Digital ID: Here is the WEF's plan for you, straight from their website.
Their goal is to create a situation whereby every aspect of daily life—healthcare, banking, food, travel, internet, social media, communications, energy usage, etc—requires a valid digital ID, without which you are locked out.
Once that situation is in place, the conditions of validity can be adjusted to anything they want.
You didn't take the latest experimental mRNA injection? Then your Digital ID is invalid.
You posted something deemed "misinformation" on social media? Then your Digital ID is invalid.
Your social credit score fell too low? Your Digital ID wil be invalid.
You exceeded your monthly carbon allowance? Your Digital ID will be invalid.
You voiced criticism of your new technocratic overlords? Then your Digital ID is invalid.
If governments are ever allowed to succeed in rolling out digital ID—even if it's through the back door via under-16 social media bans—we will find ourselves living in a giant open-air digital prison, from which it will be virtually impossible to ever escape.
But they can only succeed if humanity complies with their agenda. DO NOT COMPLY.
Giovy Novaro (@GiovyDean):
Perché la famiglia dell'uomo quasi decapitato a #Belfast chiede di non strumentalizzare la vicenda e dichiara che il problema sono i disordini di estrema destra e non l'occhio che ha perso il loro familiare? Perché l'ironia vuole che essi lavorino proprio per una ONG che accoglie gli immigrati, credendo che il mostro li avrebbe risparmiati, annullando la sua natura da mostro. Questa è la definitiva prova del mondo reale che non potrà mai essere aggirato dai desideri. La durezza del vivere ha una forza intrinseca che espone i progressisti a dover fare i conti con i propri squilibri mentali. Lo abbiamo visto con la donna che prende un pugno in faccia da un tunisino e indossa la maglia "no alla remigrazione". Lo abbiamo visto con i professori picchiati dai maranza che non denunciano perché la colpa è della società, è del suprematismo bianco, è di Trump, è mia. Sono tutte dinamiche attinenti alla malattia mentale. Tutte. La loro appartenenza alla setta surclassa la razionalità che è invece materia addomesticata dai sani di mente.
Spieghiamo a prova di fraintendimento. La politica non c'entra assolutamente nulla. Se sono consapevole di vivere in una città dove orde di neri girano a petto nudo in centro storico, danzando con i coltelli e violentando se lo ritengono necessario, io perseguo il principio della priorità e non mi preoccupo dell'appartenenza politica di un influencer che dice "scimmie". Non è questione di votare Vannacci o Salvini o Meloni. La questione è che una persona normodotata, indipendentemente dal partito che sostiene, è in grado di capire che quei maranza a piede libero rappresentano un problema per la sicurezza pubblica e appoggerà sempre la denuncia del giovane influencer di destra al netto che condivida l'uso improprio o meno del termine "scimmie" che attiene a fattori emotivi e non sostanziali. Qui siamo all'ABC del pensiero critico: chi non lo capisce è scemo, al netto della necessità di recitare la parte del "buono e inclusivo" mentre la sua città piomba nel degrado più totale. Siamo all'ABC dell'evoluzione dell'essere umano, al pari di saper usare il pollice per tenere in mano una forchetta o di bere dalla bocca e non dal naso. Gli scemi del villaggio si sono autoconvinti di essere superiori intellettualmente perché coadiuvati da quel parastato che ha galvanizzato negli anni le truppe per poter ingrassare, lasciando loro credere di possedere una spiccata intelligenza e una ancor più spiccata etica rispetto ai nemici che chiamano "fascisti" per non dover fare i conti con il fatto di essere dei coglioni.
No, la soluzione sarebbe semplicemente un'altra: fermare la speculazione nel mercato energetico, riprendere ad acquistare gas e petrolio russo, come avrebbe sempre dovuto essere. Significa sostenere le ragioni dell'Iran contro le aggressioni di Usraele. Insomma, significherebbe fare gli interessi degli italiani e persino dell'Europa. Ma la verità è che siamo schiavi degli interessi anglo-americani e di un'ideologia sballata, e dunque ci stiamo autodistruggendo.
Se combatti un'inflazione da offerta con l'aumento dei tassi, stai peggiorando ulteriormente la situazione per salvare i capitali di qualcuno, non di certo per salvare l'economia reale. Dunque è una scelta scientificamente consapevole.
Le ricadute sono chiare, perché la BC non può creare magicamente energia a basso costo: l'aumento dei tassi non cura la scarsità da offerta (l'energia che aumenta - peraltro con pesanti risvolti speculativi). "Cura" i nostri consumi. Sicché, il denaro costa di più: i mutui, i prestiti aziendali e i finanziamenti diventano più cari. Le famiglie spendono di meno e stringono la cinghia perché il credito costa troppo e conviene di più risparmiare. Di guisa che le aziende finiscono per investire di meno. Se poi la situazione peggiora, molti non faranno altro che delocalizzare, dunque potrebbe persino aumentare la disoccupazione.
Dunque, per salvare due rentiers dalla svalutazione dei loro capitali, finisci per strangolare famiglie e imprese.
Ma del resto è questa la mission della BCE: la stabilità dei prezzi che non è altro che la stabilità degli investimenti finanziari. Dell'occupazione se ne fregano, dei consumi pure.
A Scandicci, FI una donna tedesca di 44 anni è stata trovata decapitata. E' stato fermato un immigrato senza fissa dimora di origine nordafricana, con precedenti. Gli inquirenti hanno sequestrato un machete, e un coltello. Colpa degli Italiani che non sono inclusivi.
Ho un consiglio da dare ai ragazzi condannati alla tesina rieducativa sul tema "Gli africani siamo noi" come in Cambogia. Scrivete che noi non siamo africani perché loro sono molto meglio di noi, molto più civili, più intelligenti, più umani, più civili di noi e noi dobbiamo solo espiare le nostre colpe.
Spero che qualcuno di voi sia su X e mi legga.
Invece a @G_Valditara vorrei dire che se non interviene su questo episodio ci si chiede a cosa serva esattamente un Ministero dell'istruzione...
✍🏻 Roberto Riccardi
Belfast brucia. E presto le fiamme potrebbero arrivare alle nostre case, accese da chi ha reso l’immigrazione incontrollata un affare di soldi e politica.
Torniamo in Ulster per vedere il nostro futuro prossimo. Sessantadue incendi in cinque ore, autobus rovesciati, case di minoranze etniche date alle fiamme, famiglie con neonati in fuga scortate dai vigili del fuoco.
Uomini mascherati che sfondano porte e gridano “stranieri fuori” in quartieri dove trent’anni fa si sparava tra cattolici e protestanti.
La miccia, lunedì notte: Hadi Alodid, trent’anni, sudanese, richiedente asilo con status di rifugiato, ha aggredito un ignaro passante con un coltello da cucina colpendolo alla schiena, al volto e agli occhi.
Poi, come mostra il video visto da milioni di persone, ha portato la lama a ripetizione al collo della vittima. Solo le bastonate dei passanti hanno impedito la decapitazione.
Una settimana prima l’Inghilterra aveva guardato attonita le immagini di Henry Nowak, diciotto anni, ammanettato dagli agenti mentre moriva dissanguato, perché il suo assassino, inglese di seconda generazione, aveva gridato al razzismo e la parola era pesata più del sangue.
Il pogrom è barbarie. Ma la domanda vera non è chi ha acceso il fuoco. È chi ha accatastato la legna per trent’anni.
Chi liquida le fiamme come “violenza dell’estrema destra” racconta una cronaca falsata, perché in piazza sono scese persone che mai si sarebbero sognate persino di sfilare con un cartello di protesta.
Chi cerca la causa deve guardare altrove: alla sistematica inversione dell’integrazione che la sinistra europea ha imposto come dottrina per un ventennio.
Non sono gli ultimi venuti a doversi integrare, ma chi è nato nella nazione ospitante deve assimilare le loro regole e abitudini e soddisfare le loro richieste. Una follia incredibile.
E non si parli di integrazione mancata come se fosse un processo ancora in corso.
Nelle stazioni, nei centri commerciali, nelle piazze del sabato sera, i maranza hanno già risposto: rapine di branco, aggressioni gratuite, devastazioni per noia e per odio. Non sono emarginati in cerca di riscatto.
Sono seconde e terze generazioni che rifiutano il Paese dove sono nate, ne disprezzano le regole, ne aggrediscono i coetanei. Non chiedono inclusione: rivendicano territorio.
Chi liquida tutto questo come cronaca straniera non ha letto la cronaca italiana.
Modena, 16 maggio. Un italo-marocchino lancia l’auto contro la folla e ferisce sette persone. La risposta della sinistra che governa la città arriva puntuale come un riflesso condizionato: caso isolato, gesto di uno squilibrato, nessuna matrice.
Poi, però, è calato un silenzio assoluto quando dai dispositivi elettronici di El Koudri sono emerse ricerche su attentati commessi in Europa, scaricamento di materiale jihadista.
E lo schema si è ricomposto: non l’esplosione improvvisa di un folle, lo studio paziente di un modello.
È la macchina della derubricazione, oliata da anni di esercizio: ogni attentatore diventa un pazzo, ogni allarme diventa razzismo, ogni critica diventa islamofobia.
È lo stesso copione recitato per ogni episodio che la sinistra non vuole vedere. Quando il fatto è innegabile, si cerca la causa nella vittima o nel contesto. Lo stupratore non sapeva.
L’accoltellatore era fragile. L’investitore era abbandonato dai servizi sociali. La colpa non è mai di chi agisce: è di chi non ha saputo accogliere, includere.
Diciannove giorni dopo, nella stessa Modena, lo stesso sindaco che aveva minimizzato ha accompagnato nelle scuole elementari un indagato per associazione con finalità di terrorismo, braccio destro dell’uomo ritenuto il vertice di Hamas in Italia.
Davanti a lui, bambini di sei anni battevano le mani al ritmo di cori per la Palestina. Non sanno cosa sia il 270 bis. Sanno già da che parte stare: qualcuno ha deciso al posto loro.
Perché l’indottrinamento non è un incidente, è un metodo. Scolaresche in ginocchio verso la Mecca, guidate nella preghiera da un imam. Piani dell’offerta formativa che fissano tra gli obiettivi didattici il riconoscimento dei Cinque Pilastri dell’Islam.
Nel Trevigiano, una scuola cattolica ha portato bambini di tre anni in moschea, dove sono stati fotografati inginocchiati sul tappeto della preghiera rivolti verso la Mecca, con le maestre velate “per rispetto”.
Tutto in assenza di qualsiasi intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, dunque senza alcuna base giuridica. Quale altra confessione entrerebbe nelle aule pubbliche da una porta che la legge non ha mai aperto?
Laura Boldrini era stata profetica parlando degli immigrati. Riletta con gli occhi di oggi, più che una profezia fu una fatwa. Affermò che “I migranti sono l’avanguardia di quello stile di vita che presto sarà lo stile di vita di moltissimi di noi”.
E qualcuno la ha presa sul serio e, nell’attesa di arrenderci, ha iniziato a giustificarli un po’ troppo.
Quando la resa culturale arriva nei palazzi di giustizia, il cerchio si chiude.
Il vertice di questa parabola giudiziaria si è toccato due volte. La prima a Rimini, dove nel 2017 quattro stranieri stuprarono in gruppo una turista polacca e una transessuale peruviana su una spiaggia.
La consulente psicologa nominata dal tribunale ha scritto che l’imputato congolese non aveva “piena consapevolezza della gravità del reato” perché “nel suo contesto di provenienza il rispetto per l’autodeterminazione sessuale della donna non era adeguatamente acquisito”.
Tradotto: nel suo Paese si stupra, dunque non poteva sapere che qui non si fa.
La seconda a Salerno, dove l’avvocato Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello, ha dichiarato testualmente: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare.”
Sono parole pronunciate dentro le aule di giustizia. Non da commentatori anonimi. Lo stupro diventa “incomprensione culturale”.
Il resto è contorno grottesco: a Padova un maiale di plastica in vetrina diventa un’offesa da rimuovere, nel Paese della mortadella. Si sorride, ma è il sorriso di chi misura quanto il terreno sia già morbido.
La sinistra minimizza perché ammettere significherebbe processarsi: ha spalancato le porte, scritto le regole deboli, ha aperto le aule, ha coltivato la dottrina dell’integrazione rovesciata.
Ma la legna accatastata non smette di essere legna perché qualcuno vieta di nominarla. Belfast ha mostrato il finale del film. L’Italia sta ancora girando le scene che lo preparano.
Belfast non è lontana. È soltanto in anticipo.
✍🏻 Roberto Riccardi
Belfast brucia. E presto le fiamme potrebbero arrivare alle nostre case, accese da chi ha reso l’immigrazione incontrollata un affare di soldi e politica.
Torniamo in Ulster per vedere il nostro futuro prossimo. Sessantadue incendi in cinque ore, autobus rovesciati, case di minoranze etniche date alle fiamme, famiglie con neonati in fuga scortate dai vigili del fuoco.
Uomini mascherati che sfondano porte e gridano “stranieri fuori” in quartieri dove trent’anni fa si sparava tra cattolici e protestanti.
La miccia, lunedì notte: Hadi Alodid, trent’anni, sudanese, richiedente asilo con status di rifugiato, ha aggredito un ignaro passante con un coltello da cucina colpendolo alla schiena, al volto e agli occhi.
Poi, come mostra il video visto da milioni di persone, ha portato la lama a ripetizione al collo della vittima. Solo le bastonate dei passanti hanno impedito la decapitazione.
Una settimana prima l’Inghilterra aveva guardato attonita le immagini di Henry Nowak, diciotto anni, ammanettato dagli agenti mentre moriva dissanguato, perché il suo assassino, inglese di seconda generazione, aveva gridato al razzismo e la parola era pesata più del sangue.
Il pogrom è barbarie. Ma la domanda vera non è chi ha acceso il fuoco. È chi ha accatastato la legna per trent’anni.
Chi liquida le fiamme come “violenza dell’estrema destra” racconta una cronaca falsata, perché in piazza sono scese persone che mai si sarebbero sognate persino di sfilare con un cartello di protesta.
Chi cerca la causa deve guardare altrove: alla sistematica inversione dell’integrazione che la sinistra europea ha imposto come dottrina per un ventennio.
Non sono gli ultimi venuti a doversi integrare, ma chi è nato nella nazione ospitante deve assimilare le loro regole e abitudini e soddisfare le loro richieste. Una follia incredibile.
E non si parli di integrazione mancata come se fosse un processo ancora in corso.
Nelle stazioni, nei centri commerciali, nelle piazze del sabato sera, i maranza hanno già risposto: rapine di branco, aggressioni gratuite, devastazioni per noia e per odio. Non sono emarginati in cerca di riscatto.
Sono seconde e terze generazioni che rifiutano il Paese dove sono nate, ne disprezzano le regole, ne aggrediscono i coetanei. Non chiedono inclusione: rivendicano territorio.
Chi liquida tutto questo come cronaca straniera non ha letto la cronaca italiana.
Modena, 16 maggio. Un italo-marocchino lancia l’auto contro la folla e ferisce sette persone. La risposta della sinistra che governa la città arriva puntuale come un riflesso condizionato: caso isolato, gesto di uno squilibrato, nessuna matrice.
Poi, però, è calato un silenzio assoluto quando dai dispositivi elettronici di El Koudri sono emerse ricerche su attentati commessi in Europa, scaricamento di materiale jihadista.
E lo schema si è ricomposto: non l’esplosione improvvisa di un folle, lo studio paziente di un modello.
È la macchina della derubricazione, oliata da anni di esercizio: ogni attentatore diventa un pazzo, ogni allarme diventa razzismo, ogni critica diventa islamofobia.
È lo stesso copione recitato per ogni episodio che la sinistra non vuole vedere. Quando il fatto è innegabile, si cerca la causa nella vittima o nel contesto. Lo stupratore non sapeva.
L’accoltellatore era fragile. L’investitore era abbandonato dai servizi sociali. La colpa non è mai di chi agisce: è di chi non ha saputo accogliere, includere.
Diciannove giorni dopo, nella stessa Modena, lo stesso sindaco che aveva minimizzato ha accompagnato nelle scuole elementari un indagato per associazione con finalità di terrorismo, braccio destro dell’uomo ritenuto il vertice di Hamas in Italia.
Davanti a lui, bambini di sei anni battevano le mani al ritmo di cori per la Palestina. Non sanno cosa sia il 270 bis. Sanno già da che parte stare: qualcuno ha deciso al posto loro.
Perché l’indottrinamento non è un incidente, è un metodo. Scolaresche in ginocchio verso la Mecca, guidate nella preghiera da un imam. Piani dell’offerta formativa che fissano tra gli obiettivi didattici il riconoscimento dei Cinque Pilastri dell’Islam.
Nel Trevigiano, una scuola cattolica ha portato bambini di tre anni in moschea, dove sono stati fotografati inginocchiati sul tappeto della preghiera rivolti verso la Mecca, con le maestre velate “per rispetto”.
Tutto in assenza di qualsiasi intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, dunque senza alcuna base giuridica. Quale altra confessione entrerebbe nelle aule pubbliche da una porta che la legge non ha mai aperto?
Laura Boldrini era stata profetica parlando degli immigrati. Riletta con gli occhi di oggi, più che una profezia fu una fatwa. Affermò che “I migranti sono l’avanguardia di quello stile di vita che presto sarà lo stile di vita di moltissimi di noi”.
E qualcuno la ha presa sul serio e, nell’attesa di arrenderci, ha iniziato a giustificarli un po’ troppo.
Quando la resa culturale arriva nei palazzi di giustizia, il cerchio si chiude.
Il vertice di questa parabola giudiziaria si è toccato due volte. La prima a Rimini, dove nel 2017 quattro stranieri stuprarono in gruppo una turista polacca e una transessuale peruviana su una spiaggia.
La consulente psicologa nominata dal tribunale ha scritto che l’imputato congolese non aveva “piena consapevolezza della gravità del reato” perché “nel suo contesto di provenienza il rispetto per l’autodeterminazione sessuale della donna non era adeguatamente acquisito”.
Tradotto: nel suo Paese si stupra, dunque non poteva sapere che qui non si fa.
La seconda a Salerno, dove l’avvocato Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello, ha dichiarato testualmente: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare.”
Sono parole pronunciate dentro le aule di giustizia. Non da commentatori anonimi. Lo stupro diventa “incomprensione culturale”.
Il resto è contorno grottesco: a Padova un maiale di plastica in vetrina diventa un’offesa da rimuovere, nel Paese della mortadella. Si sorride, ma è il sorriso di chi misura quanto il terreno sia già morbido.
La sinistra minimizza perché ammettere significherebbe processarsi: ha spalancato le porte, scritto le regole deboli, ha aperto le aule, ha coltivato la dottrina dell’integrazione rovesciata.
Ma la legna accatastata non smette di essere legna perché qualcuno vieta di nominarla. Belfast ha mostrato il finale del film. L’Italia sta ancora girando le scene che lo preparano.
Belfast non è lontana. È soltanto in anticipo.
ORA SUBITO ADESSO.
NON C'È PIÙ TEMPO DA PERDERE!
FUORI QUESTE BESTIE DALL'#EUROPA.
FUORI QUESTE BESTIE DALL'#ITALIA.
#Belfast#remigrazione#remigration#remigracion
Sembra che il ragazzo BIANCO sia morto stanotte in ospedale.😔
Tra le multiple ferite riportate, gli erano stati cavati gli occhi.
Il terzo mondo aiutato dai traditori che ci governano è in guerra con noi. O ci svegliamo o verremo trucidati per strada, finché non verranno ad ucciderci financo dentro alle nostre case.
We gain NOTHING from mass migration from third-world Islamic countries. They don’t assimilate. They openly say they want Sharia, call us dirty infidels, and aim to conquer. They rape us, stab us, behead us, for being white, then demand we pay for it all.
Tolerance of their intolerance will erase us.
A scuola puoi picchiare i professori che non ti succede nulla!
Puoi portare coltelli, puoi bullizzare, pisciare sui tavoli
Ma se esponi uno striscione con scritto:
"L'Italia agli italiani"
Ti becchi il 6 in condotta, la bocciatura e i corsi di rieducazione
Perchè sei razzista!
Belfast, scoppia la protesta anti-immigrati: veicoli in fiamme e strade bloccate dopo un accoltellamento attribuito a un rifugiato https://t.co/H3upLbnP4D
Non è più possibile ignorare il grande tema esistenziale che il mondo globalista ha reso imprescindibile: camminare per strada non è più l'azione che pensavamo di conoscere. Occorre pensare di trovarsi in terra ostile anche dal punto di vista materiale. Le strade delle nostre città e dei nostri paesi sono diventate luoghi minacciosi quanto una foresta, una giungla, una palude, in generale un luogo di insidie anche mortali.
Occorre prenderne atto e capire come cambiare i propri comportamenti.
Questo ci è richiesto subito, ora, per noi e per i nostri cari nell'attesa che questo assetto sociale crolli definitivamente e si possa tornare a camminare liberamente per le strade.
Siamo sempre lì. La UE concede flessibilità all'Italia per la crisi energetica (indotta), ma solo per le infrastrutture. Sia mai che quella flessibilità venga utilizzata per attutire il calo bollette per famiglie e imprese.
Io mi chiedo, e nel chiedermelo non ci dormo la notte, come sia possibile avere una classe politica che accetta - letteralmente accetta - i diktat della UE e non ritenga che sia il caso di abbandonarla. Non ritenga opportuno chiudere porte, portoni e portoncini a un sistema che sta letteralmente piegando la nostra economia e che non offre nulla se non austerità, controllo, politiche deliranti sul green e sanità, ostilità contro la Russia e depressione costante del nostro stile di vita.
Pensateci: noi abbiamo una Costituzione che impone a chi ci governa di perseguire gli interessi economici del nostro paese. Abbiamo articoli centrali che impongono alla Repubblica il dovere (DOVERE!) di attuare tutte quelle politiche che non solo non danneggino gli italiani, ma li metta al riparo da qualsiasi effetto negativo della congiuntura internazionale o da possibili conflitti.
Eppure, niente. Governi e parlamenti che si succedono, si limitano a eseguire ciò che dispone un'entità che non rappresenta gli interessi dell'Italia. Anzi, qualora tu sollevi il sopracciglio per fare questa osservazione, ti accusano di essere anti-europeista, quasi fosse un'offesa (e non lo è).
Il vincolo esterno è quanto di più antidemocratico esista, perché è un sistema per umiliare ed eliminare la democrazia, è una costante presa in giro dei principi democratici e del diritto di un popolo di autodeterminarsi e di perseguire il proprio benessere.
Anche solo l'amor patrio dovrebbe indurre chi ci governa a fare ciò che è giusto per gli italiani, che è quasi sempre ciò che è sbagliato per l'eurocrazia.
Siamo sempre lì. La UE concede flessibilità all'Italia per la crisi energetica (indotta), ma solo per le infrastrutture. Sia mai che quella flessibilità venga utilizzata per attutire il calo bollette per famiglie e imprese.
Io mi chiedo, e nel chiedermelo non ci dormo la notte, come sia possibile avere una classe politica che accetta - letteralmente accetta - i diktat della UE e non ritenga che sia il caso di abbandonarla. Non ritenga opportuno chiudere porte, portoni e portoncini a un sistema che sta letteralmente piegando la nostra economia e che non offre nulla se non austerità, controllo, politiche deliranti sul green e sanità, ostilità contro la Russia e depressione costante del nostro stile di vita.
Pensateci: noi abbiamo una Costituzione che impone a chi ci governa di perseguire gli interessi economici del nostro paese. Abbiamo articoli centrali che impongono alla Repubblica il dovere (DOVERE!) di attuare tutte quelle politiche che non solo non danneggino gli italiani, ma li metta al riparo da qualsiasi effetto negativo della congiuntura internazionale o da possibili conflitti.
Eppure, niente. Governi e parlamenti che si succedono, si limitano a eseguire ciò che dispone un'entità che non rappresenta gli interessi dell'Italia. Anzi, qualora tu sollevi il sopracciglio per fare questa osservazione, ti accusano di essere anti-europeista, quasi fosse un'offesa (e non lo è).
Il vincolo esterno è quanto di più antidemocratico esista, perché è un sistema per umiliare ed eliminare la democrazia, è una costante presa in giro dei principi democratici e del diritto di un popolo di autodeterminarsi e di perseguire il proprio benessere.
Anche solo l'amor patrio dovrebbe indurre chi ci governa a fare ciò che è giusto per gli italiani, che è quasi sempre ciò che è sbagliato per l'eurocrazia.
Sommario mio viaggio in Russia (il terzo in un anno)
1) Il governo italiano o non sa dell’immenso, immenso, goodwil di cui l’Italia gode qua e lo sta distruggendo inconsciamente. O lo sa, e lo sta distruggendo intenzionalmente
2) L’economia della Russia ha varie difficoltà, alcune strutturali (le geografia etc) ed altre contingenti ai postumi covid e a qualche sanzione che rende la vita più complessa ad alcuni cittadini
3) Ma non esiste nessuno, ripeto nessun, problema economico tale da portare la Russia al ritiro dall’Ucraina. E quindi, le sanzioni sono state un fallimento totale, come previsto,
4) Le sanzioni non le mette la “UE cattiva” ma il gruppo di capi di governo che le votano all’unanimità: quindi la responsabilità del fallimento delle sanzioni e delle conseguenze sulla nostra economia sono del governo #Meloni
5) la Russia resta aperta a riaprire i rapporti commerciali con quelle aziende europee italiane che hanno lasciato il paese senza aver lasciato troppo amaro in bocca. Ora parte la corsa dei topi che risalgono sulla nave.
6) la Russia è un paese bellissimo e ricco di arte e culture e tradizioni che consiglio a tutti di visitare sia la ovviamente splendida San Pietroburgo che tutte le regioni orientali, come ho fatto io nei miei tanti viaggi
7) l’Unione Europea è considerata una nullità assoluta nell’arena geopolitica e su questo mi trovo anche io d’accordo
8) la proposta della Russia per far terminare il conflitto in Ucraina e contenuta nel documento di Istanbul di quattro anni fa al netto di alcune variazioni territoriali e su questo la Russia non farà nessun passo indietro
9) l’Unione Europea e l’Italia resteranno col cerino in mano perché sono gestiti da incompetenti, nel caso migliore
vorrei enfatizzare il punto uno, perché è molto importante e non riesco forse a trasmetterne l’importanza: l’amicizia che il popolo russo hai nei confronti dell’Italia è un fenomeno intergenerazionale che risale agli anni dell’unione sovietica, anni 60 e 70, dalle auto Fiat ai nostri cantanti alla nostra cultura ..un legame che i nonni hanno trasmesso a molti dei giovani di oggi e che Meloni Tajani e Salvini stanno distruggendo
Sono stato chiaro ? Il nostro governo sta distruggendo il rapporto Russia e Italia
E se li votate ancora , la colpa è anche vostra
🚨Von der Leyen: "Banniamo i Russi dalla UE!"
8 Paesi vogliono UE off-limits per chi ha servito nell’esercito russo e lei è d'accordo!
Ma… anche chi ha fatto solo la leva obbligatoria?
La UE è invasa di stupratori e lei (con la faccia da maestrina) fa la guerra ai 19enni russi?