Oggi gli italiani si dividono in due gruppi: quelli che hanno sempre pensato che Trump fosse un coglione, e quelli che l'hanno scoperto ieri. Poi c'è Borghi.
Ci sono caduti tutti, il governo la Meloni, i ministri, i leader europei che hanno espresso solidarietà, i “giornali col botto” (Trump è un coglione), perfino lo stesso Trump, tratto in inganno da La7. Tutti, tranne lui. Borghi è l’unico al mondo a non essere caduto nella trappola. Buon per lui, che altro dire ?
Non mi ricordo chi disse “Adesso arriva Trump e vedrete che le cose cambieranno”.
E lui intendeva “in meglio”
Mó quello li piglia a calci in culo.
Spetta, chi era il genio?
Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno.
A dieci anni dal voto per uscire dall’Unione europea, quasi il 60% dei britannici pensa sia stato un errore.
Chi crede che sia stato giusto uscire è circa la metà (30%).
Lezione per i sovranisti: quando manca il funzionario di Bruxelles da incolpare, le colpe restano a te.
Maddalena Montecucco si è ritrovata - suo malgrado - in un'edizione assolutamente impossibile del Tg Sport di oggi (18 giugno) che è durata solo 4 minuti e una manciata di secondi (rispetto alla solita durata che va oltre i 10 minuti).
La storia dei vasconi del Lincoln Memorial. A Trump piaceva che l’acqua fosse blu scuro e ha speso 14 milioni di dollari del contribuente. Succede che la vernice scura ha alzato la temperatura e riempito l’acqua di alghe e adesso non sanno bene che fare.
Escono dalla finestra e rientrano comodamente dal portone principale, magari con il tappeto rosso. La vicenda di Giusi Bartolozzi è il ritratto perfetto di come funziona il potere reale in Italia, al di là dei proclami da campagna elettorale e dei finti "repulisti" di facciata.
Facciamo un attimo il punto, perché la dinamica è quasi comica se non fosse istituzionalmente imbarazzante. Solo tre mesi fa la "zarina" veniva allontanata dal Ministero della Giustizia dopo lo scivolone sui magistrati-plotone d'esecuzione. Finita? Macché. Oggi la ritroviamo già pronta a traslocare a Palazzo Chigi come consigliera giuridica del ministro Foti per i dossier UE e PNRR. Una riabilitazione lampo che puzza lontano un miglio di "salvataggio strategico".
La tempistica è tutto. Il CSM aveva già deliberato il suo rientro in magistratura come giudice distrettuale a Roma. Ma rivestire la toga, per legge, avrebbe significato un blocco di due anni per qualsiasi altro incarico fuori ruolo. Ed è qui che scatta il capolavoro della burocrazia politica: il Ministero della Giustizia congela il decreto di rientro per due mesi, bloccando tutto il tempo necessario a far arrivare il "salvagente" di Foti. Formalmente è ancora distaccata a via Arenula, nei fatti si sposta solo di qualche stanza del potere. Il tutto a titolo gratuito per le casse di Palazzo Chigi, certo, ma con lo stipendio da magistrato garantito dai contribuenti.
Ma la vera chiave di lettura non è la solidarietà politica, è la paura. Bartolozzi è l'unica rimasta formalmente nei guai per il caso Almasri (il generale libico rispedito a casa), dopo che la Camera ha blindato Nordio, Piantedosi e Mantovano. E le sue parole al Corriere suonano ancora come un avvertimento pesantissimo: "Ho solo eseguito disposizioni, Nordio era informato di tutto".
Tradotto: la Bartolozzi sa troppo, e lasciarla tornare a fare il giudice con il dente avvelenato e un processo alle porte sarebbe stato un suicidio politico per l'esecutivo. Meglio blindarla a Palazzo Chigi, tenerla vicina e "protetta".
Mentre a Delmastro – finito anche lui nel tritacarne – è stato negato persino un posto in Commissione Giustizia per ragioni di opportunità, per la Bartolozzi l'opportunità politica si piega alle esigenze di autoconservazione del governo. Le regole, in fondo, si applicano per i nemici e si interpretano (o si aggirano con decreti fantasma) per gli amici che sanno troppo.
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