Mario Roggero in carcere, uno dei suoi aggressori libero in Liguria: in attesa del lauto risarcimento danni previsto dalla magistratura.
L’Italia è una nazione al contrario! 🇮🇹
#giustizia#roggero#vannacci
🔵 GRAZIA SUBITO PER MARIO ROGGERO!
Conto che la giustizia sia Giustizia con la G maiuscola, non come quella che ha mandato in galera un uomo di 72 anni che ha lavorato per tutta la vita e che ha difeso sé stesso, sua moglie e sua figlia da dei rapinatori.
Questa per me non è giustizia. Per questo conto che l’intero centrodestra si faccia promotore della richiesta di grazia per Mario Roggero.
Non è possibile che un padre, un marito e un nonno, invece di stare con i suoi nipotini, debba trascorrere anni in carcere dopo essere stato aggredito e rapinato.
In galera ci devono stare i delinquenti veri, non quelli che si difendono da un’aggressione.
Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto.
Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari.
Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso.
Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali.
Mi chiamo Alice, ho 27 anni, e domani mi sposo.
Mi trema il cuore dalla felicità. Sento tutte le farfalle nello stomaco, di tutto il mondo, tutte dentro. Sposo Luigi, l’amore della mia vita, l’amore che arriva e ti ci butti dentro. Ed è bellissimo.
Mi chiamo Alice, ho 30 anni, e sono incinta.
Ho la nausea alla mattina, appena mi metto seduta sul letto dopo aver aperto gli occhi. E la sera mi viene una fame, una fame di cose introvabili nel frigo, così Luigi deve farsi un paio di supermercati prima di accontentare il piccolo che mi vive in pancia e che reclama cibo. Luigi dice che sono bellissima, io mica gli credo, sono ingrassata di dieci chili, ma mi faccio coccolare lo stesso.
Mi chiamo Alice, ho 31 anni, e da qualche mese stringo fra le braccia Francesco.
È buono Francesco. E sa di latte dappertutto, sui capelli, manine, piedini. Lo guardo con meraviglia. Ma, per davvero, l’ho fatto io? Ma, per davvero, e’ venuto fuori da me? Mi commuovo per ogni cosa. Luigi, no. Luigi alza la voce.
“Fallo smettere di piangere, Cristo.”.
Ieri gli è scappata una mano sulla mia faccia. L’ho perdonato subito. È stanco. Questa paternità lo trova impreparato.
Mi chiamo Alice, ho 32 anni, e, oggi, guardandomi allo specchio ho notato un livido sul braccio destro, uno su uno zigomo, e uno vicino al labbro. Ora mi trucco per bene e sparisce tutto.
Mi chiamo Alice, ho 33 anni, e, stasera, sono finita al pronto soccorso.
Tre costole rotte. Luigi mi ha mandato un calcio su un fianco.
Ma non è colpa sua. Non è colpa sua.
Lui è così stanco, ed io così distratta che sono caduta in cucina, mentre gli portavo in tavola il piatto e le posate.
“Mio marito ha provato ad aiutarmi a rialzarmi, invece mi è caduto addosso.”, così ho detto in ospedale.
“Sicura?”. “Sicura.”, ho risposto piano, col dolore che mi tagliava il respiro.
Mi chiamo Alice, ho 35 anni, e, stamattina, Luigi mi ha ficcato un coltello in gola.
Ho sentito la lama entrare nella carne.
Per qualche secondo ho trattenuto il fiato, e ho pensato “ma sta capitando a me? per davvero sta capitando a me?”.
Sono morta dopo qualche ora. Senza più sangue.
Mi chiamo Alice, e, ora, sono nuvola, e pioggia, e terra, e mare.
E respiro di madre su tutti gli orfani di questo mondo.
❤️🙏
Un appunto ai telecronisti di @SkySports, Sky tennis, ogni punto che fanno i tennisti ditelo, pensate anche a chi non vede e può solo sentire… a volte fino a fine Game non dite nulla :( esempio ieri sera nella partita di Berrettini) 😔😔😔
Matteo Berrettini è nato per giocare sull'erba e sul Centrale di Wimbledon!!!!
Dopo Wawrinka, altra splendida prestazione contro il francese Fils 64 75 36 63.
Un campione Matteo. In grado ogni volta di riempire di pathos, potenza e classe il Center Court 🔥
#Wimbledon 🔨🔨🔨🔨
Per tutto il giorno, prima delle semifinali di uno Slam, si continuava a parlare di LUI. Ancora. Dopo quasi 10 giorni. Stavolta perché un ex campione, durante il talk show in cui quotidianamente commenta il Roland Garros per un media americano, invece di parlare del torneo ancora in corso, ha passato il tempo a dare giudizi su di LUI.
Poi, oggi pomeriggio, abbiamo visto la prima semifinale, che possiamo dire con certezza non passerà alla storia del tennis. Da italiani aspettavamo con gioia la seconda semifinale, che purtroppo è finita prima di iniziare, per il malore dell’altro Matteo, non quello che, con una grande tristezza, avevamo visto ritirarsi nel quarto di finale.
Una sfortuna crudele per questi ragazzi in un momento così bello della loro carriera. Ci ha colpito, però, vedere che, improvvisamente, anche i più riluttanti hanno finalmente dovuto ammettere che ebbene sì, anche i campioni si prendono i virus, magari vomitano e vengono abbandonati dal proprio corpo. Paradossalmente, anche gli scettici hanno dovuto accettare che gli atleti sono proprio come noi, mammiferi, parte della specie umana, che hanno dei giorni in cui scelgono stoicamente di andare a lavorare anche stando male, altri in cui se ne tornano a letto perché non ce la fanno. I tennisti, per lavoro, scendono in campo: a volte, pur debilitati, riescono comunque a stringere i denti e a vincere, a volte ci provano con quel poco che hanno e perdono. A volte ritengono che quel poco è troppo poco e non abbia alcun senso e si ritirano.
E te la fai la domanda, come mai accada che per alcuni ci sia empatia e scatti, giustamente, affetto e solidarietà, mentre per altri scattino insulti, dietrologie, messa in discussione di attitudine fisica e professionalità.
Oggi, durante la conferenza stampa in cui annunciava il suo ritiro, Matteo Arnaldi aveva il viso palesemente sofferente e gli mandiamo un abbraccio perché non sarà stata una giornata facile. Come magra consolazione , Matteo almeno non dovrà domani leggere e ascoltare, anche da persone che lui e il suo team credevano amiche, illazioni sulla sua capacità di gestire la propria carriera e il proprio corpo, come invece ha dovuto sopportare LUI, come se la delusione di stare male nel momento cruciale della propria stagione non fosse già una punizione sufficiente. E allora uno pensa ingenuamente: se è bastato guardare Matteo per capire il suo malessere, il 28 maggio non sarebbe bastato guardare LUI e il colore della sua faccia, il viso scavato e sofferente, per capire?
Scendendo a compromessi con la lingua italiana allora ti viene da chiedere a tutti, da Andre Agassi in giù: ma ci siete o ci fate? Purtroppo temo entrambe le cose.
#RolandGarros
E comunque dimentichiamo troppo spesso questo signore qui, che sta portando entrambi i doppi italiani nelle vette più alte di questo Roland Garros 🇮🇹
#rolandgarros#Vavassori#Errani#Bolelli
Morì nel sonno, la mattina di Natale del 2016. Aveva solo 53 anni.
Eppure, anche dopo la sua morte, George Michael continuava a salvare vite.
Solo allora il mondo scoprì ciò che aveva sempre tenuto nascosto: aveva donato milioni di sterline a orfani, senzatetto, malati e famiglie in difficoltà.
In silenzio.
Senza telecamere.
Senza bisogno di applausi.
Una concorrente di un quiz TV aveva detto di sognare un figlio, ma non poteva permettersi un trattamento in vitro.
Il giorno dopo, trovò sul suo conto 15.000 sterline.
Le aveva mandate lui, senza dire il suo nome.
Lavorava nei rifugi per senzatetto, travestito da volontario.
Donava 100.000 sterline ogni Pasqua alle associazioni per bambini.
Una volta, vide una donna piangere in un bar per i debiti. Scrisse un assegno da 25.000 sterline e lo lasciò alla cameriera, con una sola istruzione:
“Consegnaglielo dopo che se ne va.”
Pagò studi, cure, sogni.
Finanziò centri per persone con HIV.
Offrì un concerto gratuito per le infermiere che avevano curato sua madre.
George Michael non cercava fama.
Cercava umanità.
E forse per questo, ancora oggi, centinaia di migliaia di persone vivono grazie a lui.