@GiuseppeConteIT Egregio Presidente, e la scuola? E la cultura? Ho letto il suo intervento, e sicuramente è condivisibile la priorità per la Questione sociale, ma senza un'idea di scuola e un nuovo slancio culturale e di idee può esserci futuro?
Il Papa rinnova il suo «appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura». Interrotto dagli applausi Leone XIV richiama l’attenzione del mondo sulle sofferenze e i conflitti in Terra Santa.
Ne parla Giacomo Galeazzi su La Stampa
#LaStampa
«In Italia si sono 14 milioni di anziani che ormai vivono dieci, vent’anni in più. Su questo “nuovo popolo” non c’è nessuna idea, nessun pensiero: né sociale, né sanitario, né spirituale. Vale anche per la Chiesa: in tutte le diocesi c’è un prete per i giovani, nessuno per gli anziani». È uno dei passaggi più significativi della riflessione di Monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, che guarda con attenzione, meglio: con speranza, all’evento organizzato con La Stampa a Torino il 2 ottobre, Giornata mondiale degli anziani.
Sarà la prosecuzione dell’inchiesta che il nostro giornale porta avanti da luglio sugli anziani, dalle Rsa all’assistenza domiciliare. Come interpreta l’appuntamento di ottobre?
«Il Piemonte ha deciso di svoltare. Non è più tempo di rincorrere il numero dei posti letto, nelle Rsa, negli ospedali, nei presìdi, ma di riconoscere che il posto dell’anziano non è dentro un’istituzione: è la sua casa, la sua parrocchia, la sua contrada, la comunità che conosce da sempre». […]
L’intervista integrale di Alessandro Mondo è su La Stampa
#LaStampa
«Se accanto alla biblioteca avrai l'orto/giardino, nulla ti manca.» Non è un caso che Cicerone associ il cibo e la natura alla cultura. Sapere infatti deriva da sapore. Una vita senza orto/giardino e senza biblioteca è una vita senza sapore sia nel palato che nella mente.
Se volessimo fare un torto a Francesco Guccini, scomparso oggi a Pavana, ma un torto mortale, basterebbe arruolarlo: sotto una bandiera culturale, una fede politica, un credo religioso. Insomma “battezzarlo” a forza, senza chiedergli il permesso ma soltanto esibendo qualche fragile pretesto. Vale in particolar modo per i cattolici, perché gli incroci, i rimandi, le citazioni, se ben orchestrati con satanica astuzia, ci sarebbero. Guccini nasce e muore coerente: un anarchico aperto al mistero, un agnostico con le ali, un amico di chiunque si dimostri intelligente, libero, privo di pregiudizi. Nemico tanto del bigottismo iper-devoto e del clericalismo, quanto del materialismo ottuso, Guccini era un uomo, un cantautore, uno scrittore, un intellettuale impossibile da incasellare. Certo, nell’incrociare le persone e le cose della Chiesa aveva le sue preferenze. Tutto comincia forse a Bologna nell’incontro con padre Michele Casali, domenicano robusto di corpo e di idee («Mi sembra Nero Wolfe», diceva di lui Guccini), scomparso nel 2004, animatore indimenticato dei “Martedì” di San Domenico. Chi non conobbe, e chi non passò dalle sue parti? Vi transitò anche un certo arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla…
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Mentre le capitali si scagliavano contro il premier spagnolo, ignorando appunto i principi di solidarietà su cui si fonda l’Unione, Madrid faceva rientrare l’emergenza Ceuta in fretta: in meno di 72 ore praticamente tutti i migranti entrati all’interno dei confini dell’Unione europea – ma in Nord Africa – erano tornati in Marocco, la stragrande maggioranza volontariamente e a piedi dopo aver capito che non potevano andare da nessuna parte.
Nonostante si sia fatto tanto rumore per nulla – la Commissione ha confermato che nemmeno uno dei migranti è entrato nel Continente europeo -, il fattaccio è stato il pretesto per criticare la regolarizzazione, da parte del governo spagnolo, di circa 1 milione di migranti irregolari che si trovavano nel proprio territorio (pensinsulare).
Sabato scorso 22 leader, su impulso della premier italiana Giorgia Meloni e di quella danese Mette Frederiksen hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo António Costa e al primo ministro irlandese Micheál Martin (il Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea).
Sánchez, in una contro-lettera, accusa gli altri leader di essere “guidati da pregiudizi, fake news, ignoranza o interesse politico”.
Il premier critica le capitali per aver “scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen”, una richiesta “non solo contraria al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono“, ma anche “agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buon senso. Nell’attuale contesto internazionale, l’Ue non può permettersi questo tipo di reazione egoista, polarizzante e illegale”.
Von der Leyen ha recuperato il concetto solo a crisi ormai risolta, affermando che “combattere la migrazione illegale richiede solidarietà e una risposta europea unita”.
Sanchez ha poi sottolineato che non è la prima volta che i migranti vengono strumentalizzati e usati contro l’Ue. Come nel 2021, quando la Bielorussia facilitò l’attraversamento di migranti verso la Polonia e l’area baltica per destabilizzare il blocco.
Gli invisibili hanno il volto indurito dal sole, gli occhi stanchi e le mani callose. Raccolgono meloni e angurie per 60 euro lorde al giorno, straordinari inclusi, sotto il sole cocente di quest’estate tropicale. Quando le Brigate del lavoro della Flai Cgil (in t-shirt rossa d’ordinanza) li avvicinano, balzando giù dai furgoni, loro arretrano tra le coltivazioni. Un po’ per comprensibile diffidenza, un po’ perché sul viottolo un tizio ha appena imbracciato il telefonino, forse per avvisare dell’arrivo di intrusi. Ma quando spuntano bottigliette d’acqua, cappellini e borse termiche la tensione si scioglie: i doni conquistano la fiducia, i braccianti allungano la mano riconoscenti. Siamo a Viadana, nel Basso mantovano, ma sembra di attraversare una pianura asiatica. E non solo per il suggestivo ponte di barche che tocca attraversare per scavalcare l’Oglio. I lavoratori sono quasi tutti indiani. Spuntano anche pakistani e marocchini, ma di italiani nemmeno l’ombra: anche qui, nei piccoli paesi che galleggiano tra le coltivazioni a perdita d’occhio, si preferisce fare altro. Faticando di meno e guadagnando di più.
Continua a leggere il reportage del nostro Marco Birolini
#gaza#GazaGenocide
A Gaza purtroppo si muore ancora.
I media hanno spento i riflettori e così sembra che il problema non esista.
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#Firenze#affittibrevi#casa
E giusto che il patrimonio edilizio pubblico sia utilizzato in questo modo? A voi, anzi a noi, l'ardua risposta?
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Quando Lucio Caracciolo gli chiede come sono i soldati israeliani e che dialogo c’è con loro il cardinale Pierbattista Pizzaballa strappa una risata al pubblico e allo stesso tempo lo accompagna a riflettere nel profondo: «C’è un po’ di tutto ma devo dire con dolore – io sono religioso, insomma, dovrei essere un po’ religioso! – che i più duri sono i religiosi, i religiosi che combattono». Poi c’è un passaggio da pelle d’oca. Il patriarca di Gerusalemme («la diocesi più difficile del mondo») descrive con piglio da cronista la situazione attuale della Striscia di Gaza per come la osserva nei suoi viaggi entrando da Nord. «Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Viaggi su strade fortuite in mezzo alle tende nelle quali vive la gente, in mezzo alle fognature. Nessuno parla degli odori e dei topi, i topi che mordono soprattutto i bambini che anziché andare a scuola giocano accanto alle fogne. C’è un degrado che non puoi immaginare, lo devi vedere».
Su Repubblica l'articolo del nostro inviato Paolo Berizzi