The tens of thousands of innocent Ukrainians Russia has murdered under Putin's command will have no incredible stories and their families will have only memories of them. What a disgrace, these worms supposedly representing America.
Un foglio di carta e una matita, questi decidono i destini del mondo come se andassero a un concorso alle Poste.
Un foglio di carta e una matita è tutta la preparazione dell'incontro che dovrebbe portare la pace in Europa.
Ci credo che poi dicono solo cazzate.
One year ago today: The #Cowboys and #Packers pulled off a blockbuster trade, sending Micah Parsons to Green Bay...
Here’s a look at what that trade has become one year later:
Shiyazh Pete, the first Navajo to sign an NFL contract, soaks up the love from the thousands…and I mean several thousand, fans following the @dallascowboys game in Arizona @AZCardinals Those fans stood on their feet seem the time he entered the game in 4th qtr thru postgame
Per chi non si beve tutto.
Mentre gran parte del giornalismo italiano si esercita nell’antica arte del copia-incolla da agenzie ONU e comunicati di Hamas, c’è un giornalista in Rai che ha deciso di non farsi dettare la linea da Ramallah. Si chiama Giovan Battista Brunori, e oggi è una rarità: uno che ha ancora la schiena dritta.
Capo della sede RAI a Gerusalemme, Brunori ha fatto qualcosa che nel 2025 equivale a un atto di insubordinazione: ha mostrato Gaza da un altro angolo, quello scomodo, quello che smentisce le lacrime facili e la propaganda prefabbricata.
Quando il Tg1 ha disturbato la narrazione
La settimana scorsa, il suo servizio per il Tg1 ha fatto tremare più tastiere che razzi. Le immagini? Scorte di aiuti umanitari marcite al sole perché “nessuno andava a ritirarle”.
La frase? Tagliente come un referto:
«Il cibo a Gaza sta avariando perché non ci sono organizzazioni che lo vanno a prendere.»
Apriti cielo. Le ONG si sono stracciate le vesti. La sinistra ha invocato la gogna.
La Rai? È corsa ai ripari con una replica del Tg3, in pieno stile “scusate il giornalismo”.
Ma Brunori non ha indietreggiato. Perché il giornalismo, quello vero, non chiede il permesso prima di disturbare.
Sul campo, non su Zoom
Giovan Battista Brunori non racconta Gaza da un bar di Ramallah o da un attico romano.
Nel 2024 era tra i pochi a documentare l’attacco del 7 ottobre, le infiltrazioni di Hamas, le case distrutte degli israeliani di Netiv HaAsara, a due passi dal confine.
Mentre altri parlavano di “resistenza”, lui mostrava famiglie sgozzate, villaggi assaltati, bambini presi in ostaggio.
Un crimine? No. Un servizio pubblico.
Ma questo oggi basta per finire nella lista nera degli “squilibrati filo-israeliani” (copyright collettivi studenteschi).
La colpa di raccontare tutto
Brunori non si limita a un copione. Non chiude gli occhi dove serve.
Nel caos informativo della guerra Israele-Gaza, è uno dei pochi a non affidarsi alle infografiche dell’UNRWA e ai pianti in slow motion rilanciati da Al Jazeera.
E questo lo rende pericoloso. Perché chi racconta tutto, rompe l’incantesimo.
Non c’è spazio per i “Mr. Fafo”, i martiri ricorrenti da Instagram, quando si mostra la realtà nuda: tunnel sotto gli ospedali, miliziani travestiti da soccorritori, aiuti bloccati da Hamas per esigenze belliche.
Il problema? È difficile smentirlo
Brunori ha un curriculum da campo: Afghanistan, Iraq, Libano, Ucraina.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi (1998), il Premio Feniks (2021) e quello Delio Costanzo (2024).
Ma il suo vero trofeo è l’indipendenza.
Non lavora per far contenti i partiti. Né le ambasciate. Né le piazze.
Parla arabo. Conosce la storia. E quando va in onda, non ha bisogno di urlare per dire cose gravi.
In un mondo dove la verità è soggetta al sentiment, Brunori è rimasto fedele alla sostanza.
Non piacerà a chi cerca eroi prefabbricati e vittime su commissione.
Ma è l’unico in Rai che ancora ti fa cambiare canale perché dice troppo, non perché dice poco.
E oggi, questo, è rivoluzionario.
Chi non si inginocchia alla propaganda, chi ha ancora fame di giustizia, ti guarda e ti dice: vai avanti. Perché oggi, raccontare la verità è un atto di coraggio.
@LuigiGiliberti2
Vprašam ChatGTP: “Kaj je za državo ugodneje, da nekdo prejema polno pokojnino in še dela, ali da prejema polno pokojnino in ne dela?”
Odgovor: “Za državo je ugodneje, da prejema polno pokojnin in še naprej dela, kot da prejema polno pokojnino in ne dela.” Zakaj nasprotujete?