La Casta al potere vota sì, il POPOLO ha l’occasione di fermarla prima che sia troppo tardi votando NO
IO VOTO NO
Retweet Over and Over
#Referendum#ioVoteròNO
I came to Amsterdam with a goal: to tell Europe about Russian operations in Africa; how they are aimed at creating a migration crisis in Europe and undermine democracy in the EU. I came to ask for partnership with Africa to combat this. I am here for seriousness not complacency.
Please support us. We are giving everything to expose crimes committed by Russian mercenaries in Africa & uncovering how Russia is creating a migration crisis for Europe by spreading disinfo across West Africa to push desperate people toward deadly routes
https://t.co/BV0P2MY56Q
Russia’s Foreign Intelligence Service controls a sprawling network of propaganda agents. A data leak has allowed Forbidden Stories to identify more than 60 of its agents tasked with expanding Moscow’s disinfo efforts across three continents. Here they are:
https://t.co/ZbhYPJTg7j
@Yon_Yonson71 Non ho mai visto nessuno che fosse, con tanta dedizione, dalla parte del torto a prescindere, come questo ebete. E' stupefacente la sua perseveranza in questo.
Simonetta Matone ha detto la verità.
Non voleva, certo. Pensava di parlare tra compagni di partito, in un collegamento video con il direttivo della Lega in Calabria, presieduto da Durigon. Non sapeva che c’erano i giornalisti. E allora si è lasciata andare.
Le parole sono queste, testuali: “Se prima grazie all’involontario endorsement di Gratteri noi eravamo 10 a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio siamo purtroppo 10 a 10”. Poi il passaggio che vale più di qualsiasi analisi politica: “Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto ma sono cose che non si possono dire pubblicamente”.
Fermiamoci qui. Rileggiamo.
Nordio ha definito il CSM un “sistema para-mafioso”, un “verminaio correntizio”, un “mercato delle vacche”. Ha detto che il sorteggio serve a rompere questo meccanismo. Ha detto, in sostanza, che questa riforma serve a mettere la magistratura sotto controllo politico. Lo ha detto con la brutalità di chi pensa di avere ragione e non si preoccupa delle conseguenze.
La Matone non lo smentisce. La Matone dice: sì, lo pensiamo tutti. Il problema è che l’ha detto. Il problema non è il contenuto, è che qualcuno l’ha sentito.
Ecco, questo è il punto. Questo è l’atto d’accusa più forte che si possa muovere non solo contro Nordio, non solo contro la Matone, ma contro chiunque il 22 e 23 marzo andrà a votare Sì a questo referendum. Perché ora sapete. Non potete più fingere di non sapere. Una deputata della maggioranza, ex magistrata, responsabile giustizia della Lega, ha confermato che dietro la retorica della “riforma tecnica” c’è un progetto politico che non può essere dichiarato pubblicamente. Qualcosa che si pensa ma non si dice. Qualcosa che si fa ma non si ammette.
Votare Sì significa essere complici di questo inganno. Significa accettare che ti raccontino una cosa nei comizi e ne pensino un’altra nei salotti. Significa dare copertura democratica a un’operazione che i suoi stessi promotori sanno di non poter difendere alla luce del sole.
Quando dalla sala le hanno fatto notare che c’era la stampa, la Matone ha cambiato registro all’istante. Ha corretto il tiro, ha parlato di “massima stima per Nordio”, ha invitato tutti a comprarsi il libro del ministro per 17 euro. Come se niente fosse. Come se potesse rimettere il dentifricio nel tubetto.
Non si può. Quelle parole restano. Pesano come una sentenza: noi lo sappiamo, noi lo pensiamo, ma voi non dovete saperlo.
Chi vota Sì, ora, lo fa con gli occhi aperti. Non potrà dire di non essere stato avvertito.
#IoVotoNo
@mjfree@FCC Watching idiots at work damaging themselves is priceless. They are doing the same with the Epstein files: the more they hide, the more people ask them about.
Chi paga per il sì?
L’attacco di Carlo Nordio sui finanziamenti al comitato per il no e il tentativo di evocare liste di proscrizione contro cittadini che hanno esercitato un diritto politico si è trasformato in un boomerang fragoroso. Il riflesso è sempre lo stesso. Si prova a intimidire, si evoca la schedatura, si alza il sopracciglio istituzionale come se sostenere una posizione referendaria fosse un atto sospetto.
La risposta è stata immediata. I finanziamenti al no sono cresciuti. Perché le persone possono accettare di perdere una battaglia politica, ma non accettano di essere minacciate. Non accettano che qualcuno faccia intendere che sostenere economicamente un comitato significhi esporsi a ritorsioni. Quando sentono odore di prepotenza reagiscono. E reagiscono in massa.
Il capolavoro però è un altro. Nel tentativo di colpire il no si è acceso un faro sui finanziamenti del sì. E lì la questione cambia tono. Perché non parliamo di cittadini che mettono mano al proprio portafoglio. Parliamo di soldi pubblici.
Parliamo di circa mezzo milione di euro di risorse pubbliche che finiscono a sostenere una campagna per il sì. Soldi che arrivano dal finanziamento pubblico ai partiti. Soldi che dovrebbero servire a garantire il funzionamento della democrazia, non a piegarla a una parte. È legittimo? È coerente con la finalità del finanziamento pubblico? È conforme ai principi di neutralità e corretto utilizzo delle risorse?
Qui non è una questione tecnica. È una questione morale. Perché quei soldi non sono del governo. Non sono del ministro. Non sono del comitato del sì. Sono soldi dei cittadini, anche di quelli che voteranno no. Usarli per fare propaganda in un referendum significa prendere risorse comuni e metterle al servizio di una sola opzione. Significa giocare una partita truccata con il denaro di tutti.
Chi ha provato a mettere alla gogna i finanziatori del no ora deve spiegare questo. Deve spiegare perché mezzo milione di euro pubblici possono essere trasformati in strumenti di propaganda. Deve spiegare perché l’indignazione vale solo quando i soldi arrivano dai cittadini e non quando arrivano dalle casse pubbliche.
Nel tentativo di intimidire Nordio ha aperto una crepa molto più grande. E quella crepa non riguarda la polemica politica. Riguarda il rispetto dei cittadini e delle regole comuni.
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Bricktop ❤️
Non conosco di persona Raffaele Galardi, su Twitter è @Uther_Pendrqgon.
Appena arrivato qui mi colpì quel riferimento colto al ciclo arturiano. Uther Pendragon. Non un nickname qualsiasi, ma una scelta identitaria. Mi incuriosì. Gli chiesi l’amicizia. Lui, va detto, non si precipitò a ricambiare. E chi ero io, appena sbarcato, un parvenu del social che bussava alla porta di chi aveva già una comunità, una voce, una storia?
Col tempo ho iniziato a leggerlo con attenzione. Ho conosciuto, attraverso i suoi racconti, i figli adottati, il ristorante a Torino, le fatiche economiche, gli alti e bassi. Si espone molto. Racconta. Si mette in gioco. E lo fa con una naturalezza che non è esibizione ma bisogno di verità.
Negli ultimi mesi ho seguito la sua iniziativa: offrire un pasto caldo a chi non può permetterselo. Non una posa morale. Pasti veri. Trentacinque, quaranta al giorno. Persone che entrano, mangiano, a volte parlano, a volte restano in silenzio. Raccontava di chi chiedeva solo un piatto di pasta e di chi aveva bisogno prima di tutto di essere visto.
Io lo invidio.
Sul piano etico fa qualcosa che io non faccio. È inutile nascondersi dietro l’ironia. Lui agisce, io commento. Lui cucina, io scrivo.
Quando ha iniziato a strutturare l’iniziativa in modo più ampio, chiedendo un sostegno per poter continuare, nel mio piccolo ho contribuito. In anonimo. Non mi interessano i grazie. L’ho fatto perché quello che fa mi interpella. Mi mette davanti a uno specchio.
Ora qualcuno prova a boicottarlo. Segnalazioni, blocchi, tentativi di fermare la raccolta. È un riflesso tipico: quando qualcuno fa qualcosa di concreto e visibile, c’è sempre chi prova a sporcarlo.
Io non ho pasti da donare. Non ho una cucina da aprire. Posso però fare una cosa semplice: dirvi che vale la pena sostenerlo.
Se mi seguite è probabile che condividiate una certa idea di dignità, di responsabilità, di giustizia. Cinquanta euro sono meno di due pizze e una birra. Per molti di noi è una cifra sostenibile. Per chi è dall’altra parte del bancone è un pasto caldo, forse una doccia, forse una conversazione che restituisce umanità.
Chi vuole può sostenere la raccolta qui:
https://t.co/MJfr79xBvm
Non è una questione di tifoseria.
È una questione di coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.
Io, nel mio piccolo, ho scelto di sostenere chi agisce.
Se volete, facciamolo insieme.
Grazie Raffaele