@eziomauro Passi per la Floridia, che deve giustificare la sua attività politica con ogni mezzo, ma lei, Caro Mauro, crede veramente a quello che dice questa signora? Questo mi interessa.
Nel settembre del 1979, a Qom, Oriana Fallaci ottiene un’intervista storica con l’Ayatollah Khomeini, il leader della rivoluzione islamica in Iran.
Durante il colloquio, la giornalista non si perita di incalzarlo su temi cruciali come i diritti delle donne e l’obbligo di indossare il chador.
Di fronte alle risposte del leader, che definisce il velo un abito “modesto” e adatto alle donne perbene, la Fallaci compie un gesto d’impatto e rottura:«Questo cencio da medioevo? Me lo tolgo subito».
Un atto di sfida visivo e politico che resta impresso nella storia del giornalismo mondiale, a testimonianza di una penna che non si è mai piegata di fronte a nessun potente.
✍️🇮🇹 #orianafallaci #storia #cultura
Sigfrido Ranucci (insieme ad altri giornalisti) rilancia la teoria cospirazionista secondo cui si sta realizzando il progetto del suo amico Lavitola, che era di cacciarlo dalla Rai. È una tesi senza alcun fondamento, smentita dall’inchiesta della Procura e dal Gip. Di seguito un mio articolo di due giorni fa sull’argomento.
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Il grande romanzo dell’estate, che è la “bomba d’amore” fatta mettere da Valter Lavitola sotto l’auto dell’amico Sigfrido Ranucci, non è ancora scritto del tutto. Al momento la storia è talmente incredibile che ognuno cerca di aggiungere un pezzo o una spiegazione sui lati ancora oscuri, che spesso sono più surreali degli aspetti noti.
L’ultima teoria è quella secondo cui il vero progetto di Lavitola era la cacciata di Ranucci da Report. Il complotto, quindi, non è stato scoperto né sventato ma è in corso di realizzazione. Lavitola sarebbe quindi un asset della destra e avrebbe abbordato anni fa Ranucci, fingendosi suo amico, per poi mettergli una bomba non per intimidirlo ma per delegittimarlo. Il movente non era quindi farlo diventare presidente del Consiglio ma dare un pretesto alla destra di governo (il mandante del mandante?) per epurare un giornalista scomodo.
Questa teoria un po’ squinternata, e senza un appiglio concreto, è stata per la prima volta sibillinamente suggerita dallo stesso Ranucci subito dopo l’arresto dell’amico: “L’obiettivo di Lavitola era di togliermi da Report. Lo dice lui. Ed è quello che ora sta succedendo”, ha detto un paio di settimane fa a Repubblica.
Ora che l’uscita di Ranucci da Report si fa sempre più concreta, quella teoria del complotto viene rilanciata da Marco Travaglio dicendo che l’imminente decisione della Rai coronerà il “sogno” di Lavitola che “su un punto, nelle intercettazioni, nelle chat e nei verbali, non ha mai tentennato: voleva Ranucci fuori da Report e possibilmente dalla Rai”. Il direttore del Fatto quotidiano cita poi vari messaggi in cui Lavitola, mentre Ranucci si lamentava delle continue pressioni, minacce e manovre per allontanarlo da Report, suggerisce all’amico di andarsene. Di cogliere la palla al balzo, prendere una buonuscita per poi lanciarsi in politica con l’obiettivo di diventare “Presiente”.
Nelle carte è chiaro che l’uscita da Report, per Lavitola, non è un fine né una punizione, ma una tappa verso un ruolo più importante. E l’attentato doveva essere un catalizzatore per accelerare questo processo. Come scrive la Gip nell’ordinanza di arresto, “il lucido pensiero del Lavitola” vede nelle aggressioni a Ranucci “un formidabile strumento” di accrescimento della sua popolarità, che “un attentato come quello effettivamente subito può aumentare in modo esponenziale”. Ed è esattamente ciò che accade.
La bomba non allontana Ranucci dalla Rai, ma consolida il suo ruolo a Report. Tant’è vero che dopo l’attentato cessano i suoi “sfoghi” sulle difficoltà lavorative. Come scrive la giudice, Lavitola aveva un duplice obiettivo: “porre rimedio agli attacchi e alle contestazioni subiti dall’amico che temeva di perdere la conduzione del programma Report, operazione difficilmente realizzabile dai suoi detrattori una volta trasformato il giornalista in un bersaglio della criminalità organizzata”; e “aumentare esponenzialmente la popolarità della persona offesa in modo da agevolare la sua imminente ‘discesa in campo’”.
Il piano, riconoscono i magistrati, ha funzionato alla perfezione. Almeno finché Lavitola non è stato scoperto. Ciò implica che la teoria Travaglio-Ranucci ha un senso solo se nel suo piano Lavitola avesse previsto dall’inizio di farsi arrestare. E di perdere l’amicizia con Ranucci, che per lui era l’asset politico più importante.
Come teoria del complotto è meglio puntare su quell’altra ipotizzata da Ranucci, che sull’attentato ha indicato una “regia” di un “piano globale” che include Musk, Bezos, Bannon, Thiel, Trump, Netanyahu, Licio Gelli e Palazzo Chigi. Oltre che più avvincente è anche più credibile.👇
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« Les mensonges sont souvent beaucoup plus plausibles, plus convaincants pour la raison, que la réalité, car le menteur a le grand avantage de savoir à l’avance ce que le public souhaite ou s’attend à entendre. »
— Hannah Arendt