Peccato per tutti i ragazzi che sognano di vedere un Mondiale ma è la sconfitta di una federazione mediocre felice di affossare da 20 anni ogni sua eccellenza con la vecchia storia della piuma e del fero, di un calcio che peggiora anno dopo anno e ormai non guardano più da nessuna parte, dei media che esaltano oltremisura giocatori che devono ancora dimostrare tutto, di chi esultava per avere preso in giro arbitro e avversario, di chi gioiva per avere pescato la Bosnia e non il Galles e nessuno ha ancora capito perché, di quelli che "il campo pesante, il freddo, l'inferno di Zenica, gli episodi". Capacissimi di restare ancora tutti al loro posto, supportati dai nostri impavidi media.
Interisti che da ieri cercano nervosamente vecchi tweet sugli arbitri non hanno capito che la vergogna non è il comico errore di La Penna, ma la ben nota ipocrisia che ti fa festeggiare platealmente il proprio tuffo vincente cosi come un tavolino perché hanno nascosto le intercettazioni. Il campionato lo vince la più forte anche in anni grotteschi come questi. Ma quello che abbiamo visto ieri, tra la faccia sfigurata di Bastoni a due metri da Kalulu allibito e la fine del bluff di Chivu, rappresenta bene, ancora una volta, una parte fondante di questi loro ultimi decenni.
Nelle vittorie, nelle sconfitte, quando una espulsione loro diventa una espulsione nostra, quando esultano per l'inganno e alla fine l'allenatore ammonito per proteste arbitrali è il loro e non il nostro, anche in anni grotteschi come questi, noi siamo Juve e loro sono l'Inter.