@g_caprotti@luigi_rubinelli@mgasbarrino Quando il discount vince sulla qualità percepita, non sta cambiando il supermercato.
Sta cambiando il potere d'acquisto delle persone.
@maurorizzi_mr Il risanamento era necessario.
La domanda è quanto sia stato pagato e da chi.
Perché i numeri e le persone non sempre raccontano la stessa storia
About 90% of the heat from human-generated global warming is stored in the ocean.
Parliament protects the ocean with laws against emissions and demands for urgent EU action.
Learn more: https://t.co/TWAIsFKAP1
Il problema principale dei data center non è l’energia ma l’acqua. Sui consumi energetici ho meno preoccupazioni: la capacità di aumentare la produzione di energia, soprattutto da fonti rinnovabili, è superiore alla crescita attesa della domanda. Naturalmente servono investimenti, reti, accumuli e autorizzazioni più rapide ma i progressi del prossimo futuro saranno straordinari. Ma l’energia si può produrre di più. L’acqua, invece, no. O almeno non nello stesso modo. L’acqua è disponibile in quantità limitate, in luoghi specifici e in momenti specifici. È stagionale, territoriale, contesa tra usi diversi: famiglie, agricoltura, ecosistemi, industria. Per questo il tema dei data center va affrontato prima di tutto come problema di compatibilità idrica locale. La soluzione però esiste. Primo: i data center più intensivi nell’uso di acqua non devono essere localizzati in aree già soggette a stress idrico. Secondo: l’acqua potabile deve essere l’ultima risorsa, non la prima. Prima vengono acqua riciclata, acque reflue trattate, acqua industriale non potabile e sistemi di raffreddamento a circuito chiuso. Terzo: bisogna accelerare sulle tecnologie di raffreddamento che non disperdono acqua. I sistemi closed-loop, ad esempio, possono usare acqua o altri fluidi in circuito chiuso, riducendo drasticamente il consumo netto. Possono richiedere più energia, ma se l’energia è più espandibile dell’acqua, in molte aree questa è la scelta giusta. Quarto: anche l’innovazione nei chip è decisiva. Chip più efficienti, che generano meno calore a parità di capacità computazionale, riducono direttamente il fabbisogno di raffreddamento. Quinto: serve una vera “neutralità idrica locale”. Non basta compensare il consumo d’acqua altrove. Se un data center preleva da un certo bacino idrico, deve ridurre o compensare l’impatto nello stesso territorio. La regola dovrebbe essere semplice: dove l’acqua è abbondante, si può ottimizzare anche l’energia; dove l’acqua è scarsa, l’ottimizzazione deve minimizzare l’acqua. La crescita dell’intelligenza artificiale e del cloud non va fermata. Va governata. I data center possono essere compatibili con la sostenibilità, ma solo se smettiamo di considerarli infrastrutture “digitali” separate dal territorio. Sono infrastrutture fisiche, consumano risorse fisiche, e devono rispettare vincoli fisici. L’energia si può aumentare. L’acqua va protetta.
@Limbolimbo18 Chi vede complotti ovunque smette di capire la realtà.
Chi non vede mai interessi dietro le decisioni smette di capirla allo stesso modo.
La verità vive nel punto più scomodo.