@RiminiFuturo@forza_italia@Antonio_Tajani Aggiungo poi che i marò agendo in qualità di organi dello Stato italiano si trovavano in regime di immunità giurisdizionale di fronte alle autorità giudiziarie straniere. Lei strumentalizza l’immunità parlamentare (che opera ove chi agisce lo fa nell’esercizio delle sue funzioni)
@RiminiFuturo@forza_italia@Antonio_Tajani I marò erano in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana e ci poteva stare che venisse richiesto il processo nel paese di provenienza. Lei invece ha commesso un reato in un paese che è l’Ungheria. Non ci sono e non ci possono essere dubbi sulla competenza.
L’Agenzia Mondiale Antidoping nasce nel 1999 per volontà del Comitato Olimpico Internazionale con l’obiettivo di promuovere, coordinare e monitorare la lotta al doping nello sport.
In sostanza, la missione principale consiste nell’operare affinché i risultati sul campo non vengano in alcun modo influenzati dal ricorso a pratiche dopanti volte ad alterare la prestazione del singolo atleta.
Di conseguenza, nel momento in cui viene certificato che la presenza accidentale di un quantitativo impercettibile di sostanza dopante nell’organismo non generi alcuna alterazione della prestazione, si dovrebbe uscire dalla sfera di pertinenza di WADA. Chiaramente, come prevede il regolamento, spetta all’atleta dimostrare l’assunzione non intenzionale del metabolita incriminato ed è compito del Tribunale di turno appurare l’elemento soggettivo del caso.
Partendo da questo assunto, il ricorso in appello presentato da WADA presso la Corte Arbitrale dello Sport contro la sentenza di proscioglimento di Jannik SINNER relativa alla positività accidentale al “Clostebol” appare in evidente contrasto con i principi alla base della lotta al doping nello sport, seppure rientri nelle facoltà dell’agenzia.
WADA, come testimoniato dalla richiesta di squalifica da uno a due anni anziché quattro, è perfettamente a conoscenza delle dinamiche di assunzione non diretta, ma per contaminazione del metabolita incriminato e, al contempo, è convinta che non ci sia stata alcuna alterazione della prestazione. In tal senso, va interpretata anche l’indicazione, non vincolante, che non vengano invalidati i risultati ottenuti sul campo dopo la prima positività datata 10 marzo.
Sorgono perciò una serie di domande in ordine sparso
Qual è il motivo di questa ricerca di colpa o negligenza in una vicenda che dovrebbe essere pacificamente declassata a non rilevante per chi si occupa di promuovere, coordinare e monitorare la lotta al doping nello sport?
Quali sono gli obiettivi che WADA vuole perseguire ricorrendo in appello?
Se un professionista stimato e al di sopra di ogni sospetto viene trovato in possesso per uso personale di un medicinale che contiene un metabolita dopante, pensiamo davvero che debba risponderne l’atleta che lo ha messo sotto contratto?
Nel caso di specie, in che cosa consisterebbe la colpa o negligenza dell’atleta? Davvero qualcuno può pensare che l’atleta non abbia rispetto lo standard di diligenza richiesto?
WADA ritiene realmente che ogni atleta debba effettuare quotidianamente un’accurata perquisizione dei suoi collaboratori? WADA non è al corrente dell’esistenza di un limite neanche troppo sottile tra sfera personale e sfera professionale?
Un atleta è sicuramente responsabile dell’operato del suo staff così come lo è nella scelta, ma esiste un ragionevole limite rappresentato dalla rilevanza della condotta del caso.
Ciò premesso, l’articolo 2.6.2 della normativa antidoping vigente prevede che il collaboratore a vario titolo fornendo valida motivazione, tra cui rientra anche l’uso personale, possa giustificare il possesso di un medicinale contenente principi dopanti.
Al di là di queste considerazioni, la partita di fronte al CAS tra WADA e SINNER si giocherà sul rispetto delle procedure e dei regolamenti da parte del Tribunale di primo grado e sull’individuazione dell’elemento soggettivo nella vicenda.
Comunque la si voglia vedere, un’eventuale sentenza di colpevolezza sdoganerebbe la possibilità di fare ricorso a piacimento alla responsabilità oggettiva. Al riguardo, per chi lo avesse dimenticato, è importante ricordare il contenuto dell’articolo 10.5 del codice WADA vigente.
“Qualora una atleta o altra persona dimostri in un singolo caso di non avere colpa o negligenza, il periodo di squalifica teoricamente applicabile è eliminato”.
Concludendo, l'auspicio è che il "buon senso" possa farla da padrone, a differenza di quanto tristemente constatato negli ultimi giorni.
Grazie a tutti voi che mi avete fatta sentire giusta.
È stato un giorno, un Sanremo speciale.
Questo monologo significa molto per me. E scoprire che mi avete visto e compresa è tanto bello.
Sapere che non siamo soli è tanto bello.
#Sanremo2023
@celestetoson5 È semi vuoto perché è stato quasi dimezzato il numero dei parlamentari con la riforma costituzionale del 2020. Da 630 si è passati a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato.
@RegioneLazio Alle forze dell’ordine che lavorano in regione ma che provengono da altre regioni (medico di base di Asl esterna al Lazio) sono stati somministrati i vaccini. Al personale delle scuole e università no.
24 ore di tempo per evitare la vergogna.
24 ore per spedire al #Cio un decreto che rimetta in piedi l’autonomia dello sport.
24 ore per salvare la faccia e ricomporre la carta olimpica stracciata nel governo Conte I .
#Olimpiadi