Decidere il derby più infuocato al mondo.
Davanti a 20.000 tifosi.
Segnando una tripla al termine del primo tempo supplementare.
Facendo registrare una scossa di magnitudo 9.5 con epicentro Belgrado.
Tra 9 mesi in Serbia ci saranno parecchi neonati che si chiameranno “Aleksandar Pajolavic”.
Ha 56 anni, esce ogni giorno di casa con la scala, il casco di sicurezza e delle retine. Il suo nome Craig Campanella, è un normale cittadino della periferia di New York e da alcuni mesi, di sua spontanea volontà, ha deciso di darsi un obiettivo: mettere le retine ai canestri di tutti i campetti che non ce l’hanno.
Anziché attendere i tempi biblici della burocrazia, da grande appassionato di basket qual è, ha deciso di rimettere a posto i canestri di tutta la città.
Finora ha sistemato le retine di 77 campetti.
Il suo obiettivo è di arrivare a quota 500: circa la metà di tutti i campetti che ci sono nell’area metropolitana di New York.
Arriva al campetto con la sua scala, il caschetto e un borsone pieno di retine, controlla se qualche canestro ha la retina rotta o non ce l’ha proprio, sale sulla scala, sistema i canestri, e poi se ne va.
Guardatelo bene: quest’uomo è un eroe.
“Volevo che questo momento non arrivasse mai. Ci ho provato, riprendendo gli allenamenti individuali, ma ho capito che non sarò più il giocatore che ero prima e voglio che mi ricordiate tutti per quello che ero. Mi mancherai un sacco palla a spicchi.”
Con queste parole Achille Polonara ha appena annunciato il suo ritiro.
Per quello che sei stato ad Ancona, quando da bimbo volavi per il campo.
Per come sei esploso a Teramo, facendoci pensare che uno con quelle caratteristiche non l’avevamo mai visto.
Per le schiacciate incredibili che hai fatto a Varese.
Per il livello che hai espresso sul parquet a Reggio Emilia.
Per la maturità cestistica, e umana, che hai raggiunto a Sassari.
Per aver vinto il campionato più importante in Europa, con la maglia del Baskonia.
Per il ruolo che hai saputo ritagliarti tra Fenerbahce, Efes e Zalgiris.
Per l’uomo che sei diventato alla Virtus.
Per le emozioni che ci hai regalato in Nazionale, perché quel dominio e quelle triple a Belgrado che ci hanno consentito di volare alle Olimpiadi non ce lo scorderemo mai.
Per tutto ciò che hai fatto dopo. Per il pubblico del basket ma in generale per tutti. Affrontando la malattia con dignità, assenza di pietismo, con speranza e sorriso. Per averci fatto emozionare, piangere, sorridere, anche nei momenti più bui e drammatici.
Grazie di cuore Achi.
😈 L'Enfer du Nord, une épreuve qui fait vibrer les fans autant qu'elle fait trembler les champions ! Rendez-vous dimanche !
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