L’Armenia sceglie l’Europa; l’Ucraina ha scelto l’Europa; i giovani Georgiani combattono per diventare europei.
E gli europei? Nel 2027 in Polonia, Italia, Spagna e Francia questo sarà il crinale: europeisti contro antieuropeisti. Il resto non conterà nulla. La nostra piccola parte di storia, ciò che rimarrà delle nostre azioni, riguarderà questo. Come partiti, leadership e cittadini.
@bianca_cappa@s_pubblico Ciao Alessandra.
"Perché contro Putin sì e contro Netanyahu no?".
Provo a risponderti, ma innanzitutto: non è così!
Parlo per me: io non sono "contro Putin", perché il problema dei rapporti tra Europa e Russia non dipende da Putin. È un problema secolare, strutturale.
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Recap #CobolliZverev
Tempo di lettura: match di Arnaldi
(Scusate. È andata così.)
Zverev vince il Roland Garros.
Quattro anni fa lo avevamo visto lasciarsi cadere nello stesso angolo e con le stesse mani sul volto, ma dal dolore.
Tutti gli infortuni sono brutti, ma alcuni di più: per come arrivano e quando.
Nadal era avanti un set, ma niente era già scritto sullo Chatrier. Sascha era all’apice della forma ed è crollato tutto. Dopo il lento recupero e il ritorno ai vertici, sulla sua strada ha trovato Sinner e Alcaraz, inespugnabili come una fortezza medievale. In un terribile deja-vu, era di nuovo il migliore fra gli umani. Colui che poteva ottenere quasi tutto. E il “quasi”, nello sport, logora più di qualunque altra cosa.
Suonava come una beffa, visto che Madre Natura gli aveva fatto molti doni, tra i quali la fisicità e un rovescio benedetto. Gli aveva donato anche il diabete, però, e per molte persone i suoi traguardi hanno un significato che trascende il tennis.
Zverev con tenacia ha colto la sua occasione. Si lascia cadere per terra e con lui cade dal suo sguardo un peso gigantesco: la paura di non farcela mai.
La sua vittoria però ha contrariato molti per due motivi.
Il primo è un tema impossibile da trattare in poche righe, scomodo come sedersi su un divano di pelle ad agosto. Lo metto qui come centrotavola: le sue vicende personali. Se il processo in tribunale alla fine non si è tenuto, la discussione pubblica invece sì. La mancanza di una sentenza ha reso inevitabile una zona grigia, che ciascuno - per fortuna - colora con i propri principi e la propria morale.
Il secondo è più leggero ed è basato sul caposaldo che senza Sinner e Alcaraz non sia un torneo omologato. Si sprecano i paragoni con la finale dell’anno scorso, però mi sembra un tantino insensato paragonare la battaglia tra la Flotta Ribelle e la Morte Nera a una partita di tennis.
Non lo so, fate voi.
La verità è che da quando esiste il gioco della pallacorda, le dispute sui draw facili sono importanti solo per i tifosi di quelli che non hanno vinto. Dannato Soderling.
La storia, che non tifa nessuno, invece ricorda solo uno slam in saccoccia.
Tornando alla partita.
Dall’altra parte della rete c’era Flavio Cobolli.
L’esordio in una finale slam si fa sentire e il primo set scappa via. Poi ritrova fiducia, conquista un break, rivolge gli occhi al cielo e immaginiamo con chi stia parlando. Il muro azzurro dietro di lui lo aiuta a lottare come un leone e vince il quarto set: noi in purezza. Perde al quinto: sempre noi in purezza.
Adriano Panatta arriva sul palco della premiazione. Mentre il pubblico lo celebra con applausi scroscianti, guarda Flavio seduto in panchina, sorride e gli fa un occhiolino. Per me, quel decimo di secondo è stato il momento più bello della finale: l’affetto discreto di chi sa cosa significa.
Magari Adriano stava salutando un amico suo in seconda fila, ma che ci importa di rovinare una bella storia con la verità.
Flavio, goditi il momento e l’ingresso in top10. La bellezza di tutte le prime volte è credere che non saranno le ultime.
#tennis #rolandgarros
La Commissione Europea conferma una diagnosi tragica: il regime forfettario, nato come strumento di semplificazione e sostegno alle nuove attività, si è trasformato in un sistema che genera distorsioni e disincentiva la crescita.
Nel suo ultimo Country Report, la Commissione evidenzia le disparità di trattamento tra contribuenti con redditi simili, disparità tra lavoro autonomo e dipendente e il la riduzione del gettito fiscale che restringe la base imponibile, con effetti negativi sull'equità del sistema e sulla sostenibilità delle finanze pubbliche.
Da segnalare la gravità dell'“effetto soglia”: il limite di accesso al regime crea un forte disincentivo alla crescita dimensionale delle attività economiche, scoraggiando investimenti, assunzioni e processi di aggregazione tra imprese. In alcuni casi il superamento della soglia può tradursi in aliquote marginali effettive superiori al 100%, rendendo economicamente irrazionale crescere.
Il regime forfettario deve tornare alla sua vocazione originaria di rampa d'accesso all'attività imprenditoriale e professionale, accompagnando l'avvio delle nuove iniziative senza trasformarsi in un regime permanente per contribuenti con redditi elevati.
L'Italia ha bisogno di un sistema fiscale che favorisca la crescita delle imprese, l'innovazione, la capitalizzazione e l'aumento della produttività. Le indicazioni della Commissione Europea vanno in questa direzione e rafforzano la necessità di una riforma che superi le attuali distorsioni, garantendo maggiore equità tra contribuenti e maggiori incentivi allo sviluppo dimensionale delle attività economiche.
Continuiamo a sostenere un fisco più semplice, più equo e orientato alla crescita, in cui le agevolazioni siano strumenti di accompagnamento e non trappole che scoraggiano il successo e l'espansione delle imprese.
Macron: “I colloqui si concentreranno sul coordinamento del sostegno europeo all’Ucraina, sull’aumento della pressione sulla Russia e sul rafforzamento degli sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura”.
Ora io vorrei capire perché i media italiani continuino a parlare/1
Why should you read the Odyssey in 2026?
Because it is not just an ancient poem — it is "our story."
Homer's epic opens with a single word: "man." From that moment, Odysseus becomes every one of us: wrestling with fate and free will, clinging to the sacred idea of home, choosing his humanity over divine immortality, and learning what the gods will demand of him to rectify the injustice that consumes his house.
This isn't dusty literature (nor something malleable to modern man's ideologies).
It's the fountainhead of Western civilization, the poetic training ground for Plato, and a surprising preparation for the coming of the Christ.
Here are 10 reasons to read the Odyssey:
https://t.co/ef0WEtdqkg
Prodi a @OttoemezzoTW : La Russia non ha problemi con l’allargamento dell’UE (perché così gli avrebbe detto Putin…), ma con quello della NATO.
A giudicare da questa affermazione, sembra che non segua nemmeno l’attualità né quanto sta accadendo attorno all’Armenia.
Mi rifiuto di mettere la foto di Matteo col cuore a pezzi, di nuovo. Scelgo questa piena d’orgoglio e con gli occhi felici, i tuoi e pure i nostri. Il bene che ti vogliamo è più forte del destino infame.
#tennis#rolandgarros#berrettini
It's ITALY's economic failure.
The other European countries bear no responsibilities for the wrong choices Italian politicians (and voters) have been doing for about half a century!
And they keep doing, in spite of repeated invitations to change course coming from the Union.
Blame Italian's elites for Italy's economic failure, for it is all their responsibility.
In a spectacular tradition to mark Italy’s Festa della Repubblica, the Frecce Tricolori jets fly in formation over Rome, emitting plumes with the colours of the Italian flag. #2giugno 🇮🇹
I criminali russi stanotte hanno fatto una nuova strage di civili in Ucraina. Hanno lanciato missili balistici, sono crollati o in fiamme palazzi, ci sono persone sotto le macerie a Kyiv.
Il mondo civile deve solo sconfiggere questa nazione criminale. Non ci sono molte altre vie
Siamo un Paese ostaggio di partiti filorussi: 2 a destra, 1 a sinistra.
Ripetono parola per parola la narrazione di Mosca. Ricattano maggioranza e opposizione. Fanno gli interessi del Cremlino e non quelli dell’Italia.
Da anni controllano i talk show in prima serata.
E nessuno, né all’opposizione, né al governo ha voluto fare qualcosa a riguardo, come si è fatto in altri Paesi. Perché è impensabile che non ci siano soldi che vengano versati in tal senso, incontri, contatti, transazioni in cripto o altro. Altrove, quando si è voluto cercare si è trovato. Da noi si fa semplicemente finta di niente da anni, perché tutto si riduce sempre alla conta dei voti.
E oggi eccoci qui. Salvini e Vannacci parlano e il governo obbedisce.
E non è che la situazione cambierebbe se la sinistra vincesse le elezioni. Passeremo dall’essere ostaggio di Vannacci e Salvini a essere ostaggio di Conte.
Il baratro.
Sconcertante e rivelatorio un passaggio dell’intervista di Paola Di Caro a Guido Crosetto sul Corriere della Sera. Alla domanda sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, il ministro risponde così: «Se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi Ue».
È difficile immaginare una formulazione più chiara dell’ambiguità europea sull’Ucraina (e su molti altri dossier cruciali per il futuro dell'Unione).
L’Europa riconosce il sacrificio ucraino, ne invoca la resistenza, beneficia politicamente e strategicamente del fatto che Kiev continui a contenere l’aggressione russa. Ma quando si passa dal sostegno militare e morale alla piena integrazione politica, economica e istituzionale, emergono subito i calcoli nazionali, le paure corporative, le resistenze agricole, i riflessi difensivi dei singoli Stati.
Nella stessa intervista, Crosetto ricorda che «a morire ci vanno loro», cioè gli ucraini. Poi, però, quando si parla di Ucraina nell’Unione europea, il problema diventa la crisi agricola che il suo ingresso provocherebbe in molti Paesi Ue.
Per cui l’Ucraina è abbastanza europea per combattere una guerra che riguarda anche la sicurezza del continente, ma diventa improvvisamente troppo ingombrante quando chiede di entrare davvero nella casa comune.
Questo egoismo mascherato da realismo, da cautela istituzionale, da difesa degli equilibri interni rivela come l’Unione europea chieda all’Ucraina il massimo sacrificio storico ma senza assumersi fino in fondo il costo politico della sua appartenenza.
Non si può continuare a trattare Kiev come un avamposto militare dell’Europa e, insieme, come un problema economico da tenere fuori dalla porta.
Sono cose che faranno piacere a Putin.
Perché ogni esitazione europea sull’Ucraina, ogni distinguo corporativo, ogni calcolo nazionale presentato come prudenza istituzionale, conferma a Mosca che il tempo può ancora lavorare contro Kiev.
Ed è precisamente questa ambiguità che la Russia può sfruttare.
Se l’Ucraina è parte della sicurezza europea, allora deve essere considerata anche parte del destino politico europeo.
Altrimenti la retorica della solidarietà diventa il solito chiacchiericcio che sembra piacere molto dalle parti di Bruxelles.