Cercando il modo di affezionarmi a questi anonimi. Vi giuro ci sto provando. L’anno scorso già mi scannavo per difendere il principesso e il vampiro come se fossero miei parenti, e guardatemi quest’anno, non so manco chi sono i loro prof #amici25
“Inter, Chivu firma un biennale fino a giugno 2027”.
Non esiste un tifoso dell’Inter che non sia affezionato a Cristian Chivu. Per quello che ha fatto sul campo. Per come si è sempre comportato.
La sensazione, tra l’altro, è che sia un ottimo prospetto di allenatore.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che l’Inter si affida a un tecnico con 13 panchine in Serie A e, quindi, sceglie di rischiare.
Non te lo aspetti da un club che ha basato la sua recente fortuna sugli incassi (multimilionari) di campo e che ha chiuso la stagione 24/25 in cima al ranking Uefa.
Ogni tifoso nerazzurro tifa per Cristian Chivu, lo sosterrà al massimo e spera di gioire insieme a lui.
Ma quello di oggi - è un fatto - si chiama azzardo e in quanto tale comporta dei rischi che un grande club ha il dovere di limitare, quantomeno con un mercato all’altezza.
E forza Cristian.
Quattro balle a mente semi-fredda.
Il massacro sportivo di ieri - perché di questo si è trattato - è inspiegabile e allo stesso tempo ingiustificabile: una squadra che in molti dei suoi elementi era all’ultima grande occasione della carriera che si butta via in questa maniera.
È vero che la forza degli avversari è stata dirompente ed è andata persino oltre le aspettative, ma è altrettanto vero che i nerazzurri non hanno praticamente opposto resistenza.
Le infinite prese per i fondelli dei tifosi avversari? Sono normali e fanno parte del gioco, soprattutto in casi come questo.
Poi c’è il resto. Il gruppo Inter ieri ha fallito miseramente e merita sonore critiche, ma è lo stesso che in questi quattro anni ha regalato vittorie, gran gioco, emozioni, cose affatto scontate anche in piazze ben più ricche e spendaccione di quella nerazzurra.
Non sappiamo cosa accadrà nelle prossime ore e ogni parere è legittimo: personalmente non scendo dalla nave capitanata da Inzaghi insieme ai suoi ragazzi, soprattutto ora che è in piena burrasca e, quindi, ha banalmente bisogno di aiuto.
E “aiuto” significa che dopo un quadriennio di conti da sistemare e doverosi mercati a costo zero è giunto il momento di tornare ad investire. Si può e si deve fare perché questa squadra, oggi, va rinforzata, ringiovanita, supportata.
In fondo, se il bilancio dopo un’eternità è incredibilmente tornato a sorridere è proprio perché questo gruppo ha portato in cassa decine e decine di milioni: ora quei milioni devono diventare benzina per alimentare un nuovo ciclo.
Esiste un’alternativa? Sì, si chiama “fare chiarezza”. Investi quattrini? E allora è giusto che tu pretenda di arrivare in fondo a tutte le competizioni. Non lo fai? Puoi solo augurarti di percorrere più strada possibile senza però avere alcuna pretesa.
L’Inter ieri ha vissuto una delle pagine più tristi della sua storia e in qualche modo il destino le ha presentato il conto: ci hanno fatto credere che superare corazzate come Bayern e Barcellona fosse quasi normale, il Psg ha amaramente spiegato che si è trattato di miracoli.
Fa male ma loro nettamente più forti, meritato assolutamente.
Detto questo Dimarco non lo voglio più vedere con la maglia dell'Inter.
1° goal molla Hakimi, 2° goal si gira come sempre sta sega di merda e la devia in porta.
Vai a giocare a Verona è quello il tuo posto.
1/3
Se a una squadra già di per sé tecnicamente superiore concedi anche l’approccio caratteriale il risultato non può che essere questo.
Lezione di calcio.
E complimenti a Luis Enrique, ha costruito - ancora una volta - qualcosa di grande.
#PsgInter
Trigno odia in modo così palese questi 4 con cui ha dovuto condividere l'ultima settimana, lui ogni giorno si sarà addormentato piangendo davanti alle foto di Chiara, Jacopo e Nicolò (pure noi) #amici24