Sette euro e trenta centesimi per cinque ore di lavoro: “E non mangio niente, solo colazione. Un casino”. “La bici è mia, devo ricaricarla io, aggiustarla io. Guadagno pochissimo e ho una famiglia di quattro persone a casa”, racconta un altro ciclofattorino originario del Pakistan a Genova.
Mentre il governo ha allo studio nuove norme dedicate ai rider nella bozza del decreto Primo maggio, per provare a combattere il caporalato digitale, trascorriamo una giornata con la categoria di lavoratori più sfruttata e invisibile. “Ci sembra una norma insufficiente, che può essere facilmente aggirata”, sottolinea Rinaldo Romagnoli, sindacalista Filt-Cgil di Genova: “Senza contare il caro benzina che erode le paghe già basse dei rider: come sindacati abbiamo chiesto che il rimborso chilometrico venga adeguato al prezzo del carburante”.
Di Erica Manna
Al macello Troni la carne delle vacche a terra veniva sezionata e messa sotto vuoto. E a chi finiva? Secondo la testimonianza degli operai raccolta da Giulia Innocenzi, agli hamburger e ai fast food.
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