Dal 1990 in Italia, al netto dell' inflazione, i salari si sono ridotti del 6,6% Anche per responsabilità delle nuove tipologie di contratti.
Nello stesso periodo nell' area OCSE i salari sono cresciuti del 32%.
Non vi fate distrarre. Questi sono i problemi reali.
Sparare alle spalle persone che sono in fuga, e in fuga con tutta evidenza, non è difesa. Tanto meno legittima.
La legittimazione della giustizia privata - in sintesi, ciò che stanno provando a fare esponenti della maggioranza di governo - è la fine dello stato di diritto.
Si assumano la responsabilità di questa nefandezza.
Pochi minuti dopo, il ministro Nordio ha chiamato in diretta @CartabiancaR4 per smentire, e soprattutto per lamentarsi del livello delle indiscrezioni trasmesse sul suo conto.
@SigfridoRanucci era stato ineccepibile nel presentare la questione, ma evidentemente il ministro mal tollera il giornalismo d'inchiesta.
E giustamente @rulajebreal rileva che il ministro è stato tempestivo nell'intervenire sulle notizie sul suo conto, ma molto meno tempestivo nell'accertare i presupposti per la grazia a Minetti.
#esemprecartabianca
La responsabilità istituzionale del procedimento di richiesta di grazia è del ministro della Giustizia: è il ministro che riceve l’istruttoria svolta dagli uffici giudiziari competenti, valuta il fascicolo e formula il proprio parere sulla domanda di grazia.
Il Quirinale non svolge accertamenti diretti, non ha poteri ispettivi.
Quindi, dev’essere Nordio a chiarire se ci sono state omissioni o forzature nella concessione della grazia a Minetti. Di certo, ancora una volta il ministro ha messo in imbarazzo il Capo dello Stato. Forse la grazia sarebbe stata comunque concessa, ma la necessità di un supplemento di indagine rende palese che l’istruttoria non è stata ineccepibile.
(post lungo)
Sono stato iscritto all'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, praticamente da quando ero in fasce.
Poi a un certo punto non avevo rinnovato la tessera per le posizioni del presidente — segretario, non so come si dica — Pagliarulo sulla guerra in Ucraina, quando aveva spiegato che gli ucraini erano diversi dai nostri resistenti perché venivano da un paese con battaglioni fascisti e perché era un paese corrotto, e via di vulgata putiniana.
Ora: anche noi nel '43 venivamo da un Paese che fino a dieci secondi prima era fascista, e in quanto a corruzione, oggi come allora — se ogni paese corrotto e con battaglioni fascisti dovesse essere invaso da uno ancora più corrotto — avremmo i russi a Pisa, o a casa di Vannacci, o a Palazzo Madama. A braccetto con chi lo occupa.
Non ero più iscritto.
Poi sono andato a una serata a Dongo, paese che ancora ieri è tornato agli onori della cronaca per quattro teppisti che facevano il saluto romano e sono stati trattati come meritavano.
Sono andato all'ANPI di Dongo a parlare della deriva dell'informazione in questo paese, del retequattrismo, di come questa degenerazione della cosiddetta informazione sia un attacco alla democrazia — e ci torno su questo tema alla fine, se avete la pazienza di seguirmi.
Al termine di quella serata bella, divertente, che mi ha arricchito, anche come gesto di appartenenza a una comunità e a un'associazione che è più forte di chi la governa in questo momento, ho ripreso la tessera.
E quindi penso di poter contribuire da iscritto all'ANPI al dibattito in corso su quello che è successo ieri e su come i pagliarulismi talvolta siano un meraviglioso assist per chi vuole male all'antifascismo e alla democrazia.
I fatti di Milano contro la Brigata Ebraica, quelli di altre città contro gli ucraini, debitamente fomentati anche dalle forze dell'ordine che per esempio a Milano hanno gestito — così diceva ieri Radio Popolare, e io ci credo — l'ordine pubblico in modo da favorire l'incidente: tutto ciò dimostra che questo modo di decidere chi entra e chi no in corteo è quantomeno inefficace. E non mi rappresenta.
Non mi rappresenta chi sbatte fuori la Brigata Ebraica, o fa in modo che possano farglielo fare anche strumentalmente, o chi urla "saponette mancate", confondendo le bandiere di Israele con quelle partigiane. Che hanno lo stesso simbolo. E comunque le saponette manco con Netanyahu, antisemiti che non siete altro.
Si dirà: c'erano provocatori.
Certo, ci sarà stato qualcuno che è andato per provocare, ma l'intelligenza politica, ove sopravviva ad altri obiettivi di piccolo cabotaggio, fa sì che nelle provocazioni non si debba cadere.
Lo stesso ragionamento vale per le bandiere ucraine: al netto dell'anziano bullizzato da quattro ragazzotti fascistoidi, come è successo a Bologna, o di chi come me pensa e ribadisce che certo, cazzo, quella ucraina è resistenza contro i fascisti, e lo dirò sempre, c'erano anche quelle di chi mai è andato in manifestazione e cercava a favore di telecamera qualche anima bella che ha nostalgia di Putin.
Ma è strumentalizzazione contro strumentalizzazione, e comunque sono beghe di politica interna che non dovrebbero essere regolate nella piazza antifascista. Noi per primi.
Temo che l'unico modo per elaborarle, e disinnescarle, sia fare l'amore con le nostre contraddizioni. Vaccinarci contro l'intolleranza, schierandoci, persino, per un giorno, accanto a chi la pensa diversamente in politica estera ma come noi ha i fascisti italiani sul gozzo.
È il sale della democrazia.
Altrimenti siamo nel campo di un nuovo fenomeno, il pagliarulismo, magari non così nuovo: quello di militava in Rifondazione e le ha perse tutte — tranne quella bella vittoria di far cadere il governo Prodi — e oggi parrebbe voler usare un'associazione valoriale per virare l'antifascismo verso un programma politico che ha sfasciato la sinistra italiana non meno degli estremisti di centro á la Renzi.
Chi ha permesso una specie di dittatura della minoranza, ieri, non solo sbaglia concretamente nella gestione della piazza di cui si è intestato la responsabilità, ma soprattutto consente a quell'informazione deviata — quella di cui parlavo prima, cavalcata immediatamente dalla presidente del Consiglio e dai suoi ascari — di cancellare dalla memoria collettiva non solo le centinaia di migliaia di persone meravigliose che festeggiavano la caduta del fascismo e mettevano in guardia contro i fascismi eventuali prossimi venturi, o anche, purtroppo, contemporanei, ma persino il fatto che a Roma hanno sparato a due manifestanti. Sparato.
Ora immaginate se fosse successo il contrario, se contro due manifestanti di destra fossero stati esplosi colpi di pistola. Ma ne parliamo solo tra di noi. Perché la situazione dell'informazione in Italia è comatosa. E ci sembra normale. Non lo è. È un'emergenza democratica.
Delle due l'una, la prossima volta.
Offrire un assist a questo tipo di propaganda scacciando ucraini ed ebrei — arrivo a dire Forza Italia, a cui potremo chiedere conto della loro sfilata la prossima volta che voteranno una legge fascista come il decreto sicurezza.
Oppure sovrapporre un minimo di intelligenza politica alle nostre azioni di pancia e festeggiare la presenza nel perimetro democratico di gente con cui non prenderemmo un caffè, o con la quale non voteremmo mai in Parlamento, di cui mai porteremmo la bandiera?
Perché anche questa faccenda delle bandiere è complicata: tolte forse quella fascista e quella nazista, chi ha cittadinanza?
Quella iraniana, per esempio: quale va bene? Quella dello Scià, che era un oppressore del popolo, o quella del regime attuale, che ha appena ammazzato trentamila, quarantamila persone?
Si dirà: quindi sei d'accordo con Trump sull'attacco all'Iran. Ma certo che no. Così come non sono d'accordo che qualcuno vada in Venezuela a rapire il presidente di un regime, anche se è un regime, perché l'America non è il poliziotto del mondo. L'imperialismo non va bene comunque: non va bene se lo fanno gli americani, non va bene se lo fanno i russi.
Tornando quindi all'inizio: dobbiamo smetterla di essere utili idioti del retequattrismo, come avrebbe detto Lenin (certo che cito Lenin: per me "comunista" non è una brutta parola, sono un comunista emiliano, e i comunisti hanno salvato mio padre dal lager).
Dovremmo, invece, essere utili intelligenti, capaci di gestire la nostra battaglia per salvaguardare — anzi ripristinare compiutamente — la democrazia in questo paese. Non cadere nelle provocazioni, non farle, e soprattutto evitare di prendersela con un anziano bullizzandolo senza conoscerne la storia, e senza conoscere la storia.
Questo perché: 1) È sbagliato. 2) Ci aprirà Bruno Vespa.
Ci vediamo l'anno prossimo, magari Liberati.
C'è un piano dell’esecutivo per diventare più forte e sbarazzarsi di tutti gli elementi di disturbo: “Né magistrati rompiscatole, né giornalisti rompiscatole”. Così Sigfrido Ranucci, citando cifre e cronaca vera, spiega l’attacco in atto contro media e magistratura da parte del governo, presentando il suo "Il ritorno della casta. Assalto alla giustizia" (Bompiani).
“Il disegno è più ampio – sottolinea il giornalista di Report – oggi sui social proliferano piattaforme che veicolano contenuti che alimentano l’allarme sociale per giustificare poi la democrazia del controllo”.
Intervista di Giulia Santerini
La legge elettorale è solo l'ultimo tassello di un puzzle normativo composto da premierato, autonomia differenziata e riforma della magistratura. Lo Stabilicum - ammesso che regga ai dubbi di costituzionalità - completa il disegno.
Quale sia il disegno, mi pare del tutto palese.
"la riforma serve a spostare l’equilibrio di poteri a favore della politica, mentre non serve a migliorare l'efficienza dei processi."
#ReferendumGiustizia#VOTA_NO
Matone su Nordio riguardo alla riforma della magistratura: "Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma non si possono dire pubblicamente".
Quindi, tutti loro pensano ciò che Nordio ha affermato espressamente: tra l'altro, che la riforma serve a spostare l’equilibrio di poteri a favore della politica, mentre non serve a migliorare l'efficienza dei processi.
A posto così, grazie.
🔴 "NON SI PUÒ DIRE IN PUBBLICO": Il clamoroso fuorionda della Lega che fa esplodere la "truffa" del Referendum
Se avevate ancora qualche dubbio sul reale obiettivo dell'imminente Referendum Costituzionale sulla Giustizia voluto dalla destra, oggi è arrivata la prova definitiva. Direttamente dall'interno della Lega, ecco un clamoroso autogol che smaschera l'intera propaganda governativa e fornisce ai comitati per il NO la vittoria su un piatto di argento.
Nel video allegato, che sta facendo il giro del web, si sente la deputata leghista Simonetta Matone strigliare il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per aver parlato troppo. Le sue parole sono una pietra tombale sulla campagna per il SÌ:
"Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma non si possono dire pubblicamente perché diamo il là al fronte del NO".
Il tutto prima di essere gelata da un collega che le fa notare la presenza della stampa in sala. 😂
Cosa significa questo per noi cittadini?
È la confessione palese di un segreto di Pulcinella! Anche chi sta spingendo questa riforma sa perfettamente che non risolverà i veri problemi dei tribunali italiani (come la lentezza dei processi o le carenze di organico). La verità (che loro vorrebbero si dicesse solo nei salotti privati), è che questo referendum è un'operazione di potere.
Vogliono venderci la favola della giustizia efficiente, ma l'obiettivo reale è mettere il guinzaglio alla magistratura per garantirsi privilegi, immunità di fatto e magari qualche comodo sconto di pena per i colletti bianchi.
Perché sennò sarebbe stata una riforma fortemente voluta anche dalla P2 e da Berlusconi?
Nordio, semplicemente, ha fatto l'errore di dire ad alta voce ciò che la maggioranza pensa in segreto, terrorizzando la Lega che ora teme (giustamente) la reazione degli elettori.
Non è un caso che i sondaggi più recenti mostrino un elettorato sempre più freddo e diffidente verso questa "riforma". E non è un caso che addirittura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia dovuto intervenire a più riprese, con la sua consueta fermezza, per ricordare l'importanza dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, pilastri democratici che non possono essere smantellati per convenienze di palazzo.
La destra lo sa: la loro narrazione sta crollando. Hanno gettato la maschera e ora hanno paura. Non solo di perdere il referendum, ma di perdere il potere in generale. Dunque quando sarà il momento di votare, ricordiamoci di questo video. La loro giustizia non è la nostra giustizia.
#ReferendumGiustizia #IoVotoNO #AllertaMedia
Questa è la minaccia che squadristi dell' #ICE hanno rivolto alla giornalista #Rai Laura Cappon. Stava facendo il suo lavoro.
L' abuso come regola di comportamento, l' impunità come copertura, la violenza e l' arbitrio spacciate per legalità.
Così nascono i fascismi e i nazismi.
Non passa giorno senza che provi gratitudine per essere nato in Europa. E per avere l’Unione Europea. Ma questa gratitudine non attenua l’angoscia generata da ciò che sta accadendo negli Stati Uniti.
Gli omicidi dell'ICE sono un messaggio politico: le istituzioni democratiche sono più fragili di quanto si voglia ammettere, e l’autoritarismo agisce senza rendere conto. Nemmeno la diffusione di prove inconfutabili — come i video che tutti abbiamo visto — basta a impedire che il potere riscriva la realtà.
Perché prestarci così tanta attenzione da qui, dall’altra parte dell’Atlantico? Perché il modello americano è l’espressione di un’internazionale dell’autoritarismo che vede nell’Europa un ostacolo strategico, politico, culturale.
E perché i semi dell’autoritarismo sono già piantati da tempo anche in Europa, che è già teatro di una guerra cognitiva feroce. Soprattutto in Italia, dove l’ecosistema informativo è molto fragile e la propaganda erode ogni giorno la fiducia nelle istituzioni e nella democrazia.
Capire cosa sta succedendo negli Stati Uniti serve a riconoscere i prodromi dell’autoritarismo e rafforzare gli anticorpi necessari per contrastarlo. Perché la democrazia non si difende da sola e non si difende per inerzia.
Inoltre, non posso fare a meno di chiedermi quanti di noi avrebbero il coraggio di opporsi se, anche qui, l’autoritarismo smettesse di essere un’ipotesi? Se il prezzo non fosse solo una polemica, ma un licenziamento, un’indagine, la fine di una carriera - o la vita? Faremmo un passo avanti sapendo che potrebbe costarci tutto, come è costato ad Alex Pretti?
@CarloCalenda Manca il numero identificativo sulle uniformi! Dato il clima che questo Governo ha contribuito a creare non è più possibile procrastinare!