Chi tace non è vero che acconsente è solamente che il rifiuto non sempre trova le parole anche io modestamente non capisco ma resisto e ammutolisco dal disgusto
@NonEvoluto Ciao Alessandro, qui si naviga a vista. La toppa è sempre peggio de buco, non so cosa pensare. Sembra che si tratti di dilettanti allo sbaraglio anche se poi ci sono fior di milioni in ballo.
Poveri noi tifosi
@acmilan Vi dovete vergognare. Avete dilapidato quanto di buono era stato fatto, a causa della vostra enorme incompetenza, arroganza e presunzione. Adesso via tutti e ridate il Milan ai milanisti.
Indegni di portare quella maglia e di giocare in quello stadio. Dalla società, all’allenatore ai giocatori. Buttato via tutto quanto di buono si stava facendo fino alla vittoria dello scudetto per arroganza, presunzione ed incompetenza. Via tutti! #milan
@NonEvoluto Ne abbiamo parlato ieri a @RadioRossonera . Purtroppo in questa fase quel “minimo ma fastidioso problema” lo limita proprio negli sprint e nei cambi di direzione sul breve, che sono la sua arma migliore.
"Il riposo è il trattamento migliore. Non potrà essere al 100% fino al termine della stagione" 🔴⚫️
Le parole del DOC @baccomarano sulla pubalgia di #Leao👇
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Sette Paesi, un solo uomo
Diciamolo subito, senza giri. Maduro era un dittatore. Khamenei era un dittatore. Il regime iraniano ha represso, torturato, ucciso migliaia di persone. Nessuno qui versa lacrime.
Il problema è un altro. Il problema è il principio.
Se il presidente degli Stati Uniti può decidere da solo di attaccare qualsiasi Paese sovrano, catturare un capo di Stato con un raid, assassinare una Guida Suprema con trentuno bombe anti-bunker, ordinare bombardamenti su 24 province e la sera stessa andare a una cena di raccolta fondi, allora non esiste più un ordine internazionale. Esiste la volontà del più forte. Nient’altro.
Sette Paesi in pochi mesi. Nigeria, Siria, Venezuela, Iran, Iraq, Somalia, Yemen. Non è contrasto al terrorismo. Non è legittima difesa. È l’affermazione di un potere senza limiti, senza autorizzazione, senza contrappesi. Un solo uomo, da una sola scrivania, decide chi governa, chi cade, chi muore. Oggi è toccato a Teheran e Caracas. Domani può toccare a chiunque. Non perché i bersagli siano innocenti. Perché il precedente è stato creato. Il meccanismo è in moto. Una volta che accetti che la forza militare sostituisce la politica, la diplomazia, il diritto, non c’è più modo di fermarla.
Chi sosteneva che sarebbe stata un’operazione chirurgica, controllabile, limitata, guardi cosa è successo in meno di ventiquattro ore. Khamenei ucciso nel suo ufficio. Centootto persone morte in una scuola elementare femminile a Minab. Le Guardie Rivoluzionarie che lanciano missili su 27 basi americane in cinque Paesi del Golfo. Lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico navale. Esplosioni a Riyadh, Abu Dhabi, Manama. Spazi aerei chiusi da Israele al Kuwait. Paesi che non avevano chiesto nulla si ritrovano sotto il fuoco. La teoria della forza chirurgica si è smentita da sola nel giro di poche ore.
L’Iran non era un attore isolato. Aveva alleanze, milizie, capacità di ritorsione dal Libano allo Yemen. Colpire Teheran significava accendere ogni miccia della regione. Lo sapevano tutti. Lo hanno fatto lo stesso. Le infrastrutture energetiche globali sono esposte. I mercati si muoveranno. L’economia mondiale ne pagherà il prezzo. Non fra mesi. Adesso.
C’è poi la normalizzazione, che è forse la cosa più inquietante di tutte. Un presidente che bombarda mezzo Medio Oriente e la sera si presenta a un gala repubblicano. Un Segretario alla Difesa che celebra «l’operazione più letale della storia» come fosse un record sportivo. La guerra non viene più dichiarata. Viene gestita come ordinaria amministrazione, inserita tra un comizio e una foto di rito. Il confine tra guerra e pace non si è assottigliato. È scomparso.
Perché il vero problema non è l’Iran. Non è il Venezuela. Il vero problema è un uomo che si è convinto di stare sopra a tutto. Sopra al diritto internazionale, sopra al Congresso, sopra alle Nazioni Unite, sopra a qualsiasi vincolo che la civiltà ha costruito in ottant’anni per evitare che il mondo tornasse a essere una giungla. Trump non viola le regole. Le ignora. Le considera irrilevanti. Relitti di un’epoca in cui l’America aveva bisogno di alleati, di consenso, di legittimazione. Quell’epoca per lui è finita. Resta solo il potere, nudo, e la certezza messianica di poterlo esercitare senza rendere conto a nessuno.
Ha chiesto al popolo iraniano di «prendere il controllo del governo» mentre le bombe cadevano ancora. Ha festeggiato la morte di Khamenei su un social network con la stessa enfasi con cui commenta un indice di borsa. Ha trasformato un atto di guerra in un contenuto da piattaforma digitale. Non c’è solennità, non c’è peso, non c’è la consapevolezza minima che stai mandando a morire delle persone. C’è un uomo che si sente onnipotente e si comporta di conseguenza.
Qui sta la responsabilità dell’Europa. Il Segretario Generale dell’ONU ha condannato. L’Unione Europea ha chiesto moderazione. Parole. Comunicati. Niente. Il silenzio operativo è complicità. Accettare nei fatti ciò che si condanna nelle dichiarazioni significa ratificare un mondo in cui le regole valgono solo per chi non ha abbastanza bombe per ignorarle. Significa dire ai nostri figli che il diritto esiste finché conviene al più forte. Significa rinunciare a tutto quello su cui abbiamo costruito l’idea stessa di Europa.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso. I missili volano su cinque capitali. Una scuola elementare di Minab non esiste più. E l’uomo che ha deciso tutto questo stasera è a cena.
''There are things you must never do, not by day nor by night not by sea nor by shore: for example WAR.''
Ghali reading Gianni Rodari’s words: A beautiful message of peace.🕊️
#OpeningCeremony | #MilanoCortina2026
#Steelers star TJ Watt is expected to play again this season following surgery on his partially collapsed lung after a dry needling treatment, sources say.
Sometimes this heals on its own. This didn't, so surgery was necessary. A scary 24 hours. But full recovery expected.