Sapete tutti chi è #GiulioRegeni e come è stato ammazzato.
Al documentario sulla sua vita e soprattutto sulla sua morte in Egitto, il ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli ha negato il finanziamento pubblico (grazie a Repubblica che ha raccontato questo schifo).
La commissione ministeriale negando i soldi ha di fatto dichiarato che non ne valeva la pena, che non è culturale, non bisogna spenderci soldi pubblici.
Meglio finanziare un docu su Gigi D'Alessio (giuro!) uno sul tizio delle Fettuccine Alfredo (che se magnano solo in America) e uno su Gabriele D'Annunzio (ma ovviamente).
Per ottenere il finanziamento pubblico ci sono vari criteri che fanno punteggio. Voglio elencarveli:
- qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto;
- visione e lo stile del regista e il linguaggio proposto;
- cast artistico e tecnico;
- coerenza tra la sceneggiatura e la dimensione economica, finanziaria e distributiva;
- pari opportunità di genere; realizzazione dell'opera in coproduzione internazionale;
- certificazione relativa alla sostenibilità ambientale.
Secondo il MiC non ci sono questi criteri. Insomma, la storia di questo ragazzo cui è stato fatto di tutto non merita un contributo da parte dello Stato Italiano.
Giuli e il suo ministero dovrebbero averne vergogna.
E a questa vergogna dovrebbe associarsi tutto il mondo del cinema italiano.
Dato il successo che sta ottenendo, mi tocca fare coming out: ho avuto io la stupida idea di creare #PUCS, il portale (satirico) della PA più pazzo del mondo.
https://t.co/b1SKZI4idf
Mi sono decisamente divertito a farlo, spero abbia strappato un sorriso anche a voi.
Sono le 3:55 del mattino del 2 giugno 1981.
Rino Gaetano perde il controllo della sua Volvo 343 su via Nomentana, all'altezza di viale XXI Aprile.
L'impatto è frontale con un camion. Trauma cranico gravissimo.
Coma immediato.
Arriva un'ambulanza. Inizia il giro.
Policlinico Umberto I:
reparto traumatologia non disponibile. San Giovanni: nessun posto.
San Camillo: stesso copione.
Santo Spirito: idem.
Quattro ospedali di una capitale europea che rimandano indietro un uomo che sta morendo, uno dopo l'altro, nella stessa notte.
L'ambulanza gira Roma per circa due ore e venti minuti.
Solo all'alba, intorno alle 6:00, il Policlinico Gemelli accetta il ricovero. Gaetano muore nello stesso momento in cui entra.
Trent'anni di vita, troncati da un sistema che non trovava un letto.
Fin qui, una storia tragica come tante.
Poi qualcuno va a rileggere i testi.
Nel 1971, dieci anni prima, Rino Gaetano aveva inciso "La ballata di Renzo".
Era una canzone satirica sul sistema sanitario italiano, il solito bersaglio, la solita denuncia.
Il protagonista, Renzo, ha un incidente sulla sua Lambretta. L'ambulanza lo porta in giro per Roma.
Nel testo compaiono, uno dopo l'altro, questi nomi:
Umberto I, San Giovanni, San Camillo, Gemelli.
Ognuno "completo". Ognuno che manda via Renzo.
Gaetano aveva scritto la sua morte per finta in una canzone satirica.
Dieci anni dopo, quegli stessi ospedali, nella stessa sequenza, rifiutarono lui in coma su un'ambulanza.
Gaetano non aveva previsto il futuro. Aveva descritto un presente che nessuno aveva cambiato.
La canzone non era una profezia. Era una diagnosi.
Durante un’intervista al Six Kings Slam, a Jannik è stato chiesto da quale attore vorrebbe essere interpretato in un film. La risposta? Will Smith 📹
L'attore ha poi ironicamente postato questo fotomontaggio sul suo profilo Instagram 😂
#Tennis#SixKings#Sinner#WillSmith
"La Cina perderà il mercato statunitense"
"Non ci importa, la Cina è qui da 5000 anni, per la maggior parte del tempo non c'erano gli Stati Uniti e noi siamo sopravvissuti"
(Victor Gao, avvocato e uomo d'affari cinese)