Quasi tutte le persone che vengono a fare le vacanze ad agosto mi dicono la stessa cosa: "siamo obbligati, l'azienda chiude adesso ecc ecc".
Anno 2026 FORSE sarebbe il caso di rivedere anche questo, anche perché ormai l'estate dura 6 mesi.
@Roma Sindaco,da cittadina provo tanta delusione. Questo non basta. Gli alberi abbattuti erano ombra, fresco e qualità della vita. Si è andato oltre lo stretto necessario per la sicurezza. C'è bisogno di più verde, non di perderlo, è una necessità per la salute e la vivibilità di tutti
Salve signor sindaco, domanda molto semplice: il "rifugio fito-climatico" con pergolato e 4 alberi serve a compensare Viale Furio Camillo trasformato in pista d’atterraggio per lucertole?
Il nome è bellissimo, niente da dire. "Rifugio fito-climatico" sembra una missione della NASA con fotosintesi incorporata. Taglio del nastro, comunicato, foto, sorrisi poi però esci dall’inaugurazione, giri l’angolo e trovi strade dove gli alberi veri, quelli adulti, quelli che facevano ombra davvero, sono spariti come in un numero di magia urbana. E allora viene un dubbio: stiamo facendo adattamento climatico o teatro botanico?
Il caldo urbano non si combatte battezzando un pergolato con un nome da convegno internazionale. Si combatte salvando alberature mature, aumentando ombra reale, togliendo cemento inutile e impedendo che le strade diventino corridoi roventi. Se da una parte inauguriamo 4 alberi con la fanfara e dall’altra togliamo quelli che già proteggevano una strada intera, non è transizione ecologica, è greenwashing con la pergola.
Sono con le bambine su un Intercity per Roma Termini IC724, dovevamo ripartire alle 19.30 da Napoli e invece siamo ancora qua e non ci dicono nulla. Che Paese di merda.
Tutti dicono: "sul clima bisogna fare qualcosa subito". Giusto. Ma subito cosa?
Una cosa è dire che serve intervenire, un’altra è indicare misure concrete, realizzabili e capaci di produrre effetti percepibili in tempi non biblici. La riduzione delle emissioni resta il nodo principale sul lungo periodo ma è anche vero che per ottenere risultati globali servono accordi, politiche industriali, transizioni energetiche, investimenti enormi e il coinvolgimento di quasi duecento Paesi e nel frattempo le città, in estate, continuano a diventare sempre piu' calde.
Proprio nelle città esistono interventi che possono avere effetti molto più rapidi sulla vita quotidiana delle persone come più alberi, più ombra, più aree verdi, meno superfici roventi, meno asfalto inutile, più suolo capace di assorbire acqua e respirare. Non è una soluzione magica ma è una delle poche azioni concrete che possiamo mettere in campo subito per ridurre l’isola di calore urbana e rendere meno pesanti le ondate di caldo.
Roma, pochi giorni fa, è finita anche in un servizio della CNN proprio per questo. Piazze storiche con tanto cemento, poco verde, piante secche o curate male, ombra insufficiente, superfici che durante il giorno diventano roventi e la sera restituiscono calore. Bisogna piantare alberi, scegliere specie adatte, garantire irrigazione, suolo sufficiente, manutenzione e continuità. Un albero in una vasca minuscola, circondato da pietra e cemento, senza acqua e senza spazio per le radici è solo arredamento urbano destinato a soffrire e mentre il mondo continua a discutere di CO2 senza mai raggiungere una soluzione condivisa, le persone camminano su marciapiedi bollenti, vivono in quartieri senza ombra e dormono in città che di notte non riescono più a raffreddarsi.
Il verde urbano è una risposta concreta, locale e immediata. Non risolve tutto ma può iniziare a cambiare qualcosa dove il caldo pesa di più, sotto casa nostra.
Il caldo nelle città non si combatte con gli slogan, ecco 10 cose concrete da fare subito.
Io ci provo, se siete d'accordo con le proposte e con questa visione, condividendo il post, magari qualche decisore politico potrà leggere. Fermo restando il discorso delle emissioni che resta importante ma con un impatto a lungo termine, il caldo urbano non dipende solo dall’atmosfera ma dipende anche da come abbiamo costruito le città. Troppo asfalto, troppo cemento, poca ombra, poco verde, superfici che accumulano calore di giorno e che lo restituiscono lentamente di sera e di notte come vi ho spiegato tante volte. Se vogliamo ridurre davvero il disagio durante le ondate di caldo, servono interventi concreti. Non miracoli, ma scelte pratiche. Ecco le mie proposte:
1. Mappare i quartieri più caldi con dati satellitari e sensori al suolo, così da intervenire prima dove il rischio è maggiore.
2. Depavimentare piazze, cortili scolastici, parcheggi e marciapiedi inutilmente cementificati, restituendo spazio a suolo naturale e permeabile.
3. Aumentare in modo serio gli alberi nelle strade, non piantarli a caso. Servono specie adatte, spazio per le radici, acqua e manutenzione.
4. Creare corridoi d’ombra lungo percorsi pedonali, fermate dei mezzi, scuole, ospedali, mercati e zone molto frequentate.
5. Rendere obbligatori materiali chiari e meno assorbenti per tetti, piazze, parcheggi, edifici pubblici e grandi superfici esposte al sole.
6. Trasformare i grandi parcheggi scoperti in aree ombreggiate, con alberi e superfici drenanti.
7. Proteggere gli edifici più sensibili. Scuole, ospedali, RSA devono avere schermature solari e raffrescamento efficiente anche attraverso un sistema di condizionamento efficace ma non invasivo.
8. Adattare gli orari dei lavori all’aperto durante le allerte caldo, soprattutto in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale e logistica.
9. Recuperare acqua piovana e acque riutilizzabili per mantenere vivo il verde urbano anche nei periodi più secchi.
10. Introdurre per legge un test climatico per ogni nuova riqualificazione urbana. Quanta ombra crea? Quanto calore accumula? Quanta superficie impermeabile aggiunge? Quanto sarà vivibile a luglio ed agosto alle 15?
Servono città che nei mesi estivi non diventino piastre roventi ed ogni metro quadrato sottratto alle superfici che diventano bollenti può fare differenza dove il caldo pesa davvero.
Il caldo nelle città non si combatte con gli slogan, ecco 10 cose concrete da fare subito.
Io ci provo, se siete d'accordo con le proposte e con questa visione, condividendo il post, magari qualche decisore politico potrà leggere. Fermo restando il discorso delle emissioni che resta importante ma con un impatto a lungo termine, il caldo urbano non dipende solo dall’atmosfera ma dipende anche da come abbiamo costruito le città. Troppo asfalto, troppo cemento, poca ombra, poco verde, superfici che accumulano calore di giorno e che lo restituiscono lentamente di sera e di notte come vi ho spiegato tante volte. Se vogliamo ridurre davvero il disagio durante le ondate di caldo, servono interventi concreti. Non miracoli, ma scelte pratiche. Ecco le mie proposte:
1. Mappare i quartieri più caldi con dati satellitari e sensori al suolo, così da intervenire prima dove il rischio è maggiore.
2. Depavimentare piazze, cortili scolastici, parcheggi e marciapiedi inutilmente cementificati, restituendo spazio a suolo naturale e permeabile.
3. Aumentare in modo serio gli alberi nelle strade, non piantarli a caso. Servono specie adatte, spazio per le radici, acqua e manutenzione.
4. Creare corridoi d’ombra lungo percorsi pedonali, fermate dei mezzi, scuole, ospedali, mercati e zone molto frequentate.
5. Rendere obbligatori materiali chiari e meno assorbenti per tetti, piazze, parcheggi, edifici pubblici e grandi superfici esposte al sole.
6. Trasformare i grandi parcheggi scoperti in aree ombreggiate, con alberi e superfici drenanti.
7. Proteggere gli edifici più sensibili. Scuole, ospedali, RSA devono avere schermature solari e raffrescamento efficiente anche attraverso un sistema di condizionamento efficace ma non invasivo.
8. Adattare gli orari dei lavori all’aperto durante le allerte caldo, soprattutto in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale e logistica.
9. Recuperare acqua piovana e acque riutilizzabili per mantenere vivo il verde urbano anche nei periodi più secchi.
10. Introdurre per legge un test climatico per ogni nuova riqualificazione urbana. Quanta ombra crea? Quanto calore accumula? Quanta superficie impermeabile aggiunge? Quanto sarà vivibile a luglio ed agosto alle 15?
Servono città che nei mesi estivi non diventino piastre roventi ed ogni metro quadrato sottratto alle superfici che diventano bollenti può fare differenza dove il caldo pesa davvero.
A cosa servono le "allerte meteo" e i bollini colorati per le ondate di calore? Quali misure di mitigazione e protezione a breve e lungo termine vengono prese (misure serie, non idiozie come le fioriere del sindaco o la biblioteca come "oasi climatica")? Nessuna. Niente. Zero
Oh mi raccomando poi appena calano stabilmente le temperature facciamo di nuovo un bel RESET totale e non prendiamo alcun provvedimento. Mi raccomando ci tengo, l'hanno prossimo alla prima ondata di caldo voglio ancora gente colta di sorpresa.
Montagne che sembrano deserti. Degli impianti sciistici sono rimasti solo i piloni della funivia e i mezzi che lavorano lungo le piste. A postare un video da Plateau sono la campionessa olimpica Federica Brignone e il fratello-allenatore Davide, da sempre vicini ai problemi ambientali legati al cambiamento climatico. Chi vive la montagna, la vede evaporare ogni giorno.
Nessun commento, non si sentono voci: ora che per lo zero termico, sulle Alpi, si deve arrivare fino ai cinquemila metri, non ci sono parole. In molti, nei commenti al post su Instagram, hanno ringraziato Brignone – ancora indecisa se proseguire o meno la carriera - per aver portato all'attenzione di tutti l'emergenza climatica.
Video Instagram Federica Brignone
10 anni fa ci lasciava Anna Marchesini.
Genio della comicità, anima del Trio con Solenghi e Lopez, attrice, doppiatrice (Yzma!), scrittrice.
Ironia fine, intelligenza tagliente, coraggio silenzioso.
Orvieto, 30 luglio 2016.
Ci manchi ancora tantissimo. ❤️