83 punti
9 rimbalzi
3 assist
2 stoppate
2 palle rubate
31 punti nel primo quarto
43 punti all’intervallo
62 punti a fine terzo quarto
20/43 al tiro
36/43 ai liberi
Triplicato negli ultimi minuti da Washington che non voleva fargli battere il record��
Bam Adebayo, questa notte, ha realizzato la seconda prestazione di sempre superando gli 81 punti di Kobe, inserendosi al secondo posto dietro solamente ai 100 di Chamberlain.
83 punti di Adebayo sono una delle cose più randomiche accadute negli ultimi anni.
Se ad inizio anno avessero chiesto “Chi secondo segnerà 83 punti in questa stagione?”, e qualcuno non avesse risposto Doncic, o Shai, o Giannis, o Edwards, o Brown, o Mitchell, o Leonard, o Durant, o Jokic, o Booker, sarebbe stato mandato a farsi vedere da uno bravo.
E invece c’é riuscito Adebayo, che prima di oggi aveva segnato al massimo 41 punti in una partita, uno che in carriera viaggia a 16.1 punti di media, uno probabilmente migliore come difensore che come attaccante, che però questa notte ha avuto una di quelle serate in cui avrebbe fatto canestro tirando anche delle madonne.
Ha pianto, é corso ad abbracciare sua madre, e, stando ai rumors, in questo momento non é ancora tornato a casa dopo aver detto “Vado a bere qualcosa coi ragazzi per festeggiare”.
Applausi per BAM.
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale.
72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla.
72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte.
72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”.
72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate.
Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.
72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
Ma per lui, “praticamente non c’è”.
72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali.
72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street.
72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%.
Ma per lui, il 100%.
72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti.
E il mondo, in silenzio, ha guardato.
Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese.
72 minuti.
E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano.
Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio.
Benvenuti nel 2026.
#Davos #Trump
Febbraio 1984. John Stockton racconta: "Era il mio anno da rookie e giochiamo in casa contro Boston. Prima della partita Larry Bird si avvicina alla nostra panchina e provocandoci dice: 'Oggi mi sento che segnerò 43 punti', e se ne va. La partita inizia e a fine terzo quarto è a quota 43 punti segnati... Poi ha chiesto il cambio e non è più entrato".
Dicembre 1989, Larry Bird sta tirando col 96% dalla lunetta. Boston è in trasferta a Los Angeles contro i Clippers. Due tiri liberi per Bird. Dietro il canestro vengono aperti cinque poster giganti di donne semi-nude per distrarlo. Larry sorride. 2 su 2. Com'è finita quella partita? Ha vinto Boston di 1 grazie ad un 2 su 2 ai liberi di Bird a 2 decimi di secondo dalla sirena.
Giugno 1992, amichevole tra giovani del college e il Dream Team prima delle Olimpiadi. Jamal Mashburn racconta: "Stavamo vincendo noi giovani, poi ad un certo punto Rodney Rogers, dopo un tiro corto di Bird, gli dice 'Ormai non fai un canestro da fuori dall'84'... Noto subito con la coda dell'occhio che Magic e Jordan scuotono la testa: come se sapessero già capito cosa sarebbe accaduto. Nelle successive 9 azioni Magic ha sempre passato il pallone a Larry che prima di tirare diceva a Rogers come avrebbe fatto canestro. Ha fatto 9 canestri di fila. Poi, zoppicando, ha lasciato il campo ed è andato a sdraiarsi a pancia in giù: l'unica posizione in cui non gli faceva male la schiena. A quel punto si è rivolto a Rogers dicendo 'Hey Rodney, lo sai che sembri uno dell'84?'... Gli ha detto che sembrava un giocatore di 8 anni..."
Gennaio 2006, Larry Bird è presidente degli Indiana Pacers, Peja Stojakovic racconta: "Perdiamo a Washington segnando la miseria di 79 punti, una partita orrenda, non entrava nulla, forse abbiamo tirato col 15% da tre. Il giorno dopo, all'inizio dell'allenamento, mentre facciamo stretching, arriva Larry Bird (allora 50 anni), prende un pallone e inizia a tirare da tre. Fa 20/20. Era in maglione, pantaloni e mocassini. Poi mette il pallone a terra senza dire neanche una parola, sgranchisce la schiena e se ne va".
Se state cercando la risposta alla domanda "Ci sarà mai un altro come Larry Bird?", la risposta è e sarà sempre NO.
Oggi compie 68 anni uno dei più incredibili giocatori, tiratori, passatori, agonisti, provocatori, talenti, che si siano mai visti su un campo da basket.
Buon compleanno Larry.
@rprat75 Buongiorno Riccardo, ma possibile che non si accorgano delle diverse tempistiche di recupero tra essere operati in Europa o negli states? A me tutto questo sembra incredibile....