Il cristiano è realista, di un realismo soprannaturale e umano che avverte tutte le sfaccettature della vita: il dolore e la gioia, la sicurezza e il dubbio, la generosità e la tendenza dell'egoismo. Affronta tutto, ricco di maturità umana e della fortezza che riceve da Dio.
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Nell’infografica, i numeri aggiornati degli italiani presenti nei Paesi dell’Asia interessati.
Coltiva, nella tua anima e nel tuo cuore — nella tua intelligenza e nel tuo volere —, lo spirito di fiducia e di abbandono nell’amorosa Volontà del Padre celeste… — Da qui nasce la #pace interiore a cui aneli.
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Se siamo guidati dall'amore, quante minuzie da non trascurare troveremo nel corso della nostra vita, quante occasioni di fare un piccolo servizio, quante contrarietà senza importanza sapremo valorizzare. Piccole cose che costano e che si offrono per un motivo concreto
Stamattina ho ascoltato Lupi in radio dichiarare che Salvini dovrebbe smettere di proporre Putin come interlocutore nel dialogo tra Israele e Iran, poiché Putin non è un pacificatore ma un guerrafondaio. Lo stesso concetto lo ha espresso ieri Sallusti nel suo editoriale. A mio avviso, chi sostiene questa posizione dimostra una comprensione piuttosto superficiale della diplomazia internazionale. La proposta di Salvini è, al contrario, un atto di puro buonsenso. Non serve essere pacifisti o premi Nobel per la pace per svolgere un ruolo di mediazione. Non occorre incarnare Gandhi o Madre Teresa per facilitare un negoziato. In geopolitica, contano l’influenza e le relazioni. Putin, piaccia o no, ha un canale privilegiato con il regime iraniano e ha anche mantenuto buoni rapporti con Israele. Non è percepito da Teheran come un nemico, bensì come un partner strategico, e Tel Aviv, dal canto suo, lo rispetta. Proprio per questi motivi Putin potrebbe rivelarsi efficace: ha la possibilità di farsi ascoltare da entrambe le parti coinvolte, ha interesse personale a rientrare nel gioco globale da cui è stato escluso e ogni spiraglio per riaprire il dialogo andrebbe sfruttato, non scartato a priori. Il Cremlino stesso ha fatto sapere di essere pronto a mediare. Chi rifiuta l’idea solo per questioni ideologiche mostra un limite grave: quello di confondere la politica internazionale con una questione morale o di tifoseria. La pace non si costruisce con i buoni sentimenti o con i santi, ma con le leve giuste e la convenienza reciproca. Le valutazioni etiche su chi non vi sta simpatico lasciatele a casa, perché non servono. L’alternativa è permettere che la crisi degeneri.