@Mik_diCarlo@Stella5377@orsiniufficiale Quando l'occidentale deve proteggere la propria intima essenza colonialista messa in pericolo dall'esercizio della propria libertà da parte del popolo colonizzato, non può fare altro che accusare quel popolo di terrorismo.
Ah, ovviamente poi pone in essere un genocidio.
Stanotte è iniziato il bombardamento di #Rafah, uno sputo di terra dove trovano rifugio 1,4 mln di persone. Non si può entrare né uscire, mentre Israele prepara l'attacco terrestre. Avevano promesso che verso Sud sarebbero stati al sicuro. Li hanno ingannati.
#stopalgenocidio
“Perché Ezael non gli spara in testa?”#Weissman sotto una foto con colono🇮🇱 che punta il fucile verso due palestinesi nudi. Bravi @OfficialUSS1919 che avete comprato un suprematista ebraico e non lo avete ancora licenziato. Le società serie non comprano coloni razzisti 🇵🇸✌🏾
The Zionist army shot dead 2 Palestinian kids in the West Bank today. One was a 9 year-old.
Were they Hamas @elonmusk? Even though they weren't from Gaza, should they have been re-educated?
Should we condemn October 7 now @piersmorgan?
Both are Western apologists for genocide.
io pensa che se giulia aveva uno fratello che andava in televisione a parlare, nessuno si preoccupava di come era sua felpa o criticava sue parole.
e forse problema è proprio questo.
#ElenaCecchettin
Ho l’impressione che #ElenaCecchettin ❤️, lucidissima in un dolore inimmaginabile, possa aver bisogno di una importante #ScortaMediatica visto che ha usato parole perfette per individuare il mandante ultimo di tutti i #femminicidi: il maledetto patriarcato.
E quello si vendica.
Criticano Elena Cecchettin perché da lei si aspettavano che spettacolarizzasse il suo dolore assecondando la loro morbosa pornografia del dolore. Lei però li ha messi davanti ad una realtà di cui sono complici e questo non lo accettano. E ora l'hanno fatta diventare il nemico
I 39 neonati prematuri di Gaza, estratti dalle incubatrici per mancanza di elettricità e ossigeno, sono morti, il governo di Israele è ormai andato oltre i crimini contro l’umanità
#Gaza_under_attack#GazaGenocid#Cessateilfuoco#FreePalaestine
IL 22 OTTOBRE 2009 IL GIOVANE STEFANO CUCCHI MORIVA DOPO ESSERE STATO PICCHIATO PER ORE DA DUE CARABINIERI CHE LO TENEVANO IN CUSTODIA: NON DIMENTICHIAMO ⭐🇮🇹🌹
Ad aprile 2022 è finalmente arrivata la condanna a 12 anni per omicidio preterintenzionale ai danni dei due carabinieri che nel 2009 causarono la morte di Stefano Cucchi, in seguito al suo arresto.
Stefano ha perso la vita a causa delle Istituzioni da cui si vorrebbe essere protetti, non uccisi.
Come altre e altri, Stefano ha incontrato la parte più oscura di uno Stato che fa fatica a garantire trasparenza e fiducia ai cittadini e alle cittadine.
Dopo 13 anni il muro di omertà e violenza è stato abbattuto dalla forza, dalla dedizione e dall'amore di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, oggi Senatrice della Repubblica, che assieme alla famiglia e a tanti attivisti e attiviste, non ha mai smesso di lottare e di chiedere giustizia.
Dopo anni di sofferenze, fatica, attacchi alla sua persona e alla memoria di Stefano, i fatti del 22 ottobre 2009 hanno finalmente dei responsabili che dovranno affrontare le conseguenze delle proprie azioni.
Rimangono tante altre persone che come Stefano hanno subito violenze e che però non hanno ancora ottenuto giustizia.
L'impegno di Ilaria ha dimostrato che la ricerca della verità per Stefano è una lotta di noi tutti e tutte, per una società in cui tutti e tutti possano sentirsi al sicuro.
Le parole di Ilaria Cucchi: "Abbiamo vissuto una tragedia nella nostra famiglia, abbiamo vissuto anni drammatici che ci hanno consumato sotto tutti i profili. Vogliamo, però, continuare a dare una speranza. Ci piace pensare che da Stefano, dal suo sacrificio e dal nostro, possa nascere un segnale positivo, che non sia solo per la sua famiglia, che non sia solo per Stefano, ma che sia una speranza per tutti".
Grazie Ilaria! ❤️
Per non dimenticare 🌹
Alla Fiera del Libro di Francoforte non ci sarà nessuna premiazione per il romanzo della scrittrice palestinese Adania Shibli. "Un dettaglio minore" tratto dalla storia vera, lo stupro e l'assassinio di una donna beduina da parte di soldati israeliani nel 1949,l.
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Il giornalista de L’Espresso Simone Alliva con mastodontica pazienza ha spulciato gli oltre 400 emendamenti piovuti sul nuovo contratto di servizio della Rai depositato in Vigilanza e ne ha trovato uno – pericolosamente curioso – firmato dai parlamentari di Forza Italia Roberto Rosso, Maurizio Gasparri, Rita Dalla Chiesa, Andrea Orsini. Si legge che la Rai dovrebbe impegnarsi, tra le altre cose, a dare «una rappresentazione positiva dei legami familiari secondo il modello di famiglia indicato dall’articolo 29 della Costituzione». Il modello di famiglia evocato tra le righe non è nient’altro che la cosiddetta “famiglia naturale” che Giorgia Meloni ormai da anni ci propina in ogni uscita pubblica immaginando un’istituzione messa in pericolo dal libertinaggio moderno, dagli omosessuali e dall’ideologia “gender” che nessuno della maggioranza è mai riuscito a spiegare cosa sia, ma che viene ossessivamente ripetuta come un mantra.
Definire il perimetro dei diritti per poterne escludere di nuovi
La “famiglia naturale e fondata sul matrimonio” sventolata dai prodi parlamentari è ovviamente usata nella sua natura escludente. Alla maggioranza non interessa dire concetti che già sappiamo e che sono incardinati nella storia del nostro Paese; a loro interessa rifiutare la modernità e definire il perimetro dei diritti per poterne escludere di nuovi, come hanno già ampiamente fatto con i figli della gestazione assistita che si sono ritrovati orfani per decreto o con le cosiddette “famiglie arcobaleno” ghettizzate nel cassetto dei respingenti contro natura che devono essere additati.
La televisione vista come mezzo principale della concimazione
L’emendamento però dice anche molto di più. Ci dice, per esempio, che come insegnò Silvio Berlusconi la televisione (soprattutto quella pubblica) viene vista come mezzo principale della concimazione di un comune sentire. Se “lo dice la televisione” che le famiglie buone sono quelle “naturali”, allora sarà vero. La pensano così al governo, ancorati alla credibilità della tivù come se non fossero passati questi ultimi 15 anni che hanno (con la collaborazione di partiti di tutti gli schieramenti) fracassato l’autorevolezza dei media. L’emendamento ci dice anche che la prima preoccupazione di questi che governano è quella di riuscire a instillare una cultura dominante, che è la loro vera ossessione, forse per un mai sopito complesso di inferiorità oppure perché la considerano una garanzia per preservare le proprie posizioni.
Propaganda, guarda caso, come quella di Putin nel 2013
Come giustamente sottolinea Alliva, la proposta ha un’orribile consonanza con la legge che Vladimir Putin volle in Russia nel 2013, quando lo zar era ancora un mito per la presidente del Consiglio e per i suoi ministri. In quel caso Putin vietò la propaganda di qualsiasi forma di famiglia “non tradizionale”, non solo in televisione ma anche nelle produzioni cinematografiche e letterarie. In questo caso i parlamentari di Forza Italia devono avere pensato che i libri e i film siano arti troppo spicce per essere toccate. In effetti cominciare dalla televisione di Stato garantisce minori polemiche. L’importante è iniziare piano piano.
La vicinanza con i più retrogradi capi di governo in Europa
Si arriva così all’ultimo e più preoccupante lato della medaglia, cioè la vicinanza di Giorgia Meloni con i peggiori e più retrogradi capi di governo in Europa (e non solo). L’asse con Viktor Orban o con il premier polacco non è una gustosa scenetta da rilanciare sui social o, per gli avversari, da attaccare con il sorriso sulle labbra. Giorgia Meloni ha sempre ripetuto di ammirare quel tipo di politici per le loro politiche, per le loro scelte, per la durezza con cui circoscrivono i diritti. Non è una barzelletta. Meloni sa benissimo che non potrebbe da un giorno con l’altro imporre decisioni che solleverebbero una protesta popolare che finirebbe per travolgerla, ma sa benissimo anche che occorre un logorio lento e paziente che possa rendere potabile ciò che oggi apparirebbe scandaloso. Imporre alla Rai di suggerirlo è un granello di un progetto molto più ampio, che passa dall’indignazione per il libro del generale Vannacci alla sostituzione etnica del cognato ministro e alla lunga sequela di improvvide uscite dei suoi compagni di partito e di governo. Non sarà facile, non sarà breve, ma sono convinti di poterci riuscire. Anche con un emendamento sul contratto Rai che di fatto mette fuori dal perimetro la stessa Meloni, che incidentalmente non è sposata. Quindi non “naturale”.
(il mio abituale editoriale del fine settimana per @Lettera43)
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Bugiardi, incapaci e razzisti: questo sono.
Bugiardi. Giorgia Meloni e Matteo Salvini parlano di “pressione migratoria insostenibile” e invece governi più capaci di loro hanno retto a pressioni maggiori. Governi anche di centrodestra, badate bene. Da quindici anni l’emergenza che non è un’emergenza (proprio perché dura da quindici anni) è stata governata con i mezzi e le risorse disponibili. Basta non essere inetti oppure basta non avere voglia di creare un’emergenza per raccogliere voti e poi comicamente finirci sepolti. Germania, Francia e Spagna gestiscono più richieste d’asilo dell’Italia, senza capi di governano che frignano ogni giorno.
Incapaci. Stringono accordi con dittatori e poi si stupiscono se quelli fanno i dittatori. Promettono i rimpatri e hanno 1.000 posti disponibili su 70 mila posti che servirebbero per attuare il loro piano. Promettono leggi che sono palesemente incostituzionali (quindi anche ignoranti, verrebbe da dire). Fingono di non sapere che le leggi italiane ed europee prevedono che chiunque possa entrare in Italia e nell’Unione Europea per chiedere asilo, a prescindere dalle circostanze del suo ingresso. Nel 2023 hanno 2500 persone contro i circa 6500 del 2018/19. Sono stati ripresi perfino dal Garante che gli ha dovuto ricordare che “la privazione della libertà, bene definito ‘inviolabile’ dalla nostra Carta, possa attuarsi solo nella prospettiva di una chiara finalità, legalmente prevista e sotto riserva di giurisdizione”.
Razzisti. Sono razzisti senza nemmeno coraggio. Così lasciano il lavoro sporco a qualche giornalaccio rimasto orfano dei complotti sulla pandemia. Non hanno nemmeno il coraggio di fare schifo.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet )
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Che il generale Roberto Vannacci non aspettasse altro di un’aria buona per sdoganare le sue discutibili idee non può essere una sorpresa. I mediocri sognano per tutta la vita di allinearsi alla mediocrità maggioritaria per sentirsi profeti.
Che Vannacci peschi lettori tra coloro che non hanno mai letto un libro e difficilmente ne leggeranno mai uno è scontato: comprare il suo libro è spesso un omaggio alla propria “curiosità”; chiamiamola così. Sostanzialmente è il brivido di poter partecipare all’affossamento del Paese sentendosi partecipi a un’orda di idioti che vorrebbero essere rivoluzionari.
Più patetici di Vannacci – che almeno sta guadagnando dei bei soldi e umettando la sua prossima candidatura – sono i vannacetti e vannacciassori che si mettono in scia al generale per guadagnare uno spicchio di celebrità popolare. L’ultimo della lista è Marcello Foa, ex presidente Rai avallato da quel Beppe Grillo avvezzo alle glorificazioni sballate e quel Matteo Salvini che è lo stesso Matteo Salvini di oggi.
Foa è caduto in piedi, ovviamente, e oggi imperversa su Radio1 Rai, in cui dice: “Il successo del libro di Vannacci segnala un cambiamento di clima. Qui c’è un’ampia parte della popolazione italiana, secondo me maggioritaria, che non aspettava altro che qualcuno di autorevole – un generale – uscisse pubblicamente e dicesse delle cose.
E le dice con forza, e ottiene un successo incredibile, questo perché la vecchia maggioranza silenziosa è stufa degli eccessi della narrazione dell’altra parte, è stufa degli eccessi del politicamente corretto…”.
Ha ragione Foa: la mediocrità non vede l’ora di trionfare. E evidentemente Foa non vede l’ora di riabilitarsi come suo vassallo.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet in edicola)
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Le ultime ore sono un manifesto di inettitudine politica che va raccontata per filo e per segno. Si parte con le dichiarazioni di Giorgia Meloni a fine G20 in cui trova il tempo di attaccare anche il commissario italiano in Europa Paolo Gentiloni. La colpa, secondo la presidente del Consiglio, sarebbe quella di non avere mai “risposto” all’accordo trovato dal governo per svendere la compagnia aerea nazionale Ita (vi ricordate? Quella che “non si doveva toccare”, proprio quella) ai tedeschi di Lufthansa.
Meloni contro Gentiloni è in buona compagnia: non ha fatto altro che mettersi in scia con il suo alleato di governo Matteo Salvini che da giorni attacca. “Ogni tanto ho avuto l’impressione di avere un commissario italiano che giocava con la maglia di altre nazionali”, aveva detto il ministro ale Infrastrutture esibendo la solita poca conoscenza delle istituzioni politiche, delle rispettive competenze e della lealtà del proprio ruolo.
Da Bruxelles a stretto giro di posta già ieri è arrivata una prima risposta che diceva più o meno che Meloni e i suoi compagni di governo stavano strillando per la mancata risposta a una domanda che non avevano mai posto. Sulle vicissitudini della compagnia aerea Ita la Commissione europea semplicemente sta ancora aspettando il governo italiano. Una brutta figura, non c’è che dire, a cui si aggiunge il grossolano errore di attaccare Gentiloni senza sapere (o fingendo di non sapere) che non è lui ad avere il ruolo sul tema.
I giornali di destra a voce unita però continuano a sparare. Non stupisce che lo facciano con il tono che pare una voce sola: sono ormai una voce sola che risponde alle dipendenze dell’editore unico Antonio Angelucci. Stupisce però che l’acredine verso il politico del Pd si sia accesa all’improvviso, senza un valido motivo apparente per scatenare così tanta bile. Ieri l’arcano si è svelato.
Sapevano, Giorgia Meloni con Matteo Salvini e tutta la ciurma, che sarebbero arrivati i dati della Commissione europea (leggi servizio a pagina 3). E sono numeri che smentiscono in toto la baldanzosa propaganda di un governo che vorrebbe piegare la realtà alla narrazione, da Caivano all’economia, senza sapere che la realtà prima o poi arriva.
Ecco il punto: le prospettive economiche italiane vengono tagliate per l’anno in corso dello 0,3% fermandosi allo 0,9% e l’Italia è il fanalino di coda nelle previsioni economiche per il 2024. A dirlo è proprio lui, Gentiloni, che di fronte alle telecamere spiega le difficoltà economiche dell’Unione europea e interrompe bruscamente la propaganda di prosperità del governo italiano.
A chiudere una giornata difficile sono arrivati anche i dati dell’Istat che segnano uno 0,7% in meno nella produzione industriale nazionale. I numeri, si sa, non si possono piegare. Tanto che perfino al ministro Adolfo Urso non resta che ammettere che siano “segnali d’allarme, in qualche misura aspettati”.
La trama diventa visibile. Gli attacchi scoordinati al commissario Gentiloni non erano altro che il perpetuarsi della strategia – la solita – di questo governo: additare un nemico per coprire gli errori. La mole di dichiarazioni e di editoriali contro Gentiloni non erano altro che il concime per preparare il proprio elettorato alle pessime notizie che sarebbero uscite dalla sua bocca.
Additare la persona per coprire ciò che comunica è l’anima del populismo. Avere attaccato inutilmente per l’ennesima volta l’Ue per poi ritrovarsi bastonati (con una Legge di Bilancio all’orizzonte sempre più difficile) è lo scotto del governo sovranista. Gentiloni da parte sua non ha risposto “per non fare male all’Italia”. Del resto a fare male ci pensano già quelli che la governano.
(il mio pezzo per @LaNotiziaTweet in edicola)
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Leggendo i titoli dei giornali in queste ultime settimane sembra che un’epidemia abbia stretto la gola all’Italia: “in sofferenza l’hotspot di Lampedusa”, “in crisi i comuni”, “tende di fortuna”, “Prefetture in affanno”, “porti sotto stress”. È un trucco semplice, piuttosto infame: se a essere in crisi sono le “cose” ci si può permettere di non parlare delle persone.
Suonerebbe estremamente diverso raccontare che uomini donne e bambini (molti minori non accompagnati) soffrono gli spazi volutamente non organizzati dal governo e mancano di servizi e diritti volutamente negati. Sarebbe diverso scrivere che non sono “i comuni” a essere in crisi ma sono sindaci – quindi persone – che si ritrovano a governare qualcosa che gli cade addosso perché lo Stato latita, anche loro senza mezzi e senza soluzioni. Reificare un problema per alleggerirne le responsabilità è una disumanizzazione vigliacca, pensateci.
La “crisi” è voluta. A inizio anno il Tavolo Asilo e Immigrazione ha chiesto all’attuale governo di programmare gli interventi di accoglienza, come previsto dalla normativa. Li hanno ascoltati per la prima volta il 4 agosto. Anche le responsabilità non sono dei “fenomeni” o delle “cose”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni per settimane ha celebrato “i successi internazionali per fermare l’immigrazione”. Oggi sui giornali membri del governo accusano l’Ue di “essere stati lasciati soli”.
Basta un po’ di coraggio, parliamo delle persone.
Buon lunedì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
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Gli stessi che ripetevano che sulle ombre della ministra Santanchè può parlare solo la magistratura da due giorni strepitano perché la magistratura non ha scritto la storia della strage alla stazione di Bologna come piace a loro.
Capofila della schiera è Marcello De Angelis, eclettico pensatore di riferimento della destra peggiore di sempre che ora governa, condannato a 5 anni e mezzo di reclusione, per associazione sovversiva e banda armata. Fondatore del gruppo musicale 270bis il cui nome è tratto dall’articolo del codice penale riguardante associazioni con finalità di terrorismo. E, poiché sono tempi bui, responsabile comunicazione della Regione Lazio perché lo spessore di questa classe dirigente si misura in base agli estremi, più che sui saperi.
De Angelis ha dapprima detto di sapere “per certo che con la strage di Bologna non c’entrano nulla Fioravanti, Mambro e Ciavardini”. Dice De Angelis che lo sanno tutti, tranne evidentemente i famigliari delle vittime, il Capo dello Stato, i giudici che hanno scritto le sentenze e qualche milione di italiani che ancora resiste alla riscrittura della Storia.
Non ci dice chi è stato, questo no: oltre lo sforzo nel negare non riescono ad andare. Quando viene ovviamente sbertucciato per la cretinata detta però insiste: dice di avere il diritto di sparare cazzate sulla pelle dei morti. Lo rivendica. Lo “squillo di tromba” – come lo chiama Pier Luigi Bersani – di Giorgia Meloni non è rimasto inascoltato. La flottiglia è pronta a riscrivere la Storia. Chissà cos’altro serva per accorgersene.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet)
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Negano la storia e le sentenze. Dicono che non c'erano e invece, idealmente, c'erano tutti. I bombaroli neri sono loro compagni di viaggio e di affari. Si tengono tutti. Sono anche in Parlamento i negazionisti della #stragediBologna . Si fanno chiamare patrioti. Ma sono fascisti.
Sul podio dei negazionisti climatici c’è, manco a dirlo, La Verità. Il quotidiano di Maurizio Belpietro solo ieri ha calato un’invidiabile doppietta. Da una parte c’è l’articolo trito e ritrito che ci spiega come “le temperature di questi giorni non siano affatto una novità”, mettendo in fila le giornate calde dell’anno prima, quello precedente, poi ancora, andando a ritroso. In un Paese qualsiasi un giornalista che non sappia distinguere le temperature dal clima verrebbe bocciato a scuola, qui invece si diventa guru.
A braccetto troviamo l’editoriale di Paolo Del Debbio (uno dei volti della nuova Mediaset “non populista” che propaganda Pier Silvio Berlusconi, a proposito) che se la prende niente di meno che con il Times, colpevole di “inzuppare il biscotto in una brodaglia di idee, di ideologie, dati non verificati che gli ha fornito la stampa italiana”. Secondo Del Debbio i giornalisti del Times sarebbero vittime di “una scarsa informazione con equivalente ignoranza e di una malafede che liscia il pelo, non alla scienza del clima ma al clima ecologico-terroristico nel quale ormai siamo immersi” noi giornalisti italiani. “È estate. Fa caldo”, sentenzia Del Debbio.
La questione è chiusa, secondo lui. Sembra di essere tornati ai tempi del Covid in cui i negazionisti ci dicevano che “nessun parente o amico si è ammalato” e quindi il virus non esisteva. Allora si confidava sul fatto che incappare nella malattia (augurandogliela leggera) avrebbero potuto rinsavire ma i fatti ci hanno dimostrato che anche in quel caso il vero negazionista sposta il complotto su altro senza mai fare i conti con una doverosa presa di coscienza.
Negazionisti, dal clima al Covid: due facce della stessa medaglia
Clima e Covid del resto sono la stessa faccia della medaglia: una missione editoriale per chi è terrorizzato dalla fine della pandemia e quindi dalla possibile perdita di lettori e telespettatori. Il nuovo complotto quindi è “il cambiamento climatico che non esiste”. Sempre ieri su Repubblica ha trovato voce il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. “Sono stato poco tempo fa in Giordania e c’era un caldo più che sopportabile”, dice Gasparri che nella sua intervista invita Greta (odiosissimo simbolo del complotto per i negazionisti, esattamente come i virologi in tempo di Covid) ad “andare in Cina”: “Dice che non prende l’aereo, – spiega Gasparri – allora vada in moto… Marco Polo con altri mezzi c’è andato secoli fa, perché lei no? Ha idea di come producono e di quanto inquinano?”.
In questo caso oltre a un velo di negazionismo troviamo anche qualche etto di benaltrismo. “Perché dovremmo inquinare meno per sopravvivere se gli altri inquinano”, è lo schema del ragionamento (suicida) che si ripete. Di “previsioni parascientifiche” scrive anche Giuliano Ferrara su Il Foglio, covo di negazionismo climatico ma liberale. Da quelle parti il cambiamento climatico è il nemico del libero mercato quindi se la prendono, pestano i piedi, vogliono arrogarsi del diritto di fare finta di niente. Lo scorso 24 giugno su Il Foglio si è scomodato perfino il direttore Claudio Cerasa per dirci “altro che siccità. La vera crisi dell’acqua in Italia è ideologica, nata dalla demagogia del bene comune”. Per Cerasa dovremmo preoccuparci meno del clima e più dei rubinetti che perdono per colpa dei comunisti che non hanno lasciato la gestione dell’acqua agli illuminati imprenditori italiani. Un capolavoro.
Fantascienza climatica
Il 5 luglio, sulla prima pagina del Giornale si legge il titolo, a proposito delle morti sulla Marmolada, “Gli sciacalli dei ghiacci” e la frase “i gretini strumentalizzano la strage”. È un classico dei negazionisti: accusare la scienza di “strumentalizzare”, arte di cui vorrebbero l’esclusiva. Nel giro di una sola settimana Il Mattino ha pubblicato ben due interventi. Nel primo l’intervistato ha il coraggio di affermare che i dati dell’Onu sono “sbagliati ed esageratamente caldi in partenza”, spiegando che le informazioni scientifiche sono “diffuse in maniera propagandistica” e che la Terra è calda per via di “cicli millenari e molte speculazioni”.
Nel secondo si legge che “il caldo record non è una novità” ed è condizionato dall‘“influenza dei cicli solari”. La falsa teoria del cambiamento climaticocausato dal sole ha quarant’anni, è stata ampiamente smontata dall’Intergovernmental panel on climate change dell’Onu ma nei giornali italiani continua a sopravvivere. Come spiega Antonio Scalari per Valigia Blu “il negazionismo sfrutta diverse tecniche e argomentazioni. Ma c’è una costante nel suo modus operandi: prendere di mira il consenso scientifico e la sua stessa legittimità.
La presenza di pseudoesperti sui media, che si rivolgono direttamente al pubblico, suscita l’impressione ingannevole che il dibattito, nella scienza, sia ancora aperto”. Il dibattito scientifico invece è chiuso da tempo. Oggi la scienza è certa che il riscaldamento globale sia causato dalle emissioni prodotte dalle attività umane, in primo luogo, dai combustibili fossili. Il mito di un “dibattito aperto” è semplicemente l’esca dei negazionisti per tentare di legittimare posizioni che rientrano nell’alveo della libertà di avere idee false e sbagliate. Da ragazzo, al liceo, avevo un compagno di classe convinto che dei giganti abitassero nel sottosuolo e dominassero il mondo. Nessuno si sarebbe mai sognato di invitarlo a un confronto con un geologo o un gigantologo. Nessuno – nemmeno nei suoi incubi peggiori – avrebbe mai potuto immaginare che fosse invitato in qualità di esperto sui media nazionali. A lui non è successo. Ma altri come lui, evidentemente, ce l’hanno fatta.
(il mio pezzo per @LaNotiziaTweet in edicola)
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