"
Quali prove possiede la direttrice dell'ufficio stampa RAI per negare i crimini Israeliani a Gaza contraddicendo l'enormità di prove raccolte dall'ONU, Amnesty International, Forensic Architecture e dozzine di altri esperti?
La propaganda progenocidio va indagata e punita.
Nel 2025 c'è ancora chi pensa che se lavorassimo 24h al giorno, 365gg all'anno, l'economia crescerebbe molto di più.
Si lavora ancora troppo tempo, soprattutto in Italia. E probabilmente non è un caso che si sia tra i meno produttivi.
I relatori Onu seguono le regole dell'Onu che non chiama Hamas organizzazione terrorista. Non chiama terrorista nemmeno Israele che ha ucciso molti più civili.
L'Onu condanna i crimini di entrambi. La differenza è che uno è l'occupante da oltre mezzo secolo, l'altro l'occupato.
“1$rael continues to commit the GREATEST EVIL the world has witnessed in recent memory. Two weeks ago, we debated its use of starvation as a weapon of war. This week, we witnessed the targeting of health care workers & rescuers in Gaza...”
—Aodhán Ó Ríordáin-MEP🇪🇺
“Nel 1978 o ‘79 gli israeliani abbatterono un aereo civile libico perché aveva violato il loro spazio aereo. Il presidente Nixon inviò un messaggio a Gheddafi e a Sadat chiedendo scusa per l’incidente. L’associazione piloti si riunì per discutere l’accaduto. 102 paesi alle nazioni unite condannarono Israele. Quattro paesi votarono contro e gli Stati Uniti si erano astenuti. Perché? Perché non potevamo creare un nemico. Ma quando esattamente le stesse circostanze si verificarono con l’Unione Sovietica allora abbiamo urlato con indignazione facendo morale. Perché? Qual’è la differenza? Perché dovevamo insistere che i sovietici dovevano essere identificati come nemici. Se non creiamo nemici più grandi, come potremmo giustificare l’approvvigionamento di più armi?”
Paul Newman
Fammi capire, per te chiedere la fine della guerra tramite negoziati di pace invece che continuarla fornendo armi è un crollo morale?
Ok che i liberali storicamente amano dittature e guerre, ma credo che tu sia un po' tonto a dire certe cose
In Sicilia l’acqua - e quasi tutto il resto - va sottratto alla gestione regionale. Vanno chiuse le 50 società che si occupano della rete idrica e accorpate in una sola gestita dallo Stato centrale.
Se questa dichiarazione di Tajani fosse vera sarebbe gravissima. Non c'è nulla da "interpretare" nella decisione della Corte. Nethanyahu, Gallant e Deif vanno arrestati se entrano in qualunque Paese firmatario dello Statuto di Roma, Italia compresa. A meno che non si voglia smantellare del tutto il sistema di diritto internazionale su cui si è fondata la nostra convivenza pacifica dal dopoguerra.