CRÓNICA DE UN ECOCIDIO
#Sabíasque en el pasado, la Cuenca de México albergó 5 lagos? Del norte al sur eran: Zumpango, Xaltocan, Tezcuco, Xochimilco y finalmente Chalco. Con la caída de Tenochtitlan y el establecimiento de los españoles en la cuenca en 1521, comenzó el drenado de estos lagos, acción que continuó durante el siglo XIX y parte del XX por los propios mexicanos. #CDMX #MesPatrio
Shi Heng Yi es maestro Shaolin de 35ª generación y lleva 30 años entrenando la mente y el cuerpo.
Reveló los 5 obstáculos que te impiden avanzar en la vida.
1) Deseo sensual: persigues lo que te da placer y pierdes el camino.
La número 1 del mundo en el tenis femenino, Aryna Sabalenka, lanza una declaración demoledora y sin filtros: «Es vital proteger la equidad. Biológicamente, los hombres son mucho más fuertes que las mujeres. No es justo. No es igualdad. No es deporte femenino si dejamos que hombres biológicos compitan contra nosotras». Se pone del lado de Sophie Cunningham y lanza un mensaje claro: las mujeres no vamos a seguir callándonos mientras nos roban nuestros títulos, podios y oportunidades.
Di video sul Milan, in tutti questi anni, ne ho visti un’infinità. Ma uno che trasudasse così tanto MILANISMO fotogramma dopo fotogramma, mai e dico mai.
Una carezza ti accompagni fino in Cielo, nell’Olimpo degli Indimenticabili, immenso Capitano.
6 grande, grande, grande
Come te, 6 grande solamente tu
Marco Van Basten, Roberto Donadoni, Demetrio Albertini, Massimo Ambrosini y Alessandro Costacurta cargando el féretro de Franco Baresi en su último adiós.
Un gran acto de amor y respeto para el que fue su Capitano durante tantos años. ❤️🖤
El central más inteligente que ha jugado al fútbol. El único futbolista no alemán que ha sido campeón, subcampeón y tercero en la Copa del Mundo. DEP, LEYENDA.
Franco Baresi’nin otobiyografisi “Ancora in gioco”dan:
“…Kasım 2013’te yeniden Meksika’ya gittim. Salon de la Fama’ya kabul edilmek üzere aday gösterilmiştim.
Karşımda George Weah’ı gördüm. Bana doğru geldi, sarıldık. İlk söylediği şey şuydu:
‘Nasılsın, Kaptan?’
Yanında siyasi danışmanı vardı. Beni tanımıyordu; gülümsedi ve kendini tanıttı.
Tören başladığında çok heyecanlıydım. George da öyleydi ve bana sürekli ‘Kaptan’ diye hitap etmeye devam ediyordu.
Dönüş yolunda George ile danışmanının konuştuğunu duydum. Bir ara ‘Kaptan’ kelimesini işittim. Sanırım benden bahsediyorlardı ama İngilizce konuştukları için ne söylediklerini anlayamadım.
Meksika’ya vardığımızda servis önce George ile danışmanını otellerine bıraktı, ardından bizim otele geçti.
Otele girer girmez Federico bana, ‘Yolda George ile danışmanının ne konuştuğunu duydun mu?’ diye sordu.
‘Hayır,’ dedim. ‘Sadece benimle ilgili bir şey konuştuklarını hissettim.’
Gülümsedi ve bana anlattı.
Danışmanı, George Weah’a, ‘Bu kişi kim? Neden ona sürekli “Kaptan” diyorsunuz?’ diye sormuş. Ona biraz tuhaf gelmiş.
George ise şu cevabı vermiş:
— Futbol ve siyaset hayatım boyunca birçok kaptan ve birçok lider tanıdım. Ama Franco, benim için tek gerçek kaptandır. Çünkü onunla birlikteyken ister sahada ister saha dışında olsun, yaptığı her şeyi kendisi için değil; bizim ve takımın iyiliği için yaptığını bilirdim… İşte kaptan olmak tam olarak budur.”
Qui avevi 22 anni, ed era la tua prima stagione da capitano del #Milan. L’hai sempre indossata non come un impegno quella fascia,ma con onore e rispetto, era una tua appendice naturale. Non amavi molto le parole, la tua vita erano i fatti, il campo, dove sei stato un imperatore.
10 moves I do every morning for mobility ✅
1. Hips
2. Spine rotation
3. Thoracic openers
4. Hip openers
5. Ankles and knees
6. More hips
7. Adductors and hips
8. Spine length and pelvic alignment
9. Flexion release
10. Squat flexion
La sua ultima volta a casa sua, a San Siro, dove si sentiva amato e sicuro.
Quando gli propongono di essere uno dei tedofori alla Cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina, risponde: "Siete sicuri? Guardate che non sono tanto in forma".
Il 6 febbraio 2026 Franco Baresi si presenta al Meazza, c'è già Beppe Bergomi che lo aspetta. Quella camminata con la torcia tra le dita è un orgoglio: "Contiene la storia dello sport, e un po' anche quella della civiltà umana. Mai provato una cosa simile. È stato pazzesco, mi tremavano le gambe e forse anche la mano".
Quando entrambi passano la torcia a Anna Danesi, capitana delle azzurre del volley, Franco fa un passo indietro e cerca la mano di Beppe, per essere aiutato e sorretto. Nei nostri occhi non ci sono colori, derby o tifo diversi, non ci sono le Champions e nemmeno Pasadena 1994.
Ci sono il Capitano e lo Zio.
C'è la famiglia italiana del calcio, e anche della vita. Insieme.
Il suo ultimo e potente messaggio pubblico.
Ciao Franco, leggenda e leader in campo, uomo gentile e attento fuori.
6 per Sempre
“For the ultras in San Siro’s Curva Sud, there is only one capitano and it is not Gianni Rivera, nor is it Paolo Maldini. It’s Franco Baresi.
“Baresi went through everything with Milan in ways the aforementioned greats did not.
“The club remain indistinguishable from the Maldini dynasty, with Cesare and Paolo lifting the European Cup and, more recently, Daniel making his Serie A debut in red and black.
“But Milan and Baresi were family in more ways than one. By the time he moved to Milanello, Franco and his siblings were orphans. The club took him in and allowed the shy, taciturn boy to develop into one of Italian football’s most celebrated leaders.”
Franco Baresi, the legendary former AC Milan defender and Italy international, has passed away at the age of 66.
@JamesHorncastle wrote about Baresi for The Soccer 100, The Athletic’s definitive book on the 100 greatest players of all time.
🔗 https://t.co/72OujhP3hQ
Baresi contro il Messico nel 1984 fece più dribbling e giocate di qualità di quelle che oggi, in Italia, farebbe un giocatore "di rifinitura".
Ci mancherai, Franco. 🇮🇹💙
1993/94 sezonunda Milan, Serie A şampiyonluğunu 34 maçta attığı yalnızca 36 golle kazandı.
Franco Baresi ve Paolo Maldini'nin önderlik ettiği savunma hattı sayesinde lig boyunca sadece 15 gol yediler.
Aynı sezon Şampiyonlar Ligi'ni de kazanan Milan, turnuva boyunca kalesinde yalnızca 2 gol gördü.
Savunma futbolunun en unutulmaz sezonlarından birine imza attılar.
1989. Finale di Coppa dei Campioni, Barcellona.
L’invasione rossonera al Camp Nou è qualcosa che la storia del calcio non ha mai visto prima: novantamila italiani cantano, ma in campo l'orchestra risponde a una sola bacchetta. Quella del numero 6.
Nessuna stazza imponente, nessuna presenza fisica intimidatoria. Anzi, a vederlo camminare fuori dal campo, con quell’andatura un po’ schiva e le spalle leggermente curve, Franco Baresi sembra un uomo qualunque. Ma quando attraversa la linea bianca e indossa la fascia, la realtà si piega al suo controllo.
Baresi non difendeva: anticipava il futuro.
Mentre gli attaccanti avversari pensavano a come controllare la palla, lui aveva già letto la giocata tre secondi prima. Correva a testa alta, il petto in fuori, la palla incollata al destro. Rompeva le linee quando la parola "libero" significava ancora stare incollati al proprio portiere, reinventando un ruolo e trasformandolo nel primo regista della squadra. Per vent’anni ha guidato una linea difensiva — Maldini, Costacurta, Tassotti — con la precisione di un chirurgo: un braccio alzato, un passo avanti, e l’attacco avversario finiva inesorabilmente trappola del fuorigioco.
Ma la grandezza di Baresi non risiede solo nei numeri, nei tre titoli europei o nei sei scudetti. La sua eredità è scolpita nel carattere.
Nel 1994, al Mondiale statunitense, accade l'incredibile. Durante la seconda partita del girone contro la Norvegia, il suo ginocchio cede: lesione al menisco. Per chiunque altro, il Mondiale finisce lì. Per Baresi no. Si opera negli Stati Uniti, affronta una riabilitazione lampo a tempi di record e, appena 25 giorni dopo, scende in campo nella finale di Pasadena contro il Brasile di Romário e Bebeto.
Per 120 minuti caldi e soffocanti, con un ginocchio ancora fragile, mette in scena la più grande lezione difensiva della storia della Coppa del Mondo. Annulla qualsiasi minaccia, raddoppia su tutti, guida la squadra con una forza spirituale sovrumana. Poi arrivano i rigori. Il suo corpo, prosciugato da ogni energia, cede sul dischetto: il pallone vola alto. Le sue lacrime a fine partita rimangono un'immagine iconica, non di sconfitta, ma dell'umanità svelata di un gigante che aveva dato fino all'ultima goccia di sé.
Franco Baresi è stato il silenzio più rumoroso della storia del Milan. Poche parole, zero clamore mediatico, ma una leadership totale dimostrata con i fatti. Quando ha dato l'addio al calcio nel 1997, il Milan ha preso una decisione mai vista prima in Italia: ritirare la maglia numero 6.
Nessun altro la indosserà mai, perché ci sono ruoli che si possono ereditare, ma leggende che si possono solo custodire.
Con la scomparsa di Franco Baresi, l'Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione.
Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un'intera carriera, vivendo la fedeltà come un valore e la fascia come una responsabilità. Ha dimostrato che si può diventare leggenda senza mai smettere di essere un punto di riferimento, dentro e fuori dal campo.
Alla sua famiglia, ai tifosi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va il mio più sincero cordoglio.
Il 19 novembre 1995 ho esordito in Serie A contro il Milan. Avevo 17 anni e dall'altra parte c'era il capitano di quella squadra: Franco Baresi.
Per un ragazzo della mia età, trovarsi in campo contro campioni come lui era qualcosa di incredibile. Da quel giorno ho avuto ancora più chiaro cosa significasse rappresentare il calcio con classe, leadership e rispetto.
Ciao Franco. Riposa in pace.