L’inadeguatezza di questo Ministero dell’Ambiente ha superato il livello di guardia, trasformandosi in una minaccia concreta per la legalità e l’ecosistema. Il ddl Malan sulla caccia non è una riforma, è una capitolazione totale dinanzi al pressing asfissiante delle lobby delle doppiette e degli armieri. Siamo di fronte a una gestione dilettantesca che calpesta la scienza e colleziona figure barbine a livello internazionale. I fatti dimostrano la totale incompetenza e l’asservimento politico di chi dovrebbe tutelare il territorio. Il ritiro dell’emendamento Amidei, che proponeva solo di raddoppiare la distanza di sicurezza da agriturismi e fattorie didattiche, dimostra che per questo ministero la sicurezza dei cittadini vale meno dei capricci del mondo venatorio. A questo si aggiunge una totale mancanza di trasparenza: il Ministero ha letteralmente nascosto per mesi la lettera della Commissione UE che bocciava la riforma per violazione delle Direttive Habitat e Uccelli, un comportamento imbarazzante scoperto solo grazie alle associazioni ambientaliste. Ora si aggiunge anche il formale richiamo del Consiglio d’Europa tramite la Convenzione di Berna, che chiede conto di un testo privo di basi scientifiche. Il ddl prevede follie come i fucili potenzialmente spinti fin sulle spiagge, la liberalizzazione dei richiami vivi e un emendamento dell'ultimo minuto che riduce le sanzioni per chi uccide specie protette, rendendo la sospensione della licenza un optional e creando un vero e proprio incentivo al bracconaggio. Nel frattempo l'ISPRA viene esautorata a favore di un organo politico filo-caccia. In tre anni abbiamo assistito a 8 interventi legislativi confusi che hanno modificato la legge in 23 punti, lasciandoci in dote due procedure d'infrazione aperte e zero problemi risolti. Mentre il Paese affronta una crisi climatica senza precedenti, l'unica urgenza di questo ministro è estendere la stagione venatoria per compiacere un bacino elettorale specifico. Questo è analfabetismo istituzionale. Fermatevi prima di esporre l'Italia all'ennesima sanzione internazionale. La biodiversità è un bene comune, non una merce di scambio elettorale.
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