IL GIORNO IN CUI L’EUROPA POTEVA ESSERE SALVATA (E GLI USA LO IMPEDIRONO)
C’è un video che andrebbe trasmesso ogni sera in prima serata, al posto delle fiction sui preti e le maestre: Pratica di Mare, 2002.
Berlusconi in mezzo a Bush e Putin. Ride, stringe mani, costruisce ponti mentre altri pensavano a scavare trincee.
Quel giorno, la Guerra Fredda finiva davvero. Ma a qualcuno non conveniva.Gli Stati Uniti non hanno mai voluto un’Europa forte, indipendente, pacificata.
Una Germania con la tecnologia e una Russia con le materie prime? L’incubo americano.
Silvio lo aveva capito: "La Russia non è il nemico."
Per questo l’hanno ridicolizzato, processato, abbattuto. Non era un buffone: era troppo avanti.E allora via: divide et impera.
➡️ La guerra in Ucraina? Una guerra per procura.
➡️ La NATO che ci trascina in un conflitto che non è nostro.
➡️ Il gas americano pagato quattro volte quello russo.
➡️ Le armi, i morti, il PIL che crolla.Così si spezza un continente. Così si affama un popolo. Così si distrugge un’alleanza naturale.
Il risultato? Putin vola verso Pechino, e noi ci troviamo con i pantaloni abbassati a comprare gas liquefatto e democrazia a rate.Europa: stai marcendo sotto oligarchi senza patria e politici senza palle.
La Germania rialza la testa? Bene. Ma stavolta, chi comanda? Berlino o Washington? E Silvio? L’unico che aveva osato dire la verità.
Lo hanno chiamato pagliaccio.
In realtà era l’ultimo statista.
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📽️ Riguarda quel video: la storia che non ci hanno voluto far scrivere.
#Berlusconi #PraticaDiMare #FineDellaGuerraFredda #EuropaTradita #SilvioAvevaRagione
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Ad oggi, si può affermare con una certa cognizione di causa che l'operazione israeliana "Rising Lion" sia stata un totale fallimento.
Il programma nucleare iraniano è solo parzialmente scalfito. Il dominio aereo non è sufficiente. Netanyahu non è riuscito a spingere gli Stati Uniti ad entrare direttamente nel conflitto (nonostante l'attacco piuttosto debole, e molto di facciata, ad alcuni siti nucleari iraniani). Israele non può colpire in modo pesante le infrastrutture petrolifere iraniane, troppo importanti per un "peso massimo" come la Cina, che non può essere indispettita più di tanto (visti i tanti interessi economici anche in Israele). Il "cambio di regime" a Teheran è ben lontano dal realizzarsi, a prescindere dallo scongelamento dell'impresentabile Reza Ciro Pahlavi (chi pensa che gli iraniani lo vogliano alla guida del loro Paese ha seri problemi mentali). La diplomazia di Russia, Cina e Pakistan è stata fondamentale, quantomeno per fare capire a Washington che avrebbero partecipato alla partita in caso di un allargamento del conflitto. L'Iran ha ampiamente dimostrato che Israele può essere colpito (anche con una sostanziale facilità) e, al contempo, che non cerca alcuno scontro diretto con gli Stati Uniti (e gli attacchi telefonati alle basi USA nella regione ne sono la prova evidente).
Questa, tuttavia, rimane solo una fase. Se la questione dovesse chiudersi così, la sconfitta israeliana è evidente. Se dovesse continuare, il rischio di un crollo di Tel Aviv potrebbe seriamente portare gli Stati Uniti a correre in aiuto del suo "alleato" (rimane difficile chiamarlo così visti i danni che la lobby sionista ha portato alla politica estera USA).
Daniele Perra