🇨🇭 #Svizzera – Gli elettori hanno respinto a larga maggioranza, con il 71% di voti contrari secondo una prima proiezione, l’iniziativa per rafforzare la neutralità, promossa dalla destra nazionalista e definita filo-russa dagli oppositori. Il testo mirava a escludere alleanze militari e sanzioni economiche, salvo quelle decise dall’Onu.
Il discorso di Bompiani su Russia e Ucraina alla kermesse del M5S è un unico grande delirio. Rappresenta bene lo scollamento dalla realtà di una generazione di anziani intellettuali (o presunti tali) che continua ad occupare enormi e immeritati spazi in TV e sulla stampa.
Foto-simbolo delle "elezioni" in Russia. Sul foglio c’è scritto:
ATTENZIONE!
L'ingresso con mele nel territorio del seggio elettorale è vietato. Le persone che violano questo requisito saranno allontanate dal seggio elettorale.
VI CHIEDIAMO DI COMPRENDERE
Ricordo: yabloko in russo significa mela. Yabloko è l'unico partito pacifista in Russia, è stato escluso dalle elezioni per via giudiziaria. La mela verde non è un simbolo ufficiale.
E ditemi ancora che questo è il comportamento di un regime sostenuto dal 146% dei russi.
No. Così si comporta chi ha una paura disperata.
🔴 Pontida, Molinari (Lega) contro #Vannacci: “Ha lordato questo palco e ha tradito. Ha un programma che sembra scritto in una birreria di Monaco degli anni ’20 e che ci ricorda il Ventennio fascista, che parla di abolire l’aborto, del patriarcato mediterraneo e altre cazzate”
DIO PORCO non avete detto nulla quando abbiamo speso 130 miliardi di euro per rifare le villette dei ricchi e le case de nonna e rompete i coglioni per tre miliardi di euro che sono andati quasi tutti in generatori e aiuti materiali ai civili ucraini sotto le bombe. Sfigati
🚨🪖🇵🇱🇷🇺 Vi chiedo di prestare grande attenzione al discorso pronunciato poco fa dal primo ministro polacco, Donald Tusk. Chiaramente è ispirato da una ricorrenza importante per Varsavia, ma sono rimasto molto colpito dalla scelta delle parole e dal tono utilizzato.
Sul Blog parliamo spesso di "indicatori" che anticipano una crisi. Ecco, questo è esattamente il tipo di discorso che mi aspetterei da un leader di governo venuto al corrente che un attacco russo non solo è possibile, ma addirittura probabile.
Non penso troverete questo intervento nei telegiornali o sui quotidiani italiani (purtroppo) ma credo che valga la pena spendere meno di cinque minuti per capire di cosa sto parlando. Chi ritiene che questo spazio d'informazione sia importante, poi, può scegliere di sostenerlo attraverso l'iscrizione al Blog: https://t.co/HPfjUHUqMm
Grazie a tutti. E "buona" lettura:
"Ottantasette anni fa, il 17 settembre 1939, all’alba, mentre i soldati polacchi difendevano da due settimane la patria dall’invasore tedesco, da est attaccò l’Armata Rossa.
Stalin ci colpì alle spalle, violando il patto di non aggressione. I totalitarismi si spartirono tra loro un Paese libero, la nostra patria.
Ricordiamo i difensori di Grodno e di Leopoli, i soldati del Corpo di protezione delle frontiere, gli scout, i partigiani e i civili che affrontarono una forza soverchiante.
Ricordiamo le vittime di Katyn, Mednoe e Kharkiv.
Ricordiamo le centinaia di migliaia di famiglie deportate in Siberia. I bambini che non videro mai più i propri padri e le madri che, fino alla fine della loro vita, attesero una qualsiasi notizia dei propri cari.
Come storico, so perfettamente che i metodi con cui agisce la Russia restano immutati da secoli. Aggredire i Paesi vicini con il pretesto di liberarli.
In un giorno come questo preferirei parlare soltanto delle gesta eroiche consegnate alle pagine della storia. Purtroppo, l'escalation dell'aggressione da parte della Russia non me lo consente.
La storia, come sappiamo, non si ripete, ma fa rima. E oggi dobbiamo leggere queste rime della storia con la dovuta serietà.
Domenica, a Dorohusk, sono risuonate le sirene e i vetri delle finestre hanno tremato per le esplosioni. A poche centinaia di metri dal valico di frontiera con la Polonia, un drone russo ha colpito una stazione di servizio. Un altro ha colpito la locomotiva di un treno ucraino a due chilometri dal nostro confine. La notte precedente, droni russi avevano danneggiato lo stabilimento di un'azienda polacca in Ucraina. A luglio, un missile russo armato è caduto in un campo nella regione di Lublino.
Non si è trattato di casi isolati. E oggi lo dico con tutta la forza possibile: non ci lasceremo intimidire.
La Russia non ha affatto bisogno di oltrepassare il nostro confine. Sta già conducendo contro di noi una guerra ibrida, attraverso droni, atti di sabotaggio e disinformazione su Internet.
Dai nostri alleati sappiamo che i prossimi mesi potrebbero portare nuove provocazioni. Ma non abbiamo paura e non siamo neppure ingenui.
Vengo da Danzica. Nel maggio del 1939, un politico francese, futuro collaborazionista nazista, chiedeva sulle pagine della stampa francese: perché morire per Danzica?
Pochi mesi dopo moriva tutta l'Europa.
A coloro che oggi dicono che "questa non è la nostra guerra", ricordo questa lezione della storia.
Nel 1939 avevamo alleati, di fatto, soltanto sulla carta. Fummo lasciati soli. Oggi siamo nella NATO e nell'Unione Europea.
Spendiamo per la difesa quasi il 5% del PIL. È quasi il doppio della Germania e più del doppio della Francia. Stiamo costruendo uno degli eserciti più forti d'Europa. Dal programma europeo SAFE abbiamo ottenuto 44 miliardi di euro, più di qualsiasi altro Stato dell'Unione. E oggi i confini polacchi sono i confini meglio sorvegliati dell'intero continente.
L'Europa che nel 1939 non voleva morire per Danzica oggi finanzia il riarmo polacco. Ma siamo consapevoli che neppure l'esercito più grande sarà sufficiente, se la nazione non sarà pronta.
Per questo mi rivolgo a tutti coloro che guardano al futuro con preoccupazione. Non cerchiamo la guerra. Ma se qualcuno oserà attaccarci, si troverà di fronte a una risposta ferma: la nostra e quella dei nostri alleati.
Viva la Repubblica di Polonia, libera e sicura".
Lo scrittore ucraino pacifista Artem Chapeye, arruolatosi all’inizio dell’invasione russa, risponde alla segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero:
«Fanno bene i giovani a rifiutare le guerre di aggressione mosse dai loro governi. Ma la resistenza a un’invasione non è “la vostra guerra di destra”. È la stessa guerra che fecero i vostri partigiani. Onestamente, ne ho abbastanza di rispondere a formule astratte di persone privilegiate, che non si rendono nemmeno conto di quanto lo siano a non dover prendere decisioni così difficili come le nostre e a potersi limitare a fare retorica teorica. Spero davvero che gli italiani non si ritrovino mai più nella stessa situazione in cui siamo noi. Solo ora comprendo il significato profondo di quest’espressione, e da una città in guerra ve lo auguro sinceramente: la pace sia con voi». (La Repubblica)
Mentre una nave da guerra russa lancia razzi di segnalazione contro un elicottero danese e jet italiani abbattono un drone sopra la Lituania arrivato dalla Bielorussia, il vicepremier italiano si fa intervistare dai canali russi auspicando la distensione dei rapporti con Mosca, la leader dei giovani Democratici invita alla diserzione e il capo del Movimento 5 Stelle pone il veto sul sostegno militare all’Ucraina. Tutto normale?
Coincidenze o copia-incolla?🚨🤯
Confronto tra le dichiarazioni editoriali di Marco Travaglio di oggi e le notizie dei media e della propaganda russa (KP, Sputnik, RT, TopWar, ecc) negli ultimi 4 giorni. Ecco le corrispondenze rilevate.📊👇
“Non si tratta affatto di cedere alle voglie di conquista del signor Hitler, ma lo dico molto chiaramente: scatenare la guerra in Europa a causa di Danzica è andare un po' troppo lontano, e i contadini francesi non hanno alcuna voglia di morire per i Poldeve".
Piccoli Marcel Déat crescono.
Che vergogna.
La giornalista tedesca Angelique Geray (RTL) si è finta una sostenitrice di Putin ed è stata reclutata come agente per conto dei servizi russi.
La reporter ha gestito per mesi un canale falso con il nome “Katya” in cui pubblicava contenuti di propaganda russa. Poi è stata contattata da emissari di Mosca. Le è stato chiesto di fotografare siti in Germania, monitorare persone della CDU, aziende di armamenti e ONG, ma anche raccogliere i dati personali dei loro dipendenti. Il reclutamento di “agenti usa e getta” spesso inizia con compiti semplici per piccole somme di denaro. La comunicazione avviene tramite Telegram, e ogni operativo conosce solo la sua parte dell’operazione. Dopo che la giornalista Geray ha rivelato la sua falsa identità, è stata minacciata di morte.
Qui invece c’è la dimostrazione pratica della teoria del ferro di cavallo.
Alessandro Barbero, parlando dell’AfD: «Preferirei di gran lunga che non ci fosse gente che si commuove vedendo salutare col braccio alzato, però […] su certe cose la pensa come me».
Tolta la simbologia che lo respinge, Barbero riconosce la convergenza: no al riarmo europeo, no allo scontro con la Russia...
Il cerchio comincia a chiudersi. Estrema destra ed estrema sinistra partono da storie opposte, ma finiscono nello stesso posto: contro l’ordine liberale occidentale, contro l’atlantismo e vicine nel modo in cui guardano le dittature – oggi, la Russia di Putin.
German journalist posed as a Putin supporter to expose Kremlin agents
Journalist Angelique Geray ran a fake channel for several months under the name “Katya” — a Russia supporter.
She posted videos featuring the Russian flag and soon received assignments from people who contacted her.
She was asked to photograph sites in Germany, monitor people from the CDU, arms companies and NGOs, as well as collect the personal data of their employees.
The recruitment of “one-time agents” often begins with simple tasks for small amounts of money. For example, they may be asked to take a photo, pick up a package or obtain a SIM card. The assignments then become more serious.
Communication is mainly conducted through Telegram, and each operative knows only their part of the operation.
German politician Jovica Jovitch from the pro-Russian Sahra Wagenknecht Alliance reached out to “Katya’s” channel.
He gave advice on developing the channel. For example, the politician suggested making a video of “Katya” dancing on a NATO flag.
When asked about links to Russian intelligence services, Jovitch replied that theoretically he knew nothing, but practically he did.
He later denied having any ties to Russian intelligence.
After Geray revealed her fake identity, unknown individuals threatened to kill her.
Ecco la banalità del male di Marco Travaglio.
Parlando di Kaja Kallas, liquida la deportazione della sua famiglia in Siberia come «questioni familiari di una signora estone».
Le “questioni familiari” erano queste: nel marzo 1949 più di 20.000 estoni furono strappati dalle loro case nel cuore della notte, caricati su vagoni bestiame e deportati in Siberia. Tra loro c’erano la madre di Kallas, che aveva appena sei mesi, sua nonna e la sua bisnonna. Il nonno fu spedito in un campo di prigionia. Migliaia di deportati estoni non tornarono mai.
Allargando lo sguardo all’intera repressione sovietica, le stime storiche parlano di circa sei milioni di persone deportate – sotto il solo Stalin –. Intere popolazioni furono sradicate e trasferite a migliaia di chilometri di distanza. Arresti politici, torture, esecuzioni, Gulag, lavoro forzato, fame e deportazioni.
Il Parlamento europeo ha riconosciuto le deportazioni di massa sovietiche e il sistema dei Gulag come crimini contro l’umanità.
Sono queste le «questioni familiari di una signora estone» su cui Travaglio fa dell’ironia: la memoria di un popolo occupato, deportato e represso per decenni.
E c’è qualcosa di ancora più osceno nel liquidarla così oggi. Il regime di Putin sta cancellando e riscrivendo la memoria di quei crimini: Memorial, l’organizzazione nata per documentare le repressioni sovietiche, è stata dichiarata estremista e nel 2026 Putin ha nuovamente intitolato l’accademia dell’FSB a Feliks Dzeržinskij, fondatore della Čeka e uno degli artefici del Terrore rosso.
Ridurre tutto questo alle «questioni familiari di una signora estone» è una forma oscena di rimozione storica.
Questa l'avevo rimossa: Putin nel 2020 promise a Conte una commissione per investigare su Navalny, e Conte prese per buona la promessa.
Rendetevi conto del grado mastodontico di coglionaggine.