alla fine il potere dell'amicizia non ha funzionato, le bellissime cene non sono bastate. Magari la prossima volta potremmo provare ad avere un progetto calcistico.
"Trump doveva liberarci da un regime che ci costringe a vivere nel medioevo. Ora minaccia di riportarci all'età della pietra", mi aveva detto Sadira, una ragazza di Teheran, la settimana scorsa. Come alienarsi gli iraniani contro il regime
Pastore: “La partita l'avete vista tutti e c'è poco da commentare: sono stati eroici” (Gabriele Gravina). “Erano anni che non si vedeva un'Italia con un cuore così” (Gennaro Gattuso). La mattina del 1° aprile, il giorno deputato agli scherzi, la Nazionale Italiana si scopre più kafkiana del popolo kafkiano per eccellenza, i ceki che almeno loro al Mondiale, dopo 20 anni, ci sono tornati. Se un tuo caro amico nega ripetutamente la realtà spesso soffre di una qualche patologia; però, quando la cosa si accompagna alla malafede e sa di presa in giro, la tentazione di bloccarlo per sempre su Whatsapp è molto forte. Ma come si fa a bloccare la Nazionale?
Bisognerebbe impedirle di nuocere a sé stessa, accompagnando all'uscita certe facce, certi modi di dire, certe usanze calcisticamente preistoriche. Sapere per esempio che essere stati tre fuoriclasse sul campo come Gattuso, Buffon e Bonucci – alfieri della retorica del Gruppo e della politica delle Cene a cui abbiamo misericordiosamente dato credito in queste settimane – non significa automaticamente essere tre fuoriclasse della dirigenza sportiva. Che portarsi Raspadori, Scamacca e Cambiaghi senza mai poterli o volerli utilizzare è un discreto nonsense se alla fine devi fare gol, o anche solo battere un rigore. Che non basta mettere Dimarco a tutta fascia in un 3-5-2 per ottenere lo stesso rendimento dell'Inter, se poi lo fai giocare stabilmente nella tua metà campo, perché nell'Inter è cinque anni che non gioca mai nella sua metà campo (e ci sarà un motivo, abilmente svelato dalla Bosnia: perché va in affanno ogni volta che viene puntato da un qualunque esterno). Che convocare Calafiori primo in classifica in Premier League per impiegarlo in questo modo è come invitare un tennista a giocare a ping pong: sì, magari per cinque minuti si diverte, ma insomma... Eccetera, eccetera, eccetera. Fallisce, di nuovo e ancora più splendidamente, l'Italia dei senza-coraggio e dei senza-carisma, l'Italia della retorica e dell'improvvisazione. L'Italia che nel calcio come ovunque sa solo avere paura, e pretende pure di spiegarti che nel 2026 avere paura è segno di intelligenza. L'immagine simbolo della disfatta di Zenica non è Kean che si mangia lo 0-2 o Bastoni che prosegue nella sua opera di auto-sabotaggio: è il buon Barbarez, un ex pokerista prestato al mestiere di ct, che spazientito fa il segno dell'orologio per le perdite di tempo di capitan Donnarumma al minuto 41, quando eravamo ancora in parità numerica. Tempo venti secondi e saremmo rimasti in dieci: come diceva il poeta, era già tutto previsto”.
Come sempre, De Siervo e chiunque citi a caso il modello americano ignora che la vera cosa che rende il calcio italiano speciale rispetto a qualunque altro è il suo patrimonio culturale, che è estremamente legato al territorio. Anche oggi, quindi, zero motivazioni valide
Cécile è nella prigione di Evin, a Teheran, da tre anni. Il suo governo e il suo paese, la Francia, non sono riusciti a liberarla in tempo. Ieri è stata condannata a 31 anni per spionaggio. La stessa accusa che muovevano a me negli interrogatori, la stessa accusa falsa. Ho il cuore in pezzi
#Rabiot: "Sono rimasto sorpreso quando ho saputo che con il #Milan giocheremo una partita di Serie A contro il Como… in Australia! È completamente folle. Ma si tratta di accordi economici per dare visibilità al campionato, cose che ci superano. Si parla molto dei calendari e della salute dei giocatori, ma tutto questo sembra davvero assurdo. È pazzesco fare così tanti chilometri per una partita tra due squadre italiane in Australia. Dobbiamo adattarci, come sempre" (Le Figaro)
Spero non si dimentichi la Battaglia della Trebbia dell’anno precedente. A Canneto di Gazzola, lungo una strada provinciale che porta a Piacenza, c’è la statua di un elefante cartaginese in memoriam
1/5 Avevo promesso che il due di agosto avrei partecipato al Duemiladuecentoquarantunesimo anniversario della battaglia di Canne e ho mantenuto la promessa.
A Hebron, un gruppo di minorenni ebree innalza uno striscione contro i matrimoni misti: se avete figli con una donna di un’altra religione, cacciateli di casa. A Tulkarem, i ragazzini palestinesi appendono ai fucili le foto degli amici morti e si preparano a sparare contro i soldati israeliani. A Teheran, Abbas piange il cugino impiccato dal regime e prova un misto di paura ed eccitazione per il grande attacco dello Stato ebraico alla Repubblica islamica.
Il libro guarda a tre storie intrecciate tra loro: la radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina e il collasso dell’Asse della resistenza che ha la sua testa a Teheran. E a uno scontro generazionale che è una delle linee di faglia più interessanti di questi popoli. Perché mentre i «pacifisti esausti» tra gli anziani israeliani assistono impotenti alla deriva del proprio paese, una generazione di coloni ragazzini è la più feroce di sempre in Cisgiordania. Mentre in Palestina un padre come Firas crede ancora nella diplomazia e rimpiange i tempi degli accordi di Oslo, il figlio Samih vede nei suoi tre fucili M-16 l’unica risposta all’occupazione. E mentre i vertici della Repubblica islamica tentano di nascondere la propria debolezza, le arrabbiate senza velo sono già diventate troppe per arrestarle tutte.
Tra le voci raccolte nel libro c’è quella di Kanaani, uno dei fondatori dei pasdaran, che oggi si sente solo, perché nell’ultimo anno i suoi amici in Libano, in Siria e in Iran sono quasi tutti morti. E di Bergman, che spiega il successo di Israele nel difendersi dai nemici esterni e il fallimento nel difendersi dal suo nemico interno, l’estremismo armato. E ancora dell’analista Abu Awad che, come la maggioranza dei palestinesi, non crede più alla diplomazia. Come la maggioranza dei palestinesi, non crede sul serio di poter sconfiggere Israele a fucilate. Come la maggioranza dei palestinesi, non si fida dei leader del suo popolo. E punta su una guerra civile interna allo Stato ebraico (che quasi la metà degli israeliani dice di temere). Tifa l’implosione dall’interno di un nemico troppo forte, perché non sa più in che altro sperare.
"I figli dell’odio" si può preordinare sugli store online da oggi
Se per uno sposalizio di un Gigacapitalista americano vengono impiegati la Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Municipale, come fosse un evento pubblico (ricordo che i G7, a cui si è fatto riferimento, riguarda riunioni di capidistato eletti dal popolo), qualcosa evidentemente di anomalo a Venezia si è prodotto. E non si tratta di libertà ma di subalternità ad un potere che si ritiene superiore e senza limiti.
Il corriere della Sera fa le pagelle del matrimonio di Bezos (!?) e nel commentare l'abito della sposa chiude con un "ciao ciao rosiconi", come a intendere che il vero motivo della protesta dei veneziani sia che lui ha i soldi e loro no, lui ha una bella moglie e loro no.
Quest'uomo aveva subito un furto. Ha chiamato la Polizia. Hanno arrestato lui manco fosse Matteo Messina Denaro. Si è suicidato in carcere il giorno dopo. Vedete il video e ditemi se non siamo un Paese perduto. Anzi, come direbbero loro, una Nazione. https://t.co/YnUYPxXVMv