@BrunoVespa Lo ritengo corretto in quanto come ideologie fascismo e nazismo sono per violenza e prevaricazione, imperialismo e lotta al diverso.
Il comunismo, anche se travisato da famosi e sanguinari dittatori, ha alla base principi di uguaglianza ed equità.
C’è una bella differenza!
@MediasetTgcom24 Il problema viene da lontano, i ventenni o i trentenni che mancano oggi sono quelli non nati negli anni ‘90 o 2000!
Sono la decadenza culturale del paese e l’assenza di un sistema sociale che abbia come obiettivo la crescita demografica le cause maggiori!
#Enel fatale per #GiorgiaMeloni. Sfuma l'occasione del primo incontro alla Casa Bianca con Joe #Biden previsto per il 15 maggio.
Domanda: qualcuno @Palazzo_Chigi ha capito l’enorme partita che si sta giocando sull’Enel?
La risposta è nei fatti che stiamo per raccontarvi.
Il 15 maggio alla Casa Bianca era previsto un importante evento, la presentazione di un mega-investimento della multinazionale italiana dell’energia, un impianto fotovoltaico da oltre un miliardo di euro in Oklahoma. Non un semplice meeting aziendale in una sede qualunque ma la definitiva consacrazione di una piattaforma internazionale che coinvolge i due Paesi e la loro visione del futuro.
Quale migliore occasione per Giorgia Meloni di accreditarsi nel parterre internazionale?
Il piano della dirigenza della multinazionale italiana dell’energia era semplice: coinvolgere il Presidente del Consiglio, fornirle l’assist per trovarsi a tu per tu con Joe Biden risolvendo il suo problema di non essere ancora stata ricevuta alla Casa Bianca e scongelare le perplessità sul primo capo di governo italiano proveniente dall’estrema-destra con recenti simpatie putianiane e legato all’entourage dell’arci-nemico Donald Trump.
L’occasione è sfumata, come raccontano fonti istituzionali americane e confermano ambienti imprenditoriali romani: l’evento è stato cancellato. L'atlantismo del Presidente italiano è agli occhi dell'alleato poco più di una parola vuota dopo le nomine dei vertici Enel. Da Palazzo Chigi non paiono essersi accorti di questa realtà, ogni giorno l’ambasciata italiana a Washington è stressata dalle richieste: quando si incontreranno i due presidenti? Evidentemente non è stato fino in fondo compreso cosa si è innescato quando, su pressione di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, la Meloni ha proposto Paolo Scaroni e Flavio Cattaneo ai vertici di Enel. Proviamo a spiegarlo semplicemente.
Scaroni è l’artefice della resa italiana al gas russo che con lo scoppio della guerra in Ucraina ha plasticamente dimostrato la pericolosa dipendenza energetica esclusiva da Mosca. Non solo: il futuro Presidente si è più volte espresso contro le sanzioni al regime di #Putin e contro il tetto del prezzo del gas. Cattaneo non è stato da meno: ai consiglieri di Biden il caffè è andato di traverso quando la mattina della vigilia di Natale scorso Cattaneo, nel corso di un’intervista rilasciata ad Annalisa Chirico, ha manifestato la sua contrarietà agli investimenti di Enel in America, mettendo in dubbio ancora prima della nomina, quindi, proprio la realizzazione dell’impianto in Oklahoma sul quale il vertice Enel aveva costruito quella rete diplomatica che avrebbe dovuto portare Giorgia Meloni alla Casa Bianca.
Enel è un gigante dell’energia, un player fondamentale sullo scacchiere internazionale e il suo vertice non può essere slegato dalle esigenze non solo del mercato ma di una netta collocazione geopolitica che la Meloni fin dal giorno della sua vittoria ha esplicitato. Perché appunto le nomine di cui si è detto vanno in un senso ostinato e contrario. Negli ultimi anni l’azienda italiana si è conquistata un posizione di grande rilevanza in Nordamerica ma anche nel cuore dell’amministrazione Biden.
Oltre ai tre miliardi di investimenti nell’eolico, quello più recente per un altro miliardo, Enel X Way è entrata nell’elenco delle imprese alle quali la Casa Bianca ha deciso di affidare la realizzazione del piano per elettrificare i trasporti su strada e nella short-list del Pca (Purchasing Cooperative of America) che consente di fornire tecnologie e servizi ad amministrazioni pubbliche con procedure facilitate.
Deus ex-machina dell’investimento è stato Francesco Starace, AD uscente di Enel. Proprio in questi giorni in attesa dell’assemblea degli azionisti della multinazionale Starace si era detto disposto a rimanere per gestire la transizione e lasciare decantare la situazione di muro contro muro tra il governo e i fondi che rappresentano gli azionisti. Le nomine di Enel, imposte a Giorgia Meloni dal duo Berlusconi-Salvini, avrebbero fatto saltare il tavolo con tutta la tela sapientemente costruita- l’ennesimo sgambetto- mandando in fumo tutto a partire dall’incontro Meloni-Biden. La dead-line a questo punto è fissata per il 10 maggio, giorno in cui l’assemblea degli azionisti dovrà scegliere se accettare il duo Scaroni-Cattaneo o gli outsider dei fondi e dei piccoli azionisti. Gli scenari paiono essere sostanzialmente due: il primo è che i fondi di investimento, partner di lunga data e strategici, affossino Scaroni, il secondo che il tandem di governo ce la faccia ma con una spaccatura netta. A questo punto per sanare il conflitto con la Casa Bianca rimarrebbe una sola opzione: rimangiarsi tutto e innescare il primo vero scontro all’interno della maggioranza. Ecco spiegata l’occasione persa da Giorgia Meloni, spia di una certa inadeguatezza e inesperienza che nel grande gioco della politica estera si paga a carissimo prezzo. Trattare uno dei colossi dell’energia mondiale come fosse un’associazione bocciofila e la questione energetica come il set di un spot propagandistico è un epic-fail. Per Giorgia Meloni la Casa Bianca rimane un tabù.