#settepiùsette: Che cos’è un cessate il fuoco?
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@gilibeck
“Bisogna eliminare i clandestini.”
C’è un modo molto semplice: regolarizzarli.
Chi ottiene un permesso di soggiorno smette di essere clandestino, può lavorare regolarmente, pagare contributi, affittare una casa, aprire un conto corrente.
La clandestinità si elimina trasformando persone invisibili in cittadini.
En 1973, le réalisateur Jack Hazan entrait dans l’intimité de David Hockney, dans un documentaire, “A Bigger Splash”, reprenant le titre de l’une des toiles les plus connues du peintre britannique décédé à l’âge de 88 ans.
Domani, venerdì 12 giugno, si fermano musei, biblioteche, archivi e teatri: è lo sciopero generale della cultura, secondo gli organizzatori il primo in questa forma nella storia del Paese e il primo sciopero nazionale per musei e biblioteche dopo quasi cinquant’anni.
Lo hanno proclamato la Fp Cgil per il Ministero della Cultura e il comparto Federculture, con l’adesione della Nidil Cgil per somministrate e somministrati, e accanto le sigle di base, Cub, Adl Cobas, Cobas lavoro privato, Clap, Usi-Cts: dentro c’è tutta la filiera, dipendenti, appalti, autonomi dello spettacolo e dell’editoria. Mezzo secolo di silenzio che si rompe, e si rompe adesso.
I conti del definanziamento
Le motivazioni stanno scritte nella proclamazione e sono un atto d’accusa: si sciopera “per cambiare le politiche del governo che tagliano i finanziamenti a tutti i settori della cultura” e per “rivedere le scelte che distraggono le risorse dal finanziamento al settore in favore degli stanziamenti in armi”.
I numeri del resto sono lì. La spending review della legge di bilancio 2026impone al Ministero della Cultura tagli per 68,98 milioni quest’anno, 65,46 nel 2027 e 158,77 milioni nel 2028. Intanto la spesa militare, calcola l’osservatorio Milex, tocca nel 2026 il record storico di 33,9 miliardi, oltre 1,1 miliardi in più sul 2025, con i soli programmi di armamento a quota 13,1 miliardi, mai così alti.
Le due curve si guardano: una scende sui musei, l’altra sale sugli arsenali. Il governo la chiama programmazione. Il 15 aprile il ministro Alessandro Giuli ha annunciato che i tagli allo spettacolo dal vivo saranno integralmente recuperati, dice. Chi sciopera, evidentemente, ha smesso di accontentarsi degli annunci.
Un ministero che funziona a metà
Sotto i tagli c’è il lavoro, anzi quel che ne resta. Nel 2023 Fp Cgil e Uil Pachiedevano di riportare l’organico del ministero almeno a 23.000 unità; da allora la coperta si è solo accorciata. Ad Arezzo la Fp Cgil toscana ha contato tra il 25 e il 30% di addetti mancanti nei musei statali, con sale chiuse a turno; in Liguriala riduzione degli organici arriva tra il 35 e il 50%, e a pagare il biglietto intero resta il visitatore davanti al portone sbarrato.
E ai vuoti si è risposto col precariato: 400 lavoratrici e lavoratori a partita Iva, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, archeologi, sono rimasti fuori dal 31 dicembre 2024 senza proroga, mentre a febbraio Fp Cgil e Uil Pa scrivevano al gabinetto del ministro per le centinaia di precari a casa dal 1° marzo.
Nei luoghi della cultura convivono così lavoratori di serie A e di serie B, stesse mansioni e tutele radicalmente diverse, divisi da appalti e concessioni. Valorizzazione la chiamano, e intanto serve a pagare meno un lavoro altamente qualificato.
Le richieste sul tavolo
Le richieste quindi sono precise: reinternalizzare i servizi esternalizzati, stabilizzare i precari, superare le false partite Iva, contratti di filiera che restituiscano autorità salariale alla contrattazione collettiva, un piano straordinario di assunzioni al ministero e nelle istituzioni pubbliche del settore, investimenti su salute e sicurezza anche per chi ha contratti atipici e misure esigibili contro molestie e discriminazioni, che colpiscono prima di tutti chi è ricattabile perché precario.
E poi un reddito di discontinuità per le professioni intermittenti, quelle che tra una mostra e un festival restano senza protezione, perché in questo Paese si può lavorare nella cultura per tutta la vita e risultare disoccupati per metà di ogni anno, invisibili a qualsiasi welfare.
Domani i presidi: a Genova davanti alla prefettura, a Venezia nel pomeriggio alle Gallerie dell’Accademia, e in decine di altre piazze. Mezzo secolo dopo l’ultima volta, chi custodisce la memoria del Paese torna in piazza per chiedere di esistere nel suo presente.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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L'Italia nega il diritto di diventare mamma a migliaia di donne. La legge 40/2004 consente la procreazione medicalmente assistita solo a sposate o conviventi con un uomo. Sosteniamo la proposta @ass_coscioni#PMApertutte per superare la discriminazione!👇
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Il 17 giugno, a Tor Vergata invitiamo tutte le persone di buona volontà ìa donare cellulari ancora funzionanti ma non più utilizzati.
Oggi un telefono non è soltanto uno strumento di comunicazione.
È spesso una chiave di accesso alla cittadinanza sociale: permette di cercare lavoro, ricevere comunicazioni da istituzioni e servizi, mantenere relazioni familiari, gestire pratiche amministrative e sanitarie, accedere a codici di verifica e servizi digitali.
La nostra esperienza con il centro di ascolto per le persone che vengono alla mensa del Caravita ci ha insegnato che, per chi vive in condizioni di fragilità, non avere un telefono funzionante può significare restare escluso da opportunità, diritti e relazioni fondamentali.
Molti di noi hanno in un cassetto un vecchio cellulare ancora utilizzabile. Quello che per noi è un oggetto dimenticato può diventare, per un’altra persona, un ponte verso autonomia, dignità e inclusione.
Questa iniziativa, promossa dall’Ateneo di Tor Vergata attraverso il Prorettorato alle Politiche di Innovazione Sociale e la Divisione Sviluppo Organizzativo si propone di unire inclusione sociale e sostenibilità ambientale: riduce l’esclusione digitale, prolunga la vita utile dei dispositivi e promuove una forma concreta di economia circolare solidale.
La raccolta e la distribuzione saranno realizzate con realtà impegnate ogni giorno accanto alle persone più vulnerabili, come l’Oratorio del Caravita e le reti di solidarietà cittadine, affinché ogni telefono arrivi davvero a chi ne ha bisogno.
Chiediamo, quando possibile, di consegnare i dispositivi già ripristinati ai dati di fabbrica e privi di account personali. Ogni telefono sarà comunque controllato prima della consegna.
Un’università è anche una comunità che educa alla responsabilità, trasforma piccoli gesti in valore sociale e dimostra che l’innovazione nasce quando conoscenza, relazioni e cura del bene comune si incontrano.
In ogni cassetto può esserci un telefono dimenticato.
Dentro quel telefono può nascondersi una possibilità concreta per qualcun altro: un lavoro, una relazione, un diritto, un nuovo inizio.
Donare un cellulare significa molto più che liberarsi di un oggetto inutilizzato. Significa contribuire a riconnettere una vita.
Qui il sito per altri dettgli sull'iniziativa
https://t.co/PtaME22KoN...
#TorVergata #InnovazioneSociale #EconomiaCircolare #InclusioneDigitale #Sostenibilità #TerzaMissione #ComunitàUniversitaria #Solidarietà
@MEF_GOV@Agenzia_Entrate@GDF Poi ci sono le case fantasma ...
Quanti sono in Italia gli immobili abusivi e non registrati ? Si trova tutto con Google Maps e simili
Avant / Après la rue aux écoles Rue Prisse d'Avennes dans le 14ème arrondissement de Paris. D'abord la rue a été mise en impasse autour de 2022, puis en ce début d'année elle a été végétalisée.
The World Cup begins tomorrow, and many will watch the matches. Soccer reminds us of something we must not forget: life is not a race to show off on our own, but a path we learn to walk together. Anyone who does not know how to pass the ball, even if they have talent, has not yet understood the game. Anyone who does not know how to live with and for others has not yet understood life. #ApostolicJourney
Ogni volta, in autostrada, penso a quelli che 30, 35 anni fa dicevano con voce e volto drammatici che il trasporto su gomma non era più assolutamente sostenibile e doveva essere sostituito da quello su rotaia, “un impegno per il futuro”. Il futuro è qui, mai visti tanti camion.
@mauriziodallap@gabrielevalmont Non solo il Veneto, anche Lombardia, Emilia Romagna
... Tutta la pianura padana è un grande svincolo di asfalto. E i camion sono sempre di più e sempre più enormi
La cura del ferro non si è vista, solo consumo di suolo
@RegLombardia@RegioneER@RegioneVeneto
@6StringsUmarell@Ruffino_Lorenzo Il calendario scolastico andrebbe rivisto tendendo conto di dei tempi di apprendimento degli studenti. Il calendario italiano è troppo concentrato e con una pausa troppo lunga in estate. Valutato questo, tutto il resto andrebbe organizzato di conseguenza.
@ScaltritiLab@micheleboldrin Occorre vedere anche il tasso di dispersione e abbandono scolastico.
Chi completa gli studi in Italia è probabilmente ben preparato, ma in genere si tratta di studenti che partono già avvantaggiati perché hanno genitori "che ci tengono" e che incoraggiano i figli negli studi.
From 2000 to 2020, 10,727 cities added 785 million people. Migration explains 354 million. Births explain 432 million.
A new studies in Nature Cities find that Urban growth is actually actually several different demographic engines running at once.
The researchers used annual WorldPop age and sex population grids, matched them to consistent global city boundaries, and reconstructed how more than 10,000 cities changed over two decades.
That lets them look inside the national average.
A country can look young overall while its largest city is full of working-age migrants. Another city in the same country can be dominated by children. A third can be ageing. Once those differences are averaged together, the planning problem disappears from view.
The first big finding is that cities became more working-age.
Globally, the ratio of children and older people to working-age adults fell from 0.87 in 2000 to 0.59 in 2020. In simple terms, there were fewer dependants for every working-age adult.
That sounds like a demographic dividend. More workers, fewer dependants, more economic potential. But city-level data shows how uneven that dividend is.
Nigeria is a pretty good example. In 2020, Kano had a young dependency ratio of 0.83. Lagos was 0.47. It's the same country, but it has very different urban age structures.
Kano has a much larger share of children relative to working-age adults. Lagos has a much larger working-age population. One city faces heavier pressure on schools, childcare, vaccination and basic services. The other has more of the age structure that can support near-term economic growth.
Ethiopia shows an even sharper contrast. Bore had the highest urban dependency ratio in the dataset in 2020, at 1.26, while Addis Ababa was 0.34.
The second finding is that city size matters.
Smaller cities, especially in Africa, are much younger than larger cities. In African cities below 50,000 people, the median young dependency ratio approaches 0.9. In cities above 300,000, it is closer to 0.4.
That is a large gap in who cities are actually built for.
The explanation is intuitive. Smaller cities are often closer to rural economies, where fertility remains higher. Larger cities pull in working-age adults looking for jobs. The result is a kind of demographic sorting.
Workers concentrate in larger cities, and children make up a bigger share of smaller cities.
That creates a hard planning problem. Smaller cities often have less money, weaker infrastructure and thinner institutions. They may also have larger future needs, because they have more children to educate, transport, vaccinate and protect from heat, flooding and food shocks.
The third finding is about sex ratios.
Across the dataset, cities are male-dominated on average, with around 120 males for every 100 females. But again, the global average hides the real pattern.
In parts of the Middle East and North Africa, some working-age sex ratios exceed 2. That means more than two working-age men for every working-age woman.
That is the demographic signature of labour migration.
Men move for construction, logistics, infrastructure and urban service work. Some cities absorb that workforce at huge scale. The result is an urban population that looks very different from the country around it.
That affects housing demand. It affects labour markets. It affects heat exposure. It affects occupational safety. It affects who is actually present in a city when a crisis hits.
An interesting part of the study is that it basically gives urbanisation a balance sheet.
• A city growing through migration needs housing, jobs, transport links and labour protections.
• A city growing through natural increase needs schools, clinics, childcare, vaccination systems and long-term infrastructure for a young population.
• A city ageing into higher dependency needs healthcare, accessible transport, heat protection and social support.
• A city with a large male migrant workforce needs worker housing, occupational safety, heat rules and services for people who may sit outside formal systems.
So planning is basically not just whether a city is growing, but what is actually driving the growth.
Avete notato che appena si torna a parlare di spazio e missioni, in questo caso di Artemis, il mondo si ferma?
Perché lo spazio è il grande specchio che ci ricorda chi siamo. Una specie curiosa, fragile ma straordinaria, capace di alzare lo sguardo oltre i confini e di dire "andiamo"!
È l'umanità intera che, per qualche giorno o settimana, smette di litigare su tutto e si ricorda di essere una sola cosa.
Siamo avventurieri, sognatori e vivi!
Per aspera ad astra
Domani ci sarà il "bacio" tra Giove e Venere.
Anche stasera potete osservarli vicini, con Venere il punto più luminoso e a sinistra trovate Giove. Quei due puntini in alto a destra sono Polluce e Castore, le stelle più luminose della costellazione dei Gemelli.
@repubblica Chi è contro #autovelox, #città 30, facilitazione della viabilità pedonale, insomma riduzione della mortalità per incidenti e omicidi stradali?
Perché il genere maschile fatica ad accettare un rifiuto? Giacomo Zani, presidente del Gruppo di Autocoscienza Maschile Mica Macho, intervistato nell’ultima puntata di Timeline, ha spiegato che i social impattano sul genere maschile e sullo stereotipo machista, anche proponendo contenuti che supportano quest’idea di uomo: “È stato calcolato che un nuovo account di un ragazzo, di un uomo che viene aperto su TikTok dopo soli 20/30 minuti, indipendentemente da quello che guarda, viene sottoposto a contenuti che vengono dal mondo della manosfera, che promuovono un’idea di mascolinità forte in qualche modo, virile, machista”. La puntata integrale ➡️ https://t.co/M2KOohpawZ
Insomma, spiega l’inchiesta del @Corriere, abbiamo costruito una legge - decreto flussi - che 8 volte su 100 trasforma il migrante in illegale, costituisce caporali e alimenta una mafia ben visibile a occhio nudo.
School attendance problems are about more than missed lessons.
They are linked to students’ well-being, sense of belonging and long-term job outcomes.
Our new report, funded by the @europeanunion, explores why students miss school and what can be done: https://t.co/3ozck4ghwI
La patrimoniale, nelle proposte più accurate e evolute, NON riguarderebbe il ceto medio, a meno che per ceto medio non si intenda chi ha più di 5 milioni di euro di patrimonio.
https://t.co/g4f2WYLdoC