🚨😱 DUA LIPA = LA PLUS GRANDE PLAGIAIRE DE LA POP.
Elle est incapable de créer quoi que ce soit d’original
Elle pille, elle copie, elle recycle… et les vrais artistes qui ont créé les mélodies ? Zéro crédit ou quasi.
Toute sa carrière repose sur le vol.
C’est plus de la musique, c’est du pure plagiat industrialisé.
Calma, Don Vincenzo. Purtroppo è anche colpa del caldo, che la Meloni non fa niente per far abbassare. E poi siamo anche stati fortunati: lei immagini se quella scritta l’avesse vista quello dei sassi, cosa avrebbe fatto succedere! Perciò, diciamo che è tutto rientrato.
Wieder einmal zeigt die Ukraine selbst auf dem Siegerpodium, dass der Hass auf Russland offenbar wichtiger ist als elementarer Respekt und sportliche Fairness.
Netzfund
Questa inviata a Ceuta sta dicendo che sono iniziati anche gli abusi sessuali da parte degli immigrati marocchini nei confronti di minori.
Ci sono già almeno 6 denunce di abusi sessuali !!!
PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA
"Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina".
Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne.
Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo.
Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto.
Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi.
"Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere.
Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti.
Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri.
E qui il dato che nessuno vuole vedere.
Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia.
La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda.
Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro".
Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata.
La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella.
Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica.
E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo.
Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue.
La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto.
Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare.
Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto.
Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda".
Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica.
E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere.
La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza.
Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier.
Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna.
E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio.
Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote.
Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta.
Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio.
Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo.
Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui?
La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane.
Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva.
Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono.
Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata.
Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace.
E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma.
Con nome, cognome e sigla dell'associazione.
Le camere dello Scirocco, ovvero ha sempre fatto caldo d'estate.
Nelle assolate e torride estati siciliane, prima che esistessero i condizionatori e che poi Bruxelles li proibisse, l'aristocrazia e l'alta borghesia dell'isola avevano trovato una soluzione ingegnosa ed elegante per sfuggire al soffocante vento dello Scirocco.
Le camere dello Scirocco erano vere e proprie opere di ingegneria bioclimatica, un po' come ho cercato di progettare la mia casa (che, pur essendo ai Tropici, non ha condizionatori), piccoli gioielli di saggezza antica che trasformavano il sottosuolo in un rifugio di frescura dalle estati bollenti.
Che erano già bollenti anche prima del 2026.
Queste stanze erano spesso spazi sotterranei, spesso nei giardini o sotto le dimore patrizie, specialmente nella piana di Palermo e nelle campagne circostanti .
Il loro principio di funzionamento si basava su una combinazione di fattori fisici incluso spesso un costante flusso d'acqua, convogliata attraverso un'antica rete di canali sotterranei di origine araba chiamati qanat .
L'acqua, spesso proveniente da sorgenti naturali, veniva fatta scorrere all'interno della camera o in suoi condotti, dove la sua evaporazione assorbiva calore dall'ambiente, rinfrescando l'aria proprio come avviene quando si esce da una piscina in una giornata ventosa.
L'aria calda, essendo più leggera, veniva espulsa attraverso apposite aperture nella volta, mentre l'aria più fresca e umida rimaneva in basso, creando un microclima ideale.
Perchè in Estate, in Sicilia e più o meno in tutta l'Italia, ha sempre fatto caldo.
Quando ero in Oman, un paio di mesi fa, ho trovato esempi funzionanti di tecniche simili a Nizwa, l'antica capitale, dove le temperature sono vicine ai 50°C per buona parte dell'anno. Tecniche interessanti, oramai dimenticate.
Lo sai quanto costa un Piaggio Ciao usato?
200 euro. 300, se hai la fortuna di trovarlo con una marmitta decente e le ruote non del tutto consumate.
200 euro sono niente.
Sono una cena fuori.
Sono la bolletta della luce.
Sono due pieni.
Ma se hai 13 anni e i soldi non li vuoi chiedere a tuo padre, beh quei 200 euro non sono niente: sono tutto ciò di cui hai bisogno.
E allora? Beh, allora sogni.
Allora speri nella bontà dei nonni a Natale.
O, se hai coraggio, ti inventi qualcosa.
Dipende dalla tua fibra.
Dalla tua forza di volontà.
Tre ragazzini di Udine, di forza di volontà, ne avevano eccome.
Perché pensa un po', in un paese dove c'è la cultura della "dipendenza a tutti i costi" (dallo stato, dall'azienda, dai politici) quei tre si sono messi in testa di comprarselo da soli!
Come nei film americani si sono dati da fare: hanno tirato fuori un tavolino pieghevole e lo hanno piazzato nel cortile di casa, dove passa la gente.
Ci hanno messo sopra una caraffa di limonata. I bicchieri. L'anguria a fette. I krapfen. I muffin. Il termos del caffè.
Hanno scritto il menù su una lavagnetta e l'hanno appoggiata per terra.
E hanno dato persino un nome alla ditta: "Ai tre amici".
Poi hanno tirato fuori una cassaforte. Una cassaforte giocattolo, azzurra, di plastica, con la chiave.
Perché a tredici anni una cosa seria deve avere una cassaforte.
"Offerta libera, minimo un euro e cinquanta".
Ma soprattutto LORO SI ALZAVANO ALLE 5 DEL MATTINO PER QUEL LAVORO.
Alle cinque. D'estate. A 12 anni. Senza scuola. Al buio, in cucina, a spremere limoni e fare il caffè per gente che sarebbe passata tre ore dopo.
E sai cosa? Stava funzionando! La gente si fermava, beveva, chiacchierava.
Tre ragazzini che al posto di rincoglionirsi negli smartphone si rimboccano si mettono in gioco.
Ci sarebbe da fargli un applauso.
Ci sarebbe da mostrarli a scuola.
Ci sarebbe da premiarli come incoraggiamento.
E invece è arrivata la polizia locale e gli ha chiuso tutto: "somministrazione di alimenti e bevande in assenza di autorizzazione"
Ora dimmi: secondo te quale sarà la reazione di questi tre amici la prossima volta che penseranno "Mettiamoci in gioco"?
Hanno imparato a 12 anni la lezione che migliaia di imprenditori italiani conoscono benissimo: questo paese è bravissimo a tappare le ali a chi vuole sognare.
A chi prova a spiccare il volo.
Perché in Italia le regole non servono a proteggere qualcuno.
Servono a fermare qualcuno.
E si vanno a cercare sempre nella stessa direzione: verso il basso.
Verso chi, quando gli suoni al campanello, apre la porta e ti dice buongiorno.
Non contro chi ti risponde male.
Mai contro chi ti risponde male.
Mai contro chi se ne fotte.
Quel tavolino adesso è piegato in garage.
La cassaforte azzurra è chiusa a chiave, con dentro le monete di quattro mattine alzati al buio.
La cassaforte azzurra è chiusa a chiave, con dentro le monete di quattro mattine alzati al buio.
Le hanno contate. Non bastavano.
E adesso non basteranno mai.
- Adamo Romano