La gentilezza è quell'aura sottile che gli arroganti credono sinonimo di vulnerabilità. In realtà è la glassa che il forte aggiunge per abbellire ogni cosa intorno a sé. Guai a oltrepassarla, vien fuori la pietra.
E poi arriva l'AI 🤓
Le palline di alghe secche si chiamano egagropile. Sono agglomerati di fibre filamentose derivanti dalle foglie morte della Posidonia oceanica, compattate dall'energia delle onde. Dette anche "palle di mare", "palle di Nettuno" o "polpette di mare".
Quando una giunta, un'azienda, un sindacato, un governo o qualsiasi soggetto al vertice di qualcosa esalta i successi e sistematicamente minimizza o ignora gravi mancanze e criticità, sta manipolando la realtà.
Ecco perché va tutto a rotoli #Diritti#Economia#Lavoro#Società
Cioè quei miseri 5 o 6 giorni tra i 25 giorni al mese in cui guidano anche 7ore in una situazione delirante di traffico e svolte assurde e strettoie che manco con le ali ci passiamo. Ciao da una autista che sta sbroccando.
Mo' mi licenziano pure per aver detto sta cosa. Bye bye
@bravimabasta Hai sbeffeggiato l'isteria dei bolognesi per i cantieri del tram a Bologna, concordo. Ma per favore fallo un post sull'esaurimento nervoso degli autisti dei bus, costretti a studiare le millemila deviazioni/mese nel loro tempo "libero" prima dei turni guida.
In tv parlano del terribile omicidio, forse a sfondo razziale, del giovane #Bakari perpetrato da una baby gang. Oggi un pazzo scatenato ha falciato innocenti a Modena, italiano di seconda generazione. È tutto agghiacciante. Dovunque guardiamo solo odio.
#ItaliaQuartoMondo
Tutti ma proprio tutti danno consigli basandosi sulla propria esperienza, individuale e ottusa. #LunicoConsiglio che conta è quello di chi, prima, ha saputo mettersi nei tuoi panni. Rarissimo
Tutti i venerdì vorrei vedere i riflettori poetici ma veritieri dei servizi di #propagandalive sugli ultimi e i dimenticati italiani.
Parlatene di più, molto di più. Meno #xenofilia 🙏
Conseguita anche la pat E il datore mi dà il turno mensile privo delle linee dei bus che dovrò guidare, tra centinaia di linee assegnabili, ma ne conosco solo una trentina. Punto di rottura tra il mio modo di lavorare preparandomi a dovere e il modo in cui siamo gestiti in #Tper
Io ve lo dico #ciclisti che sfrecciate col rosso, la vita vale più dei vostri mood giovanili da immortali. Oggi ne ho schivati 2, solo grazie ai miei riflessi pazzeschi che sempre ringrazio 🙏
Raga bici contro bus voi morite, lo dovete capire cribbio!
#Bolognagiunglasustrada
Guardate questa immagine. E per un istante abbassate la voce.
Mentre quaggiù continuiamo a consumare il vecchio teatro dell’odio, delle guerre, delle miserie nazionali e delle vanità di potere, lassù quattro esseri umani ci restituiscono la sola verità che conta: siamo tutti figli dello stesso minuscolo mondo sospeso nel buio.
Da quella distanza scompaiono i confini, impallidiscono le bandiere, diventano ridicole le nostre furie, le nostre superbie, le nostre continue pretese di grandezza.
Resta soltanto la Terra: piccola, bellissima, vulnerabile.
E allora bisognerebbe dirlo con la severità che il tempo impone. Ogni guerra è una prova di stupidità umana. Ogni pace è una prova di civiltà. Noi non siamo i dominatori dell’universo. Siamo appena gli abitanti provvisori di un granello luminoso nel silenzio cosmico.
Ed è scandaloso che, davanti a tanta grandezza, l’uomo riesca ancora a scegliere la barbarie.
L'idea di un ritorno all'abbattimento drastico dei consumi non dispiace, ce l'ho come imprinting dato che nascevo durante l'#austerity del 1973.
Tutti a piedi 🚶♂️🚶♀️🚶
Il cul de sac
La Meloni ha perso il referendum. E adesso?
Le opzioni sul tavolo sono tre. Tutte brutte. Nessuna indolore.
Prima opzione: elezioni anticipate. Sciogliere le Camere, andare al voto, capitalizzare quel che resta del consenso prima che si sgretoli del tutto. Problema: con questa legge elettorale, sull’onda lunga della sconfitta referendaria, rischia di prendersi una mazzata storica. Lo sa lei, lo sanno i suoi. Potrebbe tentare di modificare la legge elettorale prima del voto, cucirsi addosso un premio di maggioranza su misura. Un colpo di mano che in tempi normali sarebbe già spregiudicato. In questo momento, con il paese che ti ha appena detto no, sarebbe la fine. La reazione non aspetterebbe nemmeno le urne.
Seconda opzione: il mini rimpasto. Buttare in discarica gli impresentabili, quelli con i rinvii a giudizio, le gaffe, le indagini che puzzano. Sostituirli con figure meno chiacchierate, più grigie, più presentabili. Tirare a campare fino alla scadenza naturale della legislatura. Sembra la scelta più saggia. Nella realtà è un consumarsi lento, giorno dopo giorno. Ogni scandalo che riemerge, ogni figuraccia in Europa, ogni decreto raffazzonato porta via un pezzo di credibilità. Arriveresti alle elezioni del 2027 con la sconfitta già scritta in tasca, senza nemmeno la dignità di averla cercata.
Terza opzione: non fare niente. Restare ferma. Galleggiare. Sperare che qualcosa cambi, che l’opposizione si divida, che un evento esterno rimescoli le carte. La più probabile, conoscendo la Meloni. La più pericolosa.
Perché il punto vero è un altro. La Meloni non è più sola al tavolo da gioco. Non è lei a dare le carte. Il referendum le ha tolto quell’aura di invincibilità che teneva gli alleati in riga. Salvini tace, e quando Salvini tace bisogna preoccuparsi. Tace perché sta contando. Contando i voti, contando le poltrone, contando le possibilità.
C’è poi il piccolo dettaglio dei parlamentari. La XIX legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022. Il diritto al trattamento pensionistico, per chi è al primo mandato, matura dopo quattro anni, sei mesi e un giorno. Il 14 aprile 2027. Manca un anno. Sciogliere le Camere adesso significherebbe far perdere a centinaia di deputati e senatori i contributi versati in quasi quattro anni di legislatura. Soldi bruciati, futuro previdenziale cancellato. Provate a chiedere a un parlamentare di votarsi contro la propria pensione per fare un favore alla premier.
Insomma, la Meloni si è infilata in un vicolo cieco di rara eleganza. Qualunque strada scelga, porta a una sconfitta. Cambia solo la velocità con cui ci arriva. Credo che in questi giorni non la vedremo col suo sorrisino sprezzante. Credo che la vedremo molto poco in giro. Quando la vedremo, cercherà di parlare d’altro. Di immigrazione, di sicurezza, del solito nemico esterno da dare in pasto al pubblico.
Il referendum le ha detto una cosa semplice. Il paese non è tuo. Non lo è mai stato.