Il centimetro nella Storia di Larissa.
Quel centimetro in più rispetto a Fiona. Quel record italiano che è sempre stato più grande di lei, in tutti i sensi. Perché non era nemmeno nata quando mamma Fiona May volava a 7,11 metri il 22 agosto del 1998 agli Europei di Budapest. Larissa viene al mondo nel 2002, con l'atletica ha un rapporto di diffidenza, se ne respira troppo in casa tra madre e padre, Gianni Iapichino ex azzurro del salto con l'asta, non ne vuole proprio sapere. Da ragazzina vuole trovare una sua strada, è riservata, non sopporta i compagni di scuola che la prendono in giro per lo spot delle merendine girato quando aveva quattro anni, una pubblicità familiare che piace a tutta Italia ma non a lei. Preferisce dedicarsi per otto anni alla ginnastica, fino a quando da sola, in autonomia, sceglie di rispondere al richiamo dell'atletica che aveva lasciato in un angolo del cuore. Si sente matura, per saltare ma soprattutto per reggere il confronto con una madre supercampionessa.
Sa che il paragone glielo rinfacceranno tutti, inevitabile, ma sa di avere le difese per affrontarlo. Perché è introversa ma non vuol dire che non sia forte. Larissa porta avanti la bandiera della sua generazione, ragazzi e ragazze che non ambiscono ad essere supereroi, che abbracciano le fragilità come parte della normalità, che soprattutto non si pongono limiti. Successi e delusioni, sorrisi e lacrime, stati di euforia e dubbi di autostima. Ha attraversato tutto negli ultimi anni la 23enne Iapichino, quando non si allena tuffa la testa nei libri universitari, la facoltà di Giurisprudenza l'ha scelta per vedersi in futuro un avvocato che difende i diritti. Con la stessa determinazione con cui si è trovata a difendere il rapporto con papà Gianni allenatore, perché nessuno deve permettersi di intromettere nei loro bisticci familiari, smorfie e dinamiche generazionali che di solito restano chiuse dentro il portone delle nostre case ma che per loro diventano pubblici davanti alle telecamere. Perché in pochi sanno che a 18 anni Larissa voleva smettere con il salto in lungo, fino al giorno in cui è andata dal padre a muso duro: io continuo a saltare solo se decidi di allenarmi tu. Larissa è tanto timida quanto "fumìna", in toscano, nelle poche volte in cui sa alzare la voce.
La Diamond League è casa sua, ha vinto due volte il Diamante nel lungo (2024, 2025). Era destino che la misura più importante della sua vita (fino ad ora) la trovasse in un Meeting di Diamond League. Proprio a Eugene sull’Hayward Field, lo stadio culla dell'atletica americana, dove sono nate le scarpe sportive che fanno parte del nostro abbigliamento quotidiano, in quell'America che lei ha puntato come obiettivo ai Giochi di Los Angeles 2024 dopo i 9 centimetri che le hanno negato il bronzo a Parigi 2024. Aveva un conto in sospeso con quella stessa pedana che le aveva regalato una grossa delusione mondiale a 20 anni, nel 2022 finì fuori dalla finale iridata.
Come avversaria principale la stella Tara Davis-Woodhall, oro olimpico e mondiale, una star mediatica insieme al marito Hunter atleta paralimpico, a differenza di Larissa che è single e i social li usa con il misurino.
Vince l'americana, salta 7,13.
Per la Iapichino la misura record è al primo salto: 7,12.
Arriva dietro Tara per un centimetro. Ma con lo stesso centimetro di differenza supera mamma Fiona.
Il record italiano resta in famiglia.
I paragoni continueranno ad esserci, inevitabilmente, ma le sue spalle sono diventate forti e spioventi per lasciarsi scivolare il rumore delle voci.
Un nuovo punto di partenza e non di arrivo. Il record italiano di Larissa, un centimetro per la (sua) Storia, di campionessa e figlia.
📷 @atleticaitalia
"Per anni e anni mi sono sentito dire: parla lui che non ha mai vinto niente.
Un modo sprezzante per liquidarmi. Come se la verità si misurasse in scudetti e coppe. Vincere non è mai stata per me l’unica cosa che conta.
Ho all’attivo solo alcune promozioni, poco rispetto a molti altri miei colleghi, ma non li ho mai invidiati.
Non è vero che vince solo chi arriva primo.
Se hai una squadra in una serie inferiore e sei promosso, hai vinto.
Se hai una squadra da salvare e la salvi, hai vinto.
Se hai un giocatore con dei limiti e lo migliori fino a portarlo in Nazionale, hai vinto.
Se gli trovi un ruolo che non ricopriva prima ed esplode, hai vinto.
Se hai scoperto e puntato su giovani diventati talenti e campioni, hai vinto.”
Zdenek Zeman
@pierpi13 Vero. Ma bisogna anche dire che oggi a 7 anni, ma anche a 8, 10 o 12 una buona parte dei bambini non riesce neanche a correre. Gli mancano del tutto le capacità motorie di base. Non sanno correre, saltare, fare le capriole. Manca l'educazione sportiva di base.
Il disastro delle scuole calcio.
“Ma come possiamo oggi far crescere campioni in Italia se non sappiamo allenare i giovani?
Voi andate a vedere come allenano i bambini adesso...
Io ho portato mio nipote al calcio, me ne sono scappato subito!
Allenamenti alle sei e mezza di sera! D’inverno! Mio nipote ha sette anni!
Venti minuti di giri di campo, gli ostacoli, la corda... dopo un’ora che erano stanchi morti, gli hanno dato 10 minuti di pallone!
Oh! Questo si chiama gioco del pallone! Quindi bisogna dare il pallone ai bambini!
Abbiamo rovinato tutto! Tutto!
Dovevamo creare calciatori con i super fisici, come le nazionali del nord che sono forti fisicamente...
A noi sarebbe bastato continuare a giocare col pallone!
Mio nipote l’ho portato a casa e non l’ho più fatto andare agli allenamenti!
Pensate che i bambini pagano 350/400 euro all’anno per giocare a pallone... ma senza pallone!
Ai miei tempi si giocava davvero a pallone ed era gratis!” Sandro Mazzola.