Visto che gli inglesi hanno tifato contro Sinner domani con grande sportività in Inghilterra-Norvegia mi metterò l'elmo da vikingo, canterò l'inno norvegese, faccio la Viking Row, divento un Osles, un Oslanese, un Osluno, un Olsagnol vabbè UN ABITANTE DI OSLO ❤️
“È tutto in regola
È tutto come deve succedere
È pericoloso se un giocatore gioca benissimo dal primo turno, perché un calo lo deve avere.
Meglio avere mancanza di ritmo all’inizio del torneo, perché dopo c’è la possibilità di crescere”.
(Che parli chi ne capisce)
The Jannik Sinner Foundation, with valuable support from @gucci, has pledged $1.5M to GPE’s Girls’ Education Accelerator – a partnership arriving at a critical moment, as the largest generation of children in history comes of age.
#MultiplyPossibility
Congratulations @janniksin on an unforgettable 1st title at the @InteBNLdItalia, becoming, in front of your home crowd, the youngest player to complete the Career Golden Masters by winning all 9 ATP Masters 1000 tournaments. This crown is yours. #RolexFamily#Reachforthecrown
Da +Love ad Arrivederci più, il disco è il racconto di un ragazzo che, come in un “viaggio dell’eroe”, desidera scoprire se stesso nella relazione con l’altro 🫂 l’intervista e la recensione sul nuovo album di Alex Wyse 🪶
#alexwyse
https://t.co/3OEWGgjqdP
«In tanti sport esiste una struttura che protegge l’atleta: la società paga viaggi, staff, preparazione, attrezzatura.
Nel tennis no.
Nel tennis ogni spesa ricade sul giocatore: allenatore, fisioterapista, voli, hotel, tornei, preparazione atletica.
Chi non ha mezzi, semplicemente non regge il ritmo.
Eppure, quando Jannik Sinner, come Aryna Sabalenka , hanno sostenuto il pensiero di una distribuzione più corretta dei ricavi degli Slam, molti hanno reagito con la solita frase superficiale e banale :
“Un altro milionario che vuole più soldi.”
Una frase mediocre di chi non approfondisce le situazioni.
Il tennis è uno sport che muove un’economia enorme: coach, preparatori, fisioterapisti, organizzatori, media, aziende di attrezzatura, strutture, turismo.
Migliaia di persone lavorano grazie a questo mondo.
Non è un hobby, è un settore industriale.
E come ogni settore, funziona solo se chi ci lavora ha le condizioni per farlo bene.
Per questo i paragoni con altri mestieri poco remunerati non servono.
Ogni professione ha le sue difficoltà, i suoi rischi, le sue responsabilità.
Il mondo ha bisogno di tutto: dei lavori tradizionali e anche dello sport, dell’arte, della ricerca, della tecnica.
E chi sceglie una strada diversa merita comunque la possibilità di costruirsi un futuro.
Nel tennis, però, le possibilità non sono uguali per tutti.
Un top player può permettersi un team completo.
Un giocatore tra il numero 40 e il numero 100 del mondo, e non parliamo oltre il 100, invece, spesso deve scegliere cosa sacrificare: un torneo, un allenatore, una settimana di recupero.
Eppure si allena quanto i migliori, viaggia quanto i migliori, si dedica quanto i migliori.
Il talento non basta se non hai le risorse per farlo crescere.
Ci sono esempi lampanti: João Fonseca è molto dotato, ma è cresciuto con un supporto economico enorme fin da bambino.
È una fortuna per lui e un dato di fatto.
E dimostra quanto il contesto pesi nel tennis moderno.
Per ogni ragazzo" fortunato", ce ne sono molti che restano indietro perché non possono permettersi ciò che serve per emergere e non per mancanza di qualità.
Eppure sono proprio loro a dare sostanza al circuito: qualificazioni, primi turni, tornei minori, intere stagioni che esistono grazie a questo gruppo di professionisti che lavora nell’ombra.
Ecco perché la posizione di Sinner , Sabalenka e altri top player, non è un capriccio personale.
È un gesto che hanno offerto verso chi non ha abbastanza voce
Se un numero 90 del mondo avesse detto le stesse cose, nessuno avrebbe ascoltato.
Serviva qualcuno con peso per aprire una discussione che molti evitano.
Quindi , quando si esprime un parere , prima di ciò bisogna informarsi, non leggere solo i titoli del giornalaio.»
A tutti i ragazzi che stanno giocando a #Roma e ai nostri Italiani, in bocca a lupo.»
Antonio Castrovilla, (Fb> Jannik Sinner #1)
Pietrangelo Buttafuoco è il volto della Destra con la schiena dritta:
"non barattiamo 130 anni di storia per il quieto vivere politicante".
L' arte è cultura. Non ha confini ed è per tutti coloro che sono in grado di coglierne l' essenza profonda.
Io sono all' antica, mi piace il bello oggettivo, quello per cui si entra nella cappella Sistina e chiunque resta estasiato.
Alla Biennale è diverso. C'è un'arte da interpretare, con una bellezza molto soggettiva.
Questa soggettività viene espressa da artisti di tutto il mondo, secondo la loro sensibilità. Nessuna sensibilità può essere esclusa per motivi non attinenti all' opera in sé.
Prendiamo ad esempio Marc Chagall, il cui nome ebraico era Moishe Segal e quello russo Mark Zacharovič Šagal, trascritto poi in francese come Chagall (Lëzna, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985), è stato un pittore russo naturalizzato francese, d'origine ebraica chassidica.
Dunque? Lo censuriamo? Perché?
La cancel culture è una forma di ignoranza cronica, che ho sempre contrastato.
ascoltando “arrivederci più” di @imalexwyse c’è da fare solamente complimenti a lui per il testo e anche alla produzione dei LEORE. Una canzone che merita tanto. Bentornato #alexwyse